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17 ottobre 2017

VHEMT: ecco perché dovremmo estinguerci tutti

VHEMT: ecco perché dovremmo estinguerci tutti

di Federico Lucrezi

Il surriscaldamento globale, la siccità dilagante, il profondo cambiamento climatico in atto sul pianeta Terra sono realtà confermate da qualsiasi esperto. Realtà che ribaltano gli assiomi a cui siamo abituati, che riscrivono i libri di geografia.
Non è solo il clima a minare i sottili equilibri che ci legano al nostro pianeta: sono molti a indicare le risorse idriche, ad esempio, come l’oggetto di un futuro probabile, terrificante nuovo conflitto mondiale E l’attività umana, benché non unica causa di questi processi, ha certamente le sue responsabilità.

È in questo contesto che viene sentita forte, mai come ora, la necessità di politiche comuni, di piani strategici di intervento per invertire la tendenza, di nuove frontiere tecnico scientifiche per far fronte alle nuove sfide che in questo senso si presenteranno nei decenni a venire. E tra le proposte, le idee, le tavole rotonde, i summit internazionali ecco una voce alzarsi fuori dal coro.

È il VHEMT, Voluntary Human Extinction Movement, il movimento per l’estinzione volontaria della razza umana. Seguendo lo slogan Che si viva abbastanza a lungo da estinguerci, il movimento propone l’estinzione di un’unica specie, la nostra, per evitare quella di tutte le altre e invertire il pericoloso cambiamento climatico in atto.
Il VHEMT non si pone come una vera e propria organizzazione di carattere politico quanto, per sua stessa ammissione, come un idea, un concetto a cui ispirare le proprie scelte di vita al pari di tanti altri.

L’idea è semplice. Sensibilizzare le persone sulla gravità della condizione in cui versa il pianeta affinché queste scelgano volontariamente di non riprodursi. Nel giro di qualche decennio il pianeta ricomincerebbe a respirare. Nessuno dei volontari, tengono a precisare sul sito ufficiale, si illude dell’effettiva realizzabilità del progetto:

Noi Volontari del VHEMT siamo realistici. Sappiamo che non vedremo mai il giorno nel quale non ci saranno esseri umani sul pianeta. Il nostro è un obiettivo a lungo termine.

C’è chi ha suggerito che ci sono solo due possibilità che tutti decidano di smettere volontariamente di riprodursi: poca e nessuna. Le probabilità possono essere contro la preservazione della vita sulla Terra, ma la decisione di smettere di riprodursi rimane quella moralmente giusta. In effetti, la probabilità del nostro fallimento nell’evitare il massacro che l’umanità sta mettendo in atto è una ragione molto valida per non condannare alla vita un nuovo nato. Il futuro non sarà com’è stato finora.

Anche se le nostre probabilità di riuscita fossero una su cento, dovremmo tentare. Lasciar perdere e consentire all’umanità di fare il suo corso è una scelta irragionevole. La posta in gioco è troppo alta.

Il Movimento può essere considerato un successo ogni volta che qualcuno decide volontariamente di non mettere più figli al mondo.

La forma attuale del movimento è nata a inizio anni ’90 su iniziativa dell’attivista americano Les Knight, anche se i volontari del VHEMT ritengono che il messaggio centrale del movimento non possa essere ricondotto ad alcun individuo o contesto storico. L’idea dell’estinzione volontaria non sarebbe altro che la naturale conclusione a cui qualsiasi essere pensante arriverebbe naturalmente analizzando la situazione del pianeta Terra con razionalità.
Non esistono infatti, per il VHEMT, ragioni valide per effettuare la scelta consapevole di mettere al mondo un nuovo essere umano a fronte delle migliaia di bambini che vanno incontro a morte prematura nel mondo per nutrizione insufficiente.

