E’ già passato un anno dal grido di terrore che la notte del 24 agosto 2016 svegliò e distrusse un’intera comunità che si ritrovò unita nel dolore e nella devastazione che colpì tutto ciò che con sforzi, fatica e rinunce gli abitanti di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto si erano costruiti. Questo boato, in tutta la sua potenza, raggiunse il cuore e la sensibilità di tutta Italia, ma non solo. Un male che rimbalzò su ogni schermo televisivo internazionale, uno scompiglio e subbuglio di primo piano che, come conseguenza, mobilitò intere associazioni, gruppi di volontari, giovani e piccoli imprenditori, i quali, con la volontà e brama di rinascere e portare di nuovo a sorgere un grande patrimonio artistico e ambientale, hanno messo in campo diversi e numerosi progetti alimentati dalla creatività.

epa05511065 Rescue workers in Amatrice, Rieti Italy, 26 August 2016, two days after the powerful earthquake that killed at least 250 people. Displaced survivors of the 24 August’s earthquake in central Italy have occupied some 2,100 of the 3,500 beds made available by the Civil Protection Department, officials said. However the number is on the rise as residents are still fleeing their homes due to continuing tremors hitting the area. EPA/ROBERTO SALOMONE

“Il miglior modo di ricordare i morti, è quello di pensare ai vivi”.

Così, l’ex presidente della Repubblica Sandro Pertini, esordì in seguito al terremoto in Irpinia. E’ il giornale “Il Sole 24ore” a riportare questa citazione, accompagnata da una riflessione energica e decisiva dell’architetto milanese Renzo Piano, il quale sottolineò la necessità impellente di difendersi, prendere provvedimenti per non permettere più che “interi paesi e centinaia di persone restino sepolti sotto le macerie” in quanto “il terremoto è un mostro”, ma l’uomo possiede le tecniche e competenze per poter salvaguardare la sicurezza precaria che in questo momento affligge la comunità. Come affermò l’architetto, il primo punto da cui partire è una ricostruzione di ampio respiro, una riqualificazione su larga scala che possa raggiungere le generazioni successive attraverso progetti intensamente pensati, studiati ed elaborati scientificamente, sulla base di conoscenze approfondite. L’obiettivo, dunque, è la difesa del territorio italiano, un luogo ricco e fragile come la bellezza che lo circonda. Un patrimonio così grande da non essere percepito come tale ma, al contrario, “vissuto con distrazione”, senza cura e dedizione. Insomma, “serve una svolta culturale, abbiamo il dovere di rendere meno fragile la bellezza dell’Italia ingentilita e antropizzata dai nostri antenati. Un bene comune la cui responsabilità è collettiva” (Renzo Piano, Il Sole 24ore).

Una grande sollecitazione, quella di Renzo Piano, alla quale non hanno tardato le risposte. Intere associazioni, volontari e liberi professionisti hanno unito le loro energie dando vita a straordinari programmi.
Tra questi progetti c’è “Amatrice a tempo”, promosso e ideato da Anpas insieme al Comune di Amatrice, con il fine di realizzare un Centro di Comunità che ripresentasse, in ugual misura, il tessuto fisico, urbano e sociale del luogo colpito; il tutto conseguito con i soldi pubblici raccolti. “A tempo” indica la costruzione di strutture temporanee nelle quali poter collocare e concentrare attività commerciali e ricreative; dove promuovere momenti di socialità, informazione ed educazione (biblioteche, spazi per bambini, servizi di cura per la persona), il tutto allestito all’interno di strutture prefabbricate. Sono oltre 1.600 i volontari che fin dalle prime ore del 24 agosto scorso sono intervenuti in Centro Italia per portare soccorso e assistenza. Psicologi, infermieri, medici, protezione civile, educatori, cinofili, geologi ed elettricisti si sono stretti in una morsa con un unico obiettivo: laricostruzione dell’identità delle comunità colpite. Ristabilire percorsi di resilienza, socialità, aggregazione e cultura, rappresenta uno dei nodi centrali delle attività su cui concentrare l’attenzione dopo le prime fasi di emergenza” (Anpas).
Ad unirsi a questo sentimento di solidarietà sono stati il Modavi Onlus insieme al Modavi Protezione Civile, i quali hanno deciso di contribuire con una raccolta fondi per la costruzione di casa, ospedali, scuole, chiese e luoghi pubblici, tramite donazioni.

Questi luoghi colpiti, però, non sono solo fatti di edifici, piazze ed uffici. La cultura qui ha da sempre un’importanza di primo piano, una luce intorno a sé che attira ogni anno centinaia di turisti riuniti per poter godere delle bellezze che un luogo isolato e suggestivo come questo può offrire. Ed è stata anche la cultura una delle grandi vittime di questa ferita indelebile. Così, per salvaguardare il fascino, l’eleganza e l’armonia, Unesco Giovani porta avanti il proprio appoggio a favore del progetto Box336am, un Contenitore culturale per Amatrice e le zone colpite, all’interno del quale si può trovare l’essenziale per promuovere eventi culturali e ricreativi.
A supporto della popolazione e della cultura c’è anche la campagna “Adotta un’opera”, con il compito di lavorare in stretta collaborazione tra donatori, amministrazione e cittadini in assoluta trasparenza. Una prima fase di questo piano di ricostruzione è legata ai monumenti, centri storici, opere artistiche e bene culturali. Un secondo intervento, invece, è indirizzato a nuove aree per il turismo, la ricreazione, ricezione e il recupero dei beni culturali della frazioni.

Insomma, un dolore non indifferente all’intera nazione che si è mobilitata a favore dei suoi concittadini portando con sé impegno e speranza. Una speranza che, purtroppo, continua a tremare come la terra sotto i nostri piedi.

 

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