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12 dicembre 2017

Islamofobia, problemi reali e paure infondate

Islamofobia, problemi reali e paure infondate

Lo scorso 21 novembre, una notizia proveniente da Padova è diventata in poche ore virale: una bambina musulmana di 9 anni ricoverata per le gravi violenze subite dall’uomo di 35 anni che l’aveva illegalmente sposata. Una notizia orribile, ma apparentemente non dissimile a molti fatti di cronaca nera di cui si sente tanto parlare. Se non fosse per un dettaglio non trascurabile: questa notizia era assolutamente falsa. Falsa la premessa, falsi i fatti, falsi i protagonisti. I carabinieri di Padova hanno infatti smentito di essersi occupati di un caso simile. Come ha fatto allora questa notizia a diffondersi? Forse perché è riuscita a trovare terreno fertile nell’immaginario collettivo. Il punto centrale della questione, infatti, è che l’evento si sia sviluppato non in un ambiente qualsiasi, ma all’interno della comunità musulmana. Il fatto che vittima, e soprattutto carnefice, fossero musulmani non sembra un elemento irrilevante, dal momento che la notizia è stata così alacremente riportata da testate nazionali in un’ottica di strumentalizzazione, senza verificare le fonti.

A seguito di fenomeni come l’immigrazione e il terrorismo, sembra crescente il clima di sospetto e odio verso coloro che appartengono (o anche solo sembrano appartenere) al credo islamico. Si parla, infatti, sempre più di islamofobia, anche se molto spesso non si conoscono le effettive caratteristiche e implicazioni del termine. E non manca chi lo contesta ampiamente: nato dai terroristi stessi, sarebbe una parola vuota, inventata a tavolino per creare dal nulla un problema assolutamente inesistente prima. Queste considerazioni lasciano il tempo che trovano: in primo luogo, perché implicitamente giustificano l’islamofobia nell’ottica degli attentati terroristici. Inoltre, è indubbio che anche senza stare a inventare nuove parole nel nostro paese siano radicati forti sentimenti anti-islamici. I dati parlano chiaro: nel 2014 il 63% degli italiani dichiarava un’opinione sfavorevole nei confronti dei musulmani. Un dato particolarmente grave se confrontato con paesi solitamente considerati xenofobi, come la Polonia (50%), o con una comunità islamica molto più rilevante della nostra, come il Regno Unito (26%).

I fattori che gravano sull’islamofobia sono molteplici, e di varia natura. Ridurre il tutto ad una semplice diversità religiosa sarebbe un grave errore: l’islamico è nell’immaginario collettivo un’identità sociale e culturale ben precisa, oltre che un credente. Nonostante chiunque possa scegliere di professare questo credo, nel calderone della facile generalizzazione l’islamico è necessariamente immigrato e di colore, e l’immigrato di colore è necessariamente islamico. Il problema principale parte dal concetto stesso di “islamico”: un termine che vuole raggruppare persone provenienti da nazioni, culture, addirittura correnti religiose diverse. Secondo Lorenzo Declich l’islamico in quanto tale non esiste.

In queste occasioni [ad esempio la pubblicazione delle vignette oltraggiose o i film che offendono la sensibilità dei musulmani] i titoli dei giornali, i commenti dei blogger, le aperture dei tg abbandonano gli indugi e con maggiore o minore intensità alimentano la percezione di una massa formata da un miliardo e seicento milioni di persone che, come telecomandate, minacciano il mondo libero, o meglio l’universo valoriale dell’Occidente. Laddove la maggior parte di quel popolo non sa di far parte della cospirazione.

Questa totale mancanza di considerazione per le diversità all’interno di un gruppo così vasto non fa che alimentare il clima di islamofobia. Non si considera che l’islam in Albania possa essere diverso dall’islam in Arabia Saudita, che l’islam stesso possa variare col tempo, adattarsi. L’atteggiamento generale è che esso sia per forza di cose immutabile, granitico, e quindi incompatibile con la società occidentale. Ed è qui che entra in gioco il discorso più squisitamente religioso: se l’islam è incompatibile con noi dobbiamo vietarne la diffusione. Caso esemplare è il blocco della costruzione della moschea di Sesto San Giovanni. La decisione è stata presa dalla nuova giunta comunale, che ha incentrato la propria campagna elettorale su un referendum sulla questione. Bloccandone la costruzione, una maggioranza ha di fatto impedito ad una minoranza di esercitare la propria libertà di culto. Eppure questo è quello che prevede la legge: in Lombardia, ad esempio, si può chiedere un referendum popolare contro la costruzione di una moschea.

Tutto ciò è contrario ai principi basilari della nostra costituzione, ma sostanzialmente accettato dall’opinione pubblica perché “in fondo se lo meritano”. D’altronde, se se ne vanno in giro a fare attentati cosa si aspettano? Ecco che ancora una volta i musulmani vengono ridotti ad un gruppo indistinto di persone, potenzialmente pericolose ed estremiste. E’ naturale, allora, che a seguito di ogni attentato dell’ISIS si esige una netta presa di distanza da parte di tutti gli “islamici”. E anche se sono perfettamente integrati e vivono pacificamente da anni nella società occidentale non importa, rimangono simpatizzanti fino a prova contraria. Questo clima d’odio, di sospetto e terrore sta già portando a conseguenze tangibili. I casi di violenze fisiche e verbali sono all’ordine del giorno, per non parlare dell’attentato di quest’estate fuori dalla moschea di Finsbury Park a Londra. E’ un problema reale che non risparmia nessuno, e che bisogna affrontare al più presto per una società migliore e più unita.

Crediti immagini:

 

 

 

 

 

 

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