La Vaporwave è una corrente musicale ed estetica che trae ispirazione dalla musica lounge, smooth jazz, pop anni ’80 con l’aggiunta di riverberi, echi, loop, rallentamenti e accelerazioni. È nata in nessun luogo preciso se non su internet, perché chiunque ci sappia un po’ fare con programmi di mixaggio può creare una canzone vaporwave. Ma è davvero così semplice? In realtà, la vaporwave è un fenomeno molto complesso, che non può essere sintetizzato con la sola descrizione del suo stile musicale.

In primis, gran parte della musica vaporwave è costituita da remake di canzoni anni ’80, perché in questa corrente musicale ha un ruolo fondamentale la nostalgia, il richiamare momenti lontani nel tempo. Questo avviene anche attraverso le immagini, infatti, la vaporwave è legata a una corrente artistica visuale, ossia l’Aesthetics, caratterizzata dalla fusione di elementi molto diversi tra loro: busti classici, glitch art, geometrie cinematiche, vecchie schermate di windows, cartoni animati e pubblicità degli anni ’80 e ’90.

Raffigurazione che segue l’estetica della vaporwave – ©rafaeldejongh

Potrebbero apparire come elementi molto slegati tra di loro, ma in realtà si rifanno tutti a quel gusto per il passato che contraddistingue la vaporwave, ma non solo, in realtà per alcuni si tratta anche di una parodia del passato. Infatti, la forte presenza delle pubblicità non è altro che una critica del consumismo sfrenato degli anni ’80. L’opposizione al capitalismo è evidente anche dall’assoluta inesistenza di copyright: essendo l’internet il suo mezzo di diffusione, la musica può essere prodotta da chiunque in anonimato, senza alcun guadagno o riconoscimento. È dunque una musica di tutti. È da precisare, però, che questa corrente musicale è molto autoironica e infatti, esistono anche sottogeneri che portano l’evidente comunismo presente negli ideali della vaporwave al suo estremo più assurdo: la laborwave.

Infatti la Vaporwave presenta tantissimi sottogeneri, che si sono articolati nel corso del tempo. Tutto è iniziato nel 2010 con un esperimento fatto per puro divertimento dal compositore di musica elettronica, Daniel Lopatin: Chuck Person’s Eccojams Vol. I. In questo album si sentono distintamente l’aggiunta di loop, echi e rallentamenti alla famosa canzone Africa dei Toto. Poi è venuto l’album Utopian Virtual, che, con sonorità più chiare e l’utilizzo di start-theme iconici (come quello di Windows XP), ha reso più evidente il legame della musica vaporwave con il mondo cyber. Ma il vero boom di diffusione di questa corrente musicale è avvenuta con l’album Floral Shoppe e in particolare con la traccia: リサフランク420 / 現代のコンピュ.

Eppure, nel 2012 la vaporwave è entrata in una fase di crisi. La frase: “the vaporwave is dead” girava nei commenti di molti video. In effetti, per un po’ di tempo nessuno portava novità al genere e molti dei più grandi compositori erano coinvolti in altri progetti. Finché ad ottobre uscì l’album Skeleton, che ha aggiunto alla vaporwave un’oscura distopia cibernetica, ma soprattutto ha dimostrato che si poteva ancora sperimentare, dando origine a sottogeneri e stili diversi. Ad esempio l’album Blank Banshee 0 presenta risonanze trap, oppure con Eco Virtual si ritrovano anche i suoni tipici dei meteorologi televisivi, o ancora, l’album Hong Kong Express è un viaggio romantico nella città di Hong Kong.

Nel 2014 nasce anche la casa discografica “Dream Catalogue” che si concentra su un sottogenere più legato al surrealismo e alla ricerca di un’atmosfera onirica e surreale: la dreamwave. A questo punto è chiaro che la vaporwave non è morta, anzi è rinata, diventando quasi mainstream e ramificandosi in tantissimi sottogeneri. Anche estremamente particolari e strani, come la sailorwave, che fonde canzoni disco giapponesi con i suoni della trasformazione di Sailor Moon, o la mallsoft, che esalta l’influenza della musica d’ambiente nella vaporwave, o l’ocean Grunge, con l’aspetto seapunk e uno stile musicale vicino al grunge, o la Simpsonwave, in cui la musica si sovrappone a video nostalgici dei Simpson.

A questo punto risulta evidente che la vaporwave è una musica veramente fuori dagli schemi, ma forse perché sbagliamo a classificarla come musica. Anzi, con il semplice ascolto di una traccia non si può davvero comprendere la vaporwave. Questo perché in realtà andrebbe intesa come una dimensione che va oltre alla sua sola musica, perché coinvolge anche l’arte visuale e la nostalgia, proiettando il tutto in un’altra realtà: l’internet.