Andare al cinema è sempre un’emozione. Lo schermo enorme, i pop corn, le luci spente che ti trasportano in mondi lontani, alle volte irraggiungibili e distanti. Il cinema è un mondo magico, ma per restare tale andrebbe rispettato e, purtroppo, al giorno d’oggi spesso non succede.

Nel film The Dreamers di Bertolucci (2008), Matthew dice

Ero diventato membro di quella che in quei giorni era una specie di massoneria, la massoneria dei cinefili, quelli che chiamavamo malati di cinema. Io ero uno degli insaziabili, uno di quelli che si siedono vicinissimi allo schermo. Perché ci mettevamo così vicini? Forse era perché volevamo ricevere le immagini per primi, quando erano ancora nuove, ancora fresche, prima che sfuggissero verso il fondo, scavalcando fila dopo fila, spettatore dopo spettatore, finché, sfinite, ormai usate, grandi come un francobollo non

Fino agli Settanta circa, quelli che noi chiamiamo titoli di coda erano titoli di testa: alla fine del film, solitamente, campeggiava una foto della casa di produzione con la parola “fine” disegnata sopra. Adesso i titoli sono alla fine (e più lunghi). Ci sono film in cui durano anche più di dieci minuti, soprattutto quelli per cui c’è bisogno di tanti stunt ed effetti speciali.

I titoli di coda sono essenziali perché contengono non solo i nomi di chi ha lavorato a un film e ne ha reso possibile l’uscita, ma anche come e dove è stato girato il film stesso. Vi è mai capitato di chiedervi dove sono stati girati certi film bellissimi? Ecco, i titoli di coda vi informano senza dover cercare su Internet. Stessa cosa vale per la misura della pellicola e il colore (c’è una grande differenza tra una pellicola Kodak e una Tech).

A pochi però interessano i titoli pur essendo fondamentali perché mettono in luce il lavoro di tanti, tantissimi. Ci sono moltissime persone che partecipano ad un film senza nemmeno stare sul set o vedere gli attori, eppure senza di loro quel film non ci sarebbe. Restare seduti a guardare i loro nomi è una semplice forma di rispetto.

Alcuni cinema, definiamoli più indipendenti, invece, non stanno al gioco e spengono tutte le luci, facendo scorrere lento il film fino alla fine, fino all’ultimo sospiro senza interrompersi mai. Titoli di coda inclusi. Uscendo da queste sale si ha quel senso di dispersione e confusione momentanea, quasi non si riesce a capire dove si è e perché.

In questo caso il buio è un elemento fondamentale. Il buio impone di restar seduti ad aspettare. Qualunque essere umano moderno si rifiuta di andare controcorrente in situazioni sociali ben definite. Marc Augé e Zygmunt Bauman parlano chiaro in questo senso: l’uomo è un animale sociale e si conforma a quanto gli sta intorno. Se non lo fa diventa outsider e soffre, quindi preferisce conformarsi. Nel frattempo, però, chi sta seduto non può far altro che leggere i titoli di coda e chissà, magari scoprire subito dove è stato girato un film.

FONTI

Wikipedia

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