Ci sono giorni in cui si vorrebbe tornare indietro e dimenticare. Giorni in cui le parole che, fredde e asettiche, scorrono sotto i nostri occhi ci fanno vergognare. Di noi stessi, del mondo in cui viviamo, della società che stiamo contribuendo a plasmare.

È il 17 novembre e siamo a Torino, nell’Ospedale Ostetrico Ginecologico Sant’Anna. Una bambina di 11 anni sta effettuando una visita, accompagnata dalla madre, per via di un gonfiore anomalo alla pancia. Il referto dei medici parlerà di gravidanza. La bambina è alla 21esima settimana. Sesto mese. E’ da questo momento che si dipanerà sotto gli occhi degli inquirenti una storia di abusi e violenze, perpetrati ai danni della giovane da un amico di famiglia, uno “zio” (così si faceva chiamare) che viveva con la famiglia a cui la piccola, le due sorelline e il fratello venivano affidati durante i turni di lavoro dei genitori. Il padre operaio e la madre donna delle pulizie, entrambi di origini nigeriane, erano spesso fuori casa, cosicché i bambini venivano lasciati da una famiglia di amici vicini di casa, talvolta anche di notte. L’uomo viveva lì.

Tutto ha avuto inizio nel settembre del 2016 e durante tutto il periodo di tempo trascorso fino al momento della scoperta nessuno ha sospettato nulla. La bambina ha mantenuto il totale riserbo su quanto le accadeva, per timore delle ritorsioni da parte dell’uomo, un 35enne anche lui di origini nigeriane.

“Non dire nulla, a nessuno, se no non vedrai più i tuoi genitori”.

Queste le parole che pare usasse l’uomo per minacciarla.

Dopo la visita medica, la giovane ha denunciato le violenze subite e l’uomo è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale. Al momento si è avvalso della facoltà di non rispondere.

A 11 anni si è troppo giovani per capire. La giovane non si è resa conto di quanto stava accadendo al suo corpo. Vista la giovane età è supponibile che da troppo poco tempo avesse iniziato a confrontarsi con il ciclo mestruale e le sue implicazioni, così come è supponibile che nessuno, fino ad allora, le avesse parlato di come nasca un bambino e di come avvenga la fecondazione. A 11 anni si è ingenui, si è innocenti, non si è pronti a sopportare un trauma di tale entità.

I dati in merito ai casi di pedofilia in Italia sono allarmanti: ogni anno circa due bambini al giorno sono vittime di abusi sessuali.
Il 2016 è stato in questo senso un anno nero, facendo registrare un incremento del 6% rispetto al 2015: se si considera la violenza generica, declinata in varie forme, si arriva a 15 bambini al giorno costretti a subire abusi. In sei casi su dieci le piccole vittime sono bambine, andando così a mischiarsi ai dati relativi alla violenza sulle donne, ragazze o bambine.

“Ogni bambina strappata alla violenza è una speranza di riscatto per tutti noi. Ricordiamolo sempre: le bambine di oggi saranno le donne di domani, abbiamo il dovere di combattere tradizioni, pratiche e comportamenti che negano loro i diritti fondamentali come quello all’integrità fisica e psichica, alla salute, all’istruzione”

Così ha parlato il presidente del Senato, Pietro Grasso, nel ricevere il Dossier relativo alla campagna condotta da Terre des Hommes Indifesa, una campagna triennale giunta alla 6° edizione per garantire alle bambine il diritto all’infanzia e all’istruzione.

Perché se è vero che tutti i bambini vanno tutelati, indipendentemente dal sesso, è pur vero che le bambine soggette a violenza, nelle sue varie declinazioni, sono in numero maggiore, proprio in quanto appartenenti al sesso femminile. Le vittime di violenze sessuali aggravate sono per l’83% bambine: questo non vuol dire dimenticare il restante 17%, ma non si può non considerare la matrice sessuale e culturale del fenomeno, per poterlo contrastare in modo più efficace. Il caso della giovane di Torino si aggiunge dunque alla triste lista di bambini abusati in Italia, che non accenna ad accorciarsi.

Chi scrive è una donna. Una donna che, inevitabilmente, si è trovata a confrontarsi con tematiche come la violenza e gli abusi, chiedendosi se e come sarebbe stata in grado di reagire nel caso fosse toccato a lei. E adesso, ci si trova davanti al caso di una bambina. Una bambina la cui infanzia è stata violata da un uomo, una bestia, di cui si fidava.

Non è facile immaginare come la giovane possa superare tutto questo. Servirà tempo e servirà l’aiuto di persone esperte. Quanto all’uomo, il suo destino è insignificante. Tanto quanto la sua vita.