È un fashion designer di origine cinese, ma ha seguito studi di moda a Milano e nel 2015 ha lanciato il brand che porta il suo nome: si tratta di Miaoran, classe 1987, un giovane stilista che Re Giorgio, Giorgio Armani, ha scoperto, nutrito e portato personalmente in passerella, ospitandolo durante le sue sfilate a partire dalla Milano Fashion Week del 2016.

Auguro a Miao Ran, lo stilista scelto per questa edizione, una carriera ricca di soddisfazioni“, ha detto Armani.

Viste le premesse e la buona presentazione, quando il suo nome è apparso nella lista degli appuntamenti da non perdere durante la Settimana della Moda Uomo, abbiamo deciso di andare a vedere cosa bolliva in pentola. Sebbene la collezione fosse all’altezza delle nostre aspettative, non siamo tuttavia rimasti molto contenti dell’evento in generale. Perché?

La sfilata di Miaoran durante la Milano Fashion Week 2018 si è tenuta in via Tortona: un centinaio di metri avanti al MUDEC, in un capannone con annesso bar allestito ad hoc per l’occasione. All’interno, un’ambientazione spoglia, un accenno di africano-esotico costituito da pali (o scheletri di palme?) disposti ordinatamente su due file parallele, al centro delle quali si estendeva la passerella, il red carpet della moda. In fondo, verso il backstage, il logo del marchio si illumina mentre le luci si abbassano e cala il silenzio in sala.

Iniziano a uscire i modelli. E le modelle. Un po’ in là con gli anni, ma questo passi: c’è qualche mormorio che si alza dal pubblico, un paio di facce interrogative che si chiedono se per caso questa sia la collezione nonna/nipote 2018-2019. Nessuno si scompone, nonostante le molte domande che affollano la mente di ognuno. Entrano le pellicce, accompagnate da lunghe chiome grigie che cadono sulla schiena delle modelle come tanti fusi impomatati. Poi i pantaloni larghi, a zampa di elefante, con annesse borsette di tela dai tratti bizzarri e addormentati che sembrano cuscini. Qualche maglia abbinata a pantaloni o casacche a motivo check. Ma il problema non sono i pezzi della collezione, che presi singolarmente sono -con qualche eccezione- apprezzabili sotto molti punti di vista (resa tecnica in primis). È il resto che stona con il fashion. Un clima di confusione generale sembra dominare completamente la sfilata, rischiando di darle un ordine illogico che va a rovinare la fragile armonia data dal binomio abbigliamento/luci di sala. L’alternanza continua delle figure che sfilano sembrano evanescenti, si perdono tra la musica assordante e le file di pali/palme, risultando confusionarie, inconsistenti e gettando un’ombra di trasparenza su una collezione tutt’altro che banale.

Miaoran? Molto bravo, impossibile negarlo. Scenografi e tecnici del suono? Confusi. La sfilata in generale? Il caos dentro un vaso di Pandora.  

 

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Copertina e Immagine 1: foto dell’autore

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