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26 maggio 2018

Il culto di Padre Pio: idolatria o mezzo per recuperare le pecorelle smarrite?

Il culto di Padre Pio: idolatria o mezzo per recuperare le pecorelle smarrite?

Il 24 aprile 2008 la salma di San Padre Pio viene esposta a San Giovanni Rotondo, alla venerazione dei fedeli. Questa figura emblematica e allo stesso tempo profondamente ambigua, il cui culto è grandemente nutrito dalla superstizione e dalla religiosità popolare, ancora oggi viene definita con poca sicurezza. Le file dei suoi difensori sono spesse e militanti quanto quelle dei suoi detrattori, e la sua fortuna all’interno del mondo della Chiesa pare si modifichi a seconda della sensibilità del papa di turno.

Ma chi era davvero Padre Pio? E perché la sua figura è attanagliata da così tanti punti oscuri?

Francesco Forgione, alias Padre Pio, nasce a Pietrelcina, in provincia di Benevento, nel 1887. Giovanissimo decide di iniziare il seminario ed entra a far parte dell’ordine dei frati cappuccini, conquistandosi in breve tempo la fama di guaritore, sia cavalcando l’onda religiosa provocata dallo scoppio della Grande Guerra (1914/1918), che segnò una forte intensificazione dei culti, sia instaurando rapporti con i gerarchi del regime fascista (è noto infatti che le prime biografie pubblicate furono licenziate da case editrici appartenenti al movimento).

Tralasciando gli aspetti maggiormente legati agli avvenimenti storici, le zone d’ombra di particolare interesse sono quelle inerenti alle supposte frodi architettate dal santo, il quale grazie all’acido fenico procuratosi clandestinamente avrebbe ricreato le stimmate; inoltre avrebbe avuto rapporti sessuali, ormai ultrasettantenne, con un gruppo di donne che gravitavano attorno alla Casa sollievo della sofferenza, ospedale che in breve tempo divenne il più grande e il più importante di tutto il Mezzogiorno, e di cui Padre Pio era il primo azionista; infine, giri loschi avrebbero infettato anche l’interno dell’ospedale, sebbene il frate non fu mai accusato direttamente.

Queste sono le principali informazioni che Sergio Luzzatto tenta di chiarire nel suo volume, Padre Pio. Miracoli e politica nell’Italia del Novecento. La verità sul frate delle stimmate. La ricerca dello storico si basa su tutti gli archivi del Vaticano, che durante la vita del santo fece ripetutamente indagini sul suo conto, che pare non si siano fermate nemmeno dopo la sua morte, avvenuta nel 1968. Padre Pio viene ufficialmente canonizzato solamente nel 2002 da Papa Giovanni Paolo II, trentaquattro anni dopo il decesso.

I fedeli più affezionati, però, non hanno mai smesso di proseguire il culto di Padre Pio. Le sue spoglie furono infatti esposte anche a Roma, benedette da Papa Francesco, in occasione del Giubileo Straordinario. L’attuale inclinazione della Chiesa, dunque, pare essere quella di enfatizzare la figura del frate allo scopo di incoraggiare e intensificare la religiosità popolare, cercando anche di avvicinare maggiormente i fedeli alla Chiesa. Poco importa dunque delle ombre che emergono. Come molto spesso è accaduto nella storia della Chiesa cattolica, è sempre meglio utilizzare figure popolari anche se ampiamente dibattute per rimpolpare le file dei fedeli.

C’è però da prendere atto, nonostante lo scetticismo, che qualcosa di concretamente buono sia stato fatto. L’ospedale fondato e finanziato da Padre Pio, che in breve tempo è diventato il miglior punto di riferimento per gli abitanti del Sud in un periodo storico e politico in cui i fondi pubblici erogati venivano perduti in imprese equivoche e all’insegna del clientelismo, e che tutt’oggi costituisce un servizio pubblico altamente specializzato e qualificato, non può essere dimenticato, né minimizzato.

Dall’altro lato, però, stupisce l’atteggiamento della Chiesa, che in un’oscillazione continua tra diffidenza censoria ed esaltazione acritica ha propeso infine per incentivare un culto dell’idolo, spingendo i fedeli all’autentica venerazione delle reliquie del santo, come se l’attrattiva spirituale non fosse più sufficiente per indurre i cristiani a seguire le orme della religione cattolica.

I feticci da adorare sono sempre esistiti nella storia della religione, e certamente non riguardano solo quella cristiana. Stupisce però, che siano parte integrante proprio di quella che proclama, per bocca del Dio ebraico,

Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il Signore, il tuo Dio, sono un Dio geloso. (Esodo, 20, 4-5)

Sorprende ancora di più il fatto che negli ultimi tempi la Chiesa abbia dato vita a un vero e proprio business inerente a questa figura, smerciando immagini di culto, medagliette e statuine da adorare. Se è vero che il pubblico indiscriminato necessita di concretezza e di segni tangibili per credere, è altrettanto vero che, almeno teoricamente, compito dei pastori è quello di guidare i fedeli verso un’evoluzione spirituale costante e progressiva, certamente non quello di prosciugare il loro portafoglio.

 


FONTI

IlPost

SuperEva

Franco Della Peruta, Il Novecento. Dalla Grande Guerra ai giorni nostri, Le Monnier, 2000

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