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12 dicembre 2017

Divina creatura: la donna e la moda nelle arti del secondo Ottocento

Divina creatura: la donna e la moda nelle arti del secondo Ottocento

Se amate l’inebriante atmosfera raffinata del Secondo Ottocento, quando ogni donna adorava ostentare abiti eleganti e sfavillanti sentendosi al pari di una creatura divina, allora questa mostra fa per voi!

Donne dall’antico fascino, avvolte da delicati tessuti, incorniciate da elaborate acconciature e adornate da gioielli di rara fattura sono presenti nelle sale della Pinacoteca Giovanni Züst a Rancate (Mendrisio) dove risiede appunto la mostra che onora la Divina Creatura: la donna, e la moda. Quella moda riflessa nelle arti dell’Ottocento che l’ha resa splendida icona di bellezza, emblema di una società in rapida evoluzione, ambasciatrice di ricchezze e simbolo di famiglie importanti.

Nei ritratti troviamo molto spesso figure di ‘donne simbolo’ splendide nei loro abiti alla cui esaltazione contribuiscono il ritrattista e il sarto. La caratteristica della mostra, infatti, è proprio questa, quella di far correre su due binari paralleli da un lato i ritratti delle donne dell’alta società e dall’altro l’accostamento di 15 abiti originali, capolavori provenienti da sartorie prestigiose fatti su misura, che vanno dal 1860 al 1905 e mostrano cosa indossavano queste bellissime donne altolocate.

V. M. Corcos, Ritratto di signora, 1887

Sartoria italiana, mantello di tipo “visite”. Composto da: velluto tagliato di seta blu scuro, merletto meccanico nero, passamaneria a frange in seta e ciniglia nera e cordoni e nappe in seta blu

Il ritratto serviva per dimostrare la condizione sociale di queste donne, oltre che esternare al pubblico la loro personalità: le dame erano attentissime a ciò che indossavano, soprattutto quando si facevano ritrarre, ma anche nei vari momenti della vita di società. Tutto questo viene mostrato attraverso dipinti dei più importanti artisti dell’epoca, come Vincenzo Vela, Antonio Ciseri, Tranquillo Cremona, De Nittis, Federico Zandomeneghi, Luigi Rossi, Adolfo Ferraguti Visconti, Pietro Chiesa, e molti altri.

Vela, Ritratto di Virginia Oldoni Verasis, 1867

Splendido esempio è il busto di Virginia Oldoni Verasis, realizzato da Vincenzo Vela il quale riesce, attraverso questo ritratto mondano, ad esternare la vanitas della donna, famosa per la sua ossessione nei confronti della propria bellezza. Virginia, la moglie del conte di Castiglione si è fatta ritrarre con una vaporosa pettinatura neosettecentesca e con indosso un maestoso colliér composto da ben 278 perle dal complessivo peso di quattro chili.

Tranquillo Cremona, Ritratto di Maria Marozzi, 1873-74

Fontana, Civetteria, 1872

Ad attirare l’attenzione sono anche le dame effigiate in pose naturali da Tranquillo Cremona e da Ernesto Fontana: il primo immortala una donna che sta uscendo per andare a teatro. Decidendo di modificare la scena e riambientarla in un contesto en plein air, l’artista rende partecipe lo spettatore ad immaginare il momento in cui egli gridò alla donna: << Ferma, ferma è così che voglio farti il ritratto!>> ed è così che noi ammiriamo questa elegante donna dallo sguardo languido. Il secondo artista, invece, coglie una donna nel momento in cui si sta sfilando o allacciando il guanto. È ritratta in un momento di sosta da un ballo e sorride col volto arrossato, caratterizzato da uno sguardo seducente e malizioso. Indossa un pregiato abito di tessuto serico marezzato pesante, molto in voga negli anni Settanta dell’Ottocento, che lascia trasparire l’avvenenza della dama.

Gli abiti esposti sono dei capolavori, eseguiti in sartorie di alta moda e fatti su misura. Nel momento in cui sono stati montati per la mostra, come testimonia Alessandra Brambilla collaboratrice scientifica della pinacoteca, si è scoperto che alcune donne avevano dei girovita di 50 cm, anche dopo aver avuto delle gravidanze, questo perché venivano indossati sotto gli abiti i famosi busti che stringevano la vita delle ragazze sin dall’adolescenza deformando il loro corpo.

Il corpo della donna di questo periodo era quindi un corpo artefatto che le rendeva proprio delle divine creature, dove oltre alla bellezza vi era un retroscena connesso in qualche modo alla sofferenza.

Grosso, Ritratto della signora O. S. (Ritratto all’aria aperta), 1902

Esempio di donna che si è liberata da questa rigida tradizione, è il ritratto di Giacomo Grosso che la raffigura mentre incede con sicurezza in un parco autunnale, caratterizzato dai toni dorati che si riflettono nello specchio d’acqua. Colpisce l’essenzialità del suo abbigliamento, privo di busto e gioielli, è ornata solo della propria bellezza. Ha i capelli raccolti sotto un cappello di paglia, tipico della moda maschile che la rende a tutti gli effetti modello di donna moderna degli inizi del nuovo secolo.

È inoltre presente nella mostra una sezione dedicata ai ventagli d’autore, anche questi, non solo accessori legati alla moda, ma bensì codici di comunicazione a seconda di come venivano usati e per questo erano un elemento indispensabile nei ricevimenti, nei balli e nelle feste ed inoltre erano dipinti dai principali autori, come Segantini e Previati, solo per citarne alcuni.

Due sale della mostra sono dedicate alla figura di Carolina Maraini Sommaruga.

Corcos, Ritratto di Carolina Maraini Sommaruga, 1901

Luganese, moglie di Emilio Maraini, grosso imprenditore (grazie a lui venne introdotta la coltivazione intensiva della barbabietola da zucchero in Italia) che divenne una figura industriale e politica molto importante e decise di sfruttare la sua ricchezza per mettersi a disposizione anche dei meno fortunati. Sia lui che la moglie erano dei filantropi, soprattutto Carolina che – quasi come una femminista ante litteram – fondò dei laboratori di ricamo per dare lavoro alle donne, dando origine ad un’emancipazione attraverso il lavoro e non attraverso la semplice beneficenza. Attorno a questi laboratori fondò degli asili, dove poter lasciare i figli durante le ore di lavoro e anche degli ambulatori per visite mediche gratuite.

A Roma, dove i due coniugi si trasferirono in seguito, ospitarono nella loro casa anche la regina Margherita. Carolina viene ritratta da pittori come Vittorio Corcos, Giovanni Boldini e Marino Marini; lei è anche la figura che campeggia sul manifesto della mostra che sarà visitabile al pubblico fino al 28 gennaio 2018.

Orari mostra:

da martedì a venerdì 9.12 / 14-18
sabato, domenica e festivi 10-12 / 14-18
chiuso il lunedì; 24, 25 e 31 dicembre.

La Pinacoteca cantonale Giovanni Zust di Rancate è facilmente raggiungibile dalla stazione di Mendriso per mezzo di una breve camminata (di appena 15 minuti), o con l’ausilio dell’apposito pullman.


FONTI

Rsi

CREDITS

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