Di seguito, ad esempio, la curiosa tabella che a sostegno delle teorie del movimento illustra come ciascuna motivazione addotta a sostegno della scelta di procreare sia in realtà una costruzione artificiosa figlia di ragioni nascoste ed evidentemente sbagliate:

 

Motivo addotto Vero motivo Alternative consigliate
«Non posso farci niente, è una pulsione biologica.» Non si chiede (o non vuole chiedersi) quali sono le sue motivazioni. Ci sono istituzioni specificamente addette alla cura di coloro che non sono in grado di controllare le proprie pulsioni biologiche.
«Voglio dare dei nipoti ai miei genitori.» È ancora in cerca dell’approvazione dei genitori. Vivere la propria vita ed incoraggiare i genitori a fare altrettanto.
«Semplicemente mi piacciono i bambini.» Ha perso il contatto col proprio fanciullo interiore e con i bambini che già sono al mondo. Ricorrere all’adozione o all’affido. Lavorare con i bambini, insegnare.
«Possiedo geni umani superiori.» Non è in grado di riconoscere un ossimoro. Soffre di megalomania. Fare grandi cose direttamente con i propri geni, piuttosto che aspettarsi che le faccia la prossima infornata.
«Ho bisogno d’aiuto nella mia impresa.» Il lavoro costa troppo. Considera inopportune le leggi sullo sfruttamento minorile. La meccanizzazione offre vantaggi molto più immediati.
«Voglio qualcuno che si occupi di me quando sarò vecchio.» Ha paura di invecchiare. Ha una personalità incline allo sfruttamento. Risparmiare in vista della pensione. Essere gentili col prossimo, così da assicurarsi visite future in istituto.
«La gravidanza e il parto sono esperienze di vita.» L’indottrinamento sociale limita le sue possibili scelte di vita. Affittare un simulatore di gravidanze. Dedicarsi ad esperienze di vita diverse.
«Una buona famiglia è essenziale per fare carriera e per avere una posizione sociale salda.» Soffre di insicurezza sociale. Vuole un figlio da esibire come trofeo per migliorare il proprio status. Per le occasioni speciali, affittare dei bambini da un’agenzia che si occupa di talenti. Ricorrere ad altri simboli di statuscomunemente riconosciuti come prestigiosi.
«Vogliamo creare una nuova vita che incarni il nostro amore reciproco.» L’ego moltiplicato per due meno l’immaginazione fa tre, o anche di più. Dedicarsi al giardinaggio. Adottare un torrente o un sentiero. Darsi al recupero di animali abbandonati. Proteggere e recuperare ecosistemi per incarnare il proprio amore.
«Voglio dei figli miei (che ancora non esistono) per avere tutte quelle cose che non ho mai avuto.» Infanzia, desideri e fantasie insoddisfatti. Affrontare i rimpianti e godersi la vita. Curarsi dei bambini che già sono al mondo.
«Voglio portare avanti il nome della mia famiglia.» Tenta di compiacere il padre. È vittima delle superstizioni legate al mito della linea del sangue familiare. Creare qualcosa di duraturo e dargli il nome della famiglia. Donare sangue per perpetuarne la linea.
«Voglio vedere una versione in piccolo di me stesso.» Manifesta egocentrismo. Manca di gratificazione dell’io. Ordinare una bambola su misura a propria immagine. Costruirsi una vita in grado di fornire gratificazioni.
«Dio vuole che io lo faccia.» Manifesta obbedienza acefala ai piazzisti del dogma che vogliono un gregge più numeroso. Investigare la vera natura di Dio, qualsiasi cosa crediate che Dio sia.
«Mia moglie/mio marito vuole un figlio.» Si arrende per timore di perdere il partner. Comunicare i propri veri desideri. Il partner potrebbe credere che a volere dei figli siate proprio voi. Affittare una bambola che simuli un bambino in modo realistico.
«Voglio un figlio che sia sangue del mio sangue.» Desidera un’estensione del proprio ego. È potenzialmente razzista. Riconoscere il valore della gente con un corredo genetico diverso dal proprio.
«Per me è una questione spirituale.» Trova che ogni altra ragione sia troppo facile da scardinare. Rivolgersi ad esperienze che siano veramente spirituali.
«Ho sempre voluto dei figli, è quel che fa la gente normale.» Accetta supinamente i condizionamenti culturali. Provare a considerare delle alternative. Interrogarsi circa le proprie aspettative. Ricorrere all’adozione.
«Voglio cementare la relazione col mio partner.» Teme il fallimento del proprio matrimonio. Parlarsi per rafforzare la relazione. Fare delle vacanze insieme per rendere più solido il legame di coppia.
