20 gennaio 2019

Come Instagram sta cambiando la poesia

Come Instagram sta cambiando la poesia

Instagram, uno dei social più amati e frequentati dai millennials, è una rete di comunicazione per immagini che dopo il decollo degli ultimi anni ha superato Facebook, ormai in fase di atterraggio sulla pista degli over 40, notoriamente adiacente a quella dei gattini. Come già abbiamo notato, Instagram garantisce uno scrolling più immediato, quasi fulmineo, e fornisce una panoramica-lampo sui nostri interessi: vedi gattini, libri, moda, viaggi, tette, tecnologia, arte, spettacolo… Insomma ce n’è per tutti i gusti. Udite udite, in questo calderone negli ultimi anni ha trovato spazio anche la poesia.

Per stare al passo con le esigenze tecnologiche, ma anche con lo stile di vita condiviso dai social-dipendenti (alzi la mano chi non lo è), la poesia ha cambiato aspetto, canali di diffusione, autori e fruitori.

Partiamo dal primo fattore, l’aspetto: in una vetrina di immagini quale è Instagram, più una poesia è breve e aforistica, con poche frasi a effetto – quindi funzionale allo scrolling – più funziona. Sembra non esserci più tempo per un’analisi attenta di un testo poetico da cui estrapolare significati sottesi, ciò che si chiede alla poesia e ai poeti 2.0 è un’emozione fulminea, qualcosa in cui riconoscersi o da cui farsi ispirare.

«Who you love and who loves you back determines so much in your life

(Lang Leav)

Rupi Kaur

Infatti, se Instagram si colloca in pole position rispetto alla questione, non sono esenti gli altri social network, utilizzati prima che il “social per immagini” si imponesse su tutti e che sono ancora tenuti in considerazione per una comunicazione più trasversale: Facebook, Twitter e soprattutto la piattaforma di blogging Tumblr. Proprio attraverso quest’ultima la poetessa australiana Lang Leav si è ritagliata la sua fetta di lettori iniziando a postare le sue poesie qualche anno fa, prima di realizzare delle raccolte di poesie e disegni che hanno venduto in tre anni oltre trecentomila copie. A oggi conta su Instagram più di quattrocentosettantamila followers e il suo primo romanzo sarà pubblicato a gennaio del prossimo anno con il titolo Love Looks Pretty on You.

Ma la corona di regina di instapoet – così vengono chiamati gli scrittori di poesia sulla piattaforma – va senz’altro alla poetessa indiana Rupi Kaur, sebbene anche lei abbia esordito su Tumblr come autrice. Ça va sans dire,  si parla di una signora appartenente alla Y Generation, ventiseienne, che utilizza il linguaggio poetico sul web per comunicare sensazioni semplici e messaggi profondi. Avevamo già parlato di lei per il suo scatto provocatorio postato su Instagram, che la ritraeva sdraiata sul letto con una macchia di sangue mestruale sui pantaloni. L’attenzione per il corpo, la self-confidence e la volontà di abbattimento dei tabù ricorrono nei suoi testi poetici:

«Trust your body
It reacts to right and wrong
Better than your mind does»

It is speaking to you, Rupi Kaur

Non mancano messaggi contro la violenza sulle donne, il rifiuto del razzismo o dei canoni di bellezza imposti, il che mette in evidenza quanto la poesia non abbia necessariamente bisogno di un linguaggio criptico e chiuso, ma può sensibilizzare il lettore anche attraverso una forma di espressione diretta, pulita, senza fronzoli né censure:

«Sex takes the consent of two
If one person is lying there not doing anything
Cause they are not ready
Or not in the mood
Or simply don’t want to
Yet the other is having sex
With their body it’s not love
It is rape»

Rupi Kaur

Rupi è diventata una vera e propria icona e ha già scritto due libri di poesie che hanno avuto un enorme successo, Milk and Honey – tradotto in quaranta lingue – e The sun and her flowers, pubblicato quest’anno in Italia. L’autrice si esibisce anche in performance di spoken word dal vivo o in video.

Le si attribuisce il merito di parlare di ciò di cui nessuno parla e di permettere a molte donne di riconoscersi in lei, soprattutto quando l’autrice si definisce “intersectional feminist”, ovvero sostenitrice di un femminismo inclusivo e intersezionale, che combatte le discriminazioni di qualsiasi genere.

Non mancano su Instagram voci maschili, come quella dell’autore ventisettenne Ruben Holmes, conosciuto sul social come r.h. Sin, che manifesta anche una particolare sensibilità femminista, o ancora il misterioso Atticus, il “poeta mascherato” di cui vi abbiamo già parlato.

Questi autori, accomunati nelle diversità dalla passione per la poesia e dalla volontà di comunicare in maniera semplice anche i sentimenti e i messaggi più complessi, sono la voce di una generazione social che non perde la propria sensibilità per star dietro alle nuove tecnologie, anzi, se ne serve per comunicare nel senso più empatico del termine.

Quanto ai fruitori, anche questi sono cambiati: la lettura di poesie non è più un fenomeno d’élite, riservato a un pubblico molto colto. Si può affermare che la poesia sul web, e più propriamente l’instapoesia, abbia democratizzato questa forma di scrittura, permettendone l’uso e il consumo proprio a tutti. Tutti possono scrivere e tutti possono leggere e interpretare poesie.

Se questo può far storcere il naso a qualche estimatore dell’ortodossa poetica classica, è tuttavia impossibile sottovalutare l’enorme portata di questo cambiamento. La poesia, dopo più di un secolo, sembra riappropriarsi nuovamente della sua importanza, torna a occupare gli scaffali delle librerie come diretta conseguenza della sua diffusione in rete e, cosa più importante, a spiccare sono nomi e storie di millennials che parlano ai loro coetanei propagando messaggi d’amore, parità e sicurezza in se stessi.

 


CREDITS

Copertina by Lo Sbuffo

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