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13 dicembre 2017

Bennato e Collodi: la forte critica sociale tra i fili di Pinocchio.

Bennato e Collodi: la forte critica sociale tra i fili di Pinocchio.

La favola di Carlo Collodi è un testo intramontabile che ha ispirato centinaia di artisti tra scrittori, attori, registi e via dicendo. Persino i cantautori: Edoardo Bennato è molto famoso per il suo pezzo “Il Gatto e La Volpe“, il quale fa parte di un disco interamente dedicato a Pinocchio (“Burattino senza fili” del 1977). Colui che è stato definito il primo rocker italiano, oltre che primo cantante punk in Italia, ha creato un disco di feroce critica alla società, utilizzando una delle favole più apprezzate di sempre, e probabilmente cogliendone il vero significato.

Come tutti i grandi libri, “Le avventure di Pinocchio-Storia di un burattino“, di Carlo Collodi (alias Carlo Lorenzini), pubblicato in versione definitiva nel 1883, ha più livelli di lettura: il primo è il più banale, ovvero la storia stessa del burattino. Già al livello successivo troviamo una forte critica sociale, dato che Pinocchio è stato definito “l’eroe della fame“, una fame che tutti conoscono, persino i burattini. Infatti tutte le sue vicende o quasi circolano intorno al denaro, in particolar modo per quanto riguarda il Gatto e la Volpe, veri antagonisti, truffatori e malvagi. Collodi descrive un mondo in cui persino i bambini (in carne ossa o meno) devono lavorare per sopravvivere. Ciò lo ha reso molto simile a Dickens e a Verga, agli occhi della critica; è significativo il fatto che, nella sua prima stesura, la storia finisse con la morte di Pinocchio appeso a un albero ad opera dei due furfanti.  L’unica cosa che spinse l’autore a cambiare il finale, fu l’insistenza dei suoi lettori che scrissero in massa alla redazione (Collodi scriveva su “Giornale per Bambini” edito da Ferdinando Martini) richiedendo un finale diverso. L’intenzione dell’autore era dunque diversa da quella che si evince dall’intero romanzo che si è abituati a leggere: la sua era una forte critica sociale dal tono amaro e verista, una sorta di insofferente ma inevitabile accettazione delle ingiustizie del mondo e delle istituzioni regolatrici dello stesso. Una storia decisamente lontana dall’edulcorato film d’animazione Disney famoso in tutto il mondo.

Molti autori si sono avvicinati a questa rilettura, facendola propria, primo tra tutti Ausonia, con il suo fumetto “Pinocchio, storia di un burattino“, che, crudo e implacabile, ribalta l’intero mondo di valori e significati del romanzo. Edoardo Bennato sicuramente ha fatto sua la critica sociale del romanzo nel suo famosissimo concept. In un articolo su OndaRock si legge:

“A ben vedere, si tratta, diversamente dalle apparenze, di una lettura conforme al pensiero dello stesso Collodi: il protagonista del racconto è un burattino che agisce libero da regole, vivendo decine di fantastiche avventure. Cosa offre, invece, il mondo ‘di carne’? La vita grama di Geppetto? Le istituzioni rappresentate dai Carabinieri, sempre pronti ad arrestarlo ma assenti quando si tratta di difenderlo, o dal Giudice di Acchiappacitrulli?”

Bennato coglie in pieno la critica che Collodi faceva alla società, critica tutt’oggi molto valida. Nel brano “In Prigione In Prigione“, il cantautore italiano con un rock ‘n roll molto allegro critica con cinismo il mondo della giustizia, affermando che chi ricerca la verità e si lamenta di come vanno le cose è il primo a rimetterci. In “Dotti Medici e Sapienti” prende in giro tutti coloro che vogliono decidere delle vite altrui basandosi su speculazioni e luoghi comuni. I brani più originali, rivisitazioni più personali del cantante, sono sicuramente “Mangiafuoco” e “La Fata“. Nel primo, il burattinaio è l’incarnazione del potere che non tollera intromissioni, alzate d’ingegno, e soprattutto ribellioni. Tutti sono mossi dall’alto, governati dai fili invisibili del potere. Chiunque non seguirà le regole verrà dichiarato un pazzo. Questa è una diversa visione del personaggio rispetto a Collodi: nel romanzo Mangiafuoco, nel profondo non è cattivo, poiché si rivela capace di commozione e regala a Pinocchio gli scellini da portare al padre, privandosi del suo guadagno. Ne “La Fata“, invece, si può riscontrare una chiara critica al ruolo della donna nella società, che deve essere sorella e madre e sposa, deve dare tutta sè stessa, ma appena prova a ribellarsi diventa una strega, chi le urla che è bella alla fine la fa schiava. La Fata Turchina è il personaggio più misterioso di tutto il romanzo di Collodi, tanto che alcuni tendono ad accomunarla alla dèa Iside dell'”Asino D’Oro” di Apuleio e ai riti massonici. Insomma, un personaggio controverso che sembra essere intriso di simbologia esoterica, che Bennato ha reso più vicino alle vicende terrene e quotidiane, suscitando un’attenta riflessione, purtroppo, ancora valida.

Ma da sempre tu sei quella che paga di più

La canzone che apre l’album “È stata tua la colpa“, parte dal fatto che chiude il romanzo, ovvero la trasformazione di Pinocchio in un bambino vero. Tuttavia, come Collodi sembrava pensare, questo si rivela essere tutt’altro che un lieto fine: cosa ci ha guadagnato il burattino a diventare di carne e ossa? Bennato affronta amaramente la disillusione che si prova quando si passa dall’infanzia all’età adulta: da bambini hanno tutti fretta di crescere, ma una volta cresciuti si scopre un mondo di responsabilità e di fili da cui difficilmente ci si può liberare. Manca infatti, nel concept, l’episodio del Paese Dei Balocchi, unica forma di rifugio (almeno per un po’) dalle responsabilità del mondo dei grandi. Questo è l’amaro messaggio tra le righe del romanzo dell’ottocento: una delusione per il mondo di regole e costrizioni in cui l’uomo si ritrova a vivere, un’insofferenza verso le istituzioni e il rimpianto per quell’età in cui nel bene e nel male, si poteva fare qualche sgarro alla regola, nonostante si pagasse, a volte anche a caro prezzo. Dunque, Collodi e Bennato, entrambi a loro modo, innalzano la libertà a valore supremo, sebbene sappiano che è, purtroppo, impossibile da raggiungere.

Edoardo Bennato in una foto d’archivio. ANSA/OLDPIX


 

 

 

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