«Amo i bambini.» Ha una visione a breve termine della realtà. I bambini diventano presto adulti. Dedicarsi ad un mestiere nel quale ci si occupa di bambini.
«Essere madre è la più elevata delle vocazioni femminili.» È stata indotta a credere che compiacenza e libera scelta siano la stessa cosa. Si può essere madri o padri anche senza mettere al mondo dei figli. Molti bambini attendono che qualcuno dia loro una casa.
«Mio figlio potrebbe trovare il modo per salvare il mondo.» Soffre del complesso della “Madre di Dio” (quel complesso può colpire anche gli uomini). Se vuoi che una cosa sia ben fatta, fattela da te.
«Sto tentando di avere un maschio/una femmina.» Manifesta egocentrismo, insicurezze circa la propria identità sessuale e insoddisfazione verso i figli che ha già. Apprezzare quel che si ha, tenendo presente che i figli attuali potrebbero provare risentimento verso i fratelli/sorelle del sesso preferito dai genitori.
«Lo voglio e basta.» Lo vuole e basta. Avere dei figli preclude la maggior parte delle altre cose che si vogliono e basta.
«Voglio qualcuno che mi ami e che non mi lasci mai.» Ha paura d’essere abbandonato. Manifesta problemi di relazione. Amare per essere amati. Accettare il cambiamento ed affrontare le perdite.
«La nostra economia ha bisogno di lavoratori giovani per sostituire quelli che vanno in pensione.» È desideroso di sacrificare i propri discendenti per il bene dell’Economia Nazionale. L’automazione riduce il bisogno di schiavi del salario. Prendere in considerazione i diritti di coloro che ancora non sono stati concepiti di rimanere tali.
«Il mondo ha bisogno di più gente come noi, o saremo sopraffatti numericamente.» Manifesta elitismo e xenofobia. Considera l’eugenetica un rimedio più semplice da attuare rispetto al genocidio. Convertite gli altri alla vostra causa, così ci saranno più persone come voi e meno come “gli altri”.
«Posso anche farlo, tanto il pianeta ormai è comunque condannato.» Natalismo nichilista. Prendere in considerazione il valore etico del condannare alla vita e alla morte un innocente in un mondo destinato al collasso ecologico.
«Mi piacerebbe ottenere un senso di immortalità.» Teme la morte e la non-esistenza. Accettare la caducità. Diffondere le proprie idee anziché i propri geni. Gli eredi di Socrate non sono identificabili, ma le sue idee continuano ad esistere.
«Il mio orologio biologico è impazzito.» Nelle società puritane si trova difficile accettare che il picco del desiderio sessuale, nelle donne, arrivi tra i 30 e i 50 anni d’età. Disattivare quella bomba mentale impiantata culturalmente. Fare l’amore senza fare figli va benissimo.
«Non lo so.» Non ci ha mai pensato. Soffre di conformismo acefalo. Pensare prima di procreare — si potrebbe finire per decidere di non farlo.
«Più avanti negli anni, quando sarà troppo tardi, potrei pentirmi di non aver fatto quell’esperienza.» Teme le preoccupazioni future e che la vita fugga troppo in fretta. Non è possibile provare ogni esperienza. Molto meglio rimpiangere di non aver avuto figli che rimpiangere d’averli avuti.
«Non voglio negare ai miei figli (che non esistono ancora) le gioie dell’esistenza.» Ignora la mancanza di gioia nei bambini che sono già al mondo. Promuovere l’esistenza della gioia, piuttosto che immaginarla nella mera esistenza.
«La procreazione è stata tradizionalmente una fonte di rafforzamento personale per le donne.» Teme la mancanza di potere. desidera quel potere e quel rispetto che la società sembra dare alle madri ma che certamente sottrae ad altri. Le madri ricevono più un sostegno fatto di sole parole che del vero rispetto. Rincorrere una famiglia non costituisce “rafforzamento”. Cercare fonti di rafforzamento che siano tali di per se stesse.

 

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Il VHEMT afferma con decisione di fare sul serio e sul suo sito, al quale rimandiamo per eventuali approfondimenti, illustra nei dettagli il suo pensiero rispondendo argomentando a ogni obiezione. Superando l’aspetto sicuramente pittoresco delle teorie espresse l’approccio puntuale con cui l’argomento è trattato rappresenta un interessante spunto di riflessione… anche per chi ha tutta l’intenzione di diventare presto genitore!

Sito VHEMT

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