02:30 pm
19 giugno 2018

DONALD TRUMP, OVVERO “MAKE AMERICA BOMB AGAIN”

DONALD TRUMP, OVVERO “MAKE AMERICA BOMB AGAIN”

Durante la campagna per le ultime presidenziali USA c’era chi, anche tra i commentatori italiani, additava la favorita Hillary Clinton come un “falco” e una guerrafondaia. Le accuse erano basate su alcune disinvolte scelte in politica estera che Hillary aveva appoggiato quando era Segretario di Stato di Obama. In effetti, l’azione attuata dalla Casa Bianca del primo presidente nero e della Segretaria bionda era, nei teatri di crisi del mondo, spesso coadiuvata da droni e cacciabombardieri.

Dall’outsider Trump, invece, ci si aspettava un ridimensionamento dell’impegno militare degli Stati Uniti nel mondo. Il futuro presidente aveva adottato un’oratoria vivace nel sostenere una nuova forma di isolazionismo e nel criticare la NATO, il più grande patto militare del pianeta, imperniato proprio sugli USA. Quando, in quel 8 novembre 2016, il mondo rimase a fissare dagli schermi della CNN, sbattendo le palpebre e con la bocca socchiusa, il numero dei delegati di Trump che cresceva, molti si aspettavano già una svolta. Vale a dire che il presidente eletto avrebbe rotto con il passato di Bush e Obama, segnato dall’avventurismo militare (e dalle relative, esorbitanti, spese per il contribuente americano).

Hillary Clinton con i soldati di una base militare statunitense

Poi, i fatti hanno preso una piega completamente diversa. Insediatosi nello Studio Ovale, Trump ha mostrato un estro nel seminare bombe e missili che ha dell’impressionante, e che ha superato quello dell’amministrazione precedente. Tutti ricordiamo lo spettacolare lancio di 59 vettori Tomahawk su una base aerea siriana nell’aprile 2017. Nello stesso mese Trump fece cadere sulle posizioni dell’ISIS in Afghanistan un ordigno, uno solo, ma estremamente potente, eloquentemente noto come “Mother of all bombs”.

Ma le stime sull’attività bellica dell’America di Trump hanno numeri molto più grandi, anche se forse poco noti. Nel primo semestre di presidenza, cioè fino a luglio 2017, il presidente ha fatto sganciare 20.650 bombe. Cioè già l’80% di quello che il caro vecchio Obama riusciva a fare in un anno. Gli ordigni americani hanno generosamente irrorato le terre di luoghi come Siria, Iraq, Afghanistan, Pakistan, Yemen e Somalia. Indubbiamente, molte bombe sono piovute a favore di cause giuste, come la guerra contro l’ISIS, ma senza dubbio non stiamo parlando dello stile politico di una “colomba”. Alla fine del 2017, Trump aveva abbondantemente superato Obama nel numero di bombardamenti annuali.

Il lancio di uno dei missili americani che hanno distrutto la base siriana di Shayrat nell’aprile 2017

Ci sono poi stati i tira e molla sulla questione nucleare coreana, su cui aleggia ancora la sibillina frase “tutte le opzioni sono sul tavolo”. Le lezioni di bon ton su chi abbia il bottone più grosso. Le minacce scambiate tra Washington e Pyongyang. L’inquietante prospettiva della rottura dell’accordo sul nucleare iraniano, per il quale Obama aveva fatto e brigato e sul quale quasi tutto il mondo aveva tirato un sospiro di sollievo.

Tutto sembra congiurare per cancellare l’immagine di Trump come uomo politico problematico, ma perlomeno poco incline ad intensificare le azioni militari con cui gli USA hanno cercato per anni di mantenere il ruolo di gendarmeria del mondo. O, forse, tutto sembra congiurare per dipingere l’immagine di un presidente che ha poche idee, e ben confuse, su quale debba essere la politica estera del suo Paese, e ancor di più su quella che dovrebbe essere la sua politica militare. O se le due debbano coincidere.

Quel che è certo è che la guerra continua, l’America non ha smesso di avervi un ruolo fondamentale, e tutti noi aspettiamo di vedere come andrà a finire.

FONTI

businessinsider.com

foreignpolicy.com

huffingtonpost.it

ilsole24ore.com

Micah Zenko, “Donald Trump punta tutto sulla forza militare”,
Internazionale n. 1239, anno 25, 19/25 gennaio 2018.

 

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