L’educazione ecologica è di moda! A dimostrarlo è la ricomparsa, in numerose collezioni, della pelliccia (ecologica). Negli ultimi anni, lo spirito ambientalista dei consumatori è stato incentivato dalle proposte dei brand di moda che hanno optato per scelte di materiali e tessuti nel rispetto dell’ambiente e dell’eco sistema. Infatti, accanto a pionieri della faux fur e della produzione di una moda sostenibile, come per esempio Stella McCartney, numerosi designer hanno dichiarato che non utilizzeranno più la pelliccia vera.

Oltre alle ragioni puramente ecologiste si aggiungono anche quelle estetiche: i numerosi miglioramenti nel campo delle fibre sintetiche permettono oggi di poter creare dei prodotti che “rispettino” le stesse qualità di quelli animali come ad esempio la morbidezza e la lucentezza.

Torniamo indietro di qualche anno. Le origini della pelliccia sintetica risalgono al 1929. Poiché all’epoca  la pelliccia naturale era considerata un bene di lusso difficile da reperire, venne introdotta sul mercato una valida alternativa quale appunto la pelliccia finta. Ciò fu possibile soprattutto grazie agli avanzamenti ottenuti nella tecnologia polimerica (la pelliccia sintetica viene sostanzialmente ricavata dal tessuto di pile, costituito da fibre polimeriche). I primi tentativi nella copia delle pellicce animali vide l’utilizzo dei peli di alpaca, meno costosi ma di evidente bassa qualità. Delle pellicce finte degne di questo nome si ebbero solo negli anni ’50 quando vennero utilizzati i polimeri acrilici in sostituzione dell’alpaca.

Oggi, le nuove frontiere della moda con l’aiuto della tecnologia avanzata di cui disponiamo, spingono i limiti oltre l’impensabile. Infatti le pellicce ecologiche non sono più fatte di semplice tessuto sintetico ma di vera fibra stampata. Ebbene si, stampata. Gli scienziati de MIT (Massachusetts Institute of Technology) hanno sviluppato infatti una tecnica che permette di stampare i peli utilizzando una stampante 3-D. Il progetto prende il nome di Project Cilllia e permette di stampare peli della dimensione di 50 microns.

Grazie a tutti questi miglioramenti, la pelliccia finta sta spodestando quella vera, diventando ormai capofila di quello che sembra essere il nuovo (e sempre più condiviso) atteggiamento nei confronti del fashion: produrre capi che rimangano fedeli alla filosofia della moda del lusso ma che, allo stesso tempo, siano cruelty-free e cioè non arrechino danno agli animali.