08:59 am
24 giugno 2018

DOSSIER | Il devastante tracollo economico del Venezuela

DOSSIER | Il devastante tracollo economico del Venezuela

La crisi economica, istituzionale e sociale del Venezuela iniziata nel 2011 continua senza sosta ad affliggere il Paese. La Repubblica federale del Venezuela, situata nel Nord dell’America Meridionale, appare spaccata al suo interno. Una lotta continua tra le forze governative, guidate dal Presidente Nicolas Maduro, e l’opposizione che, insieme alla popolazione, è scesa ormai da qualche mese a manifestare nelle piazze il proprio dissenso. Numerosi i morti in questi giorni, se ne contano circa 90, per lo più studenti ma anche lavoratori, stanchi delle condizioni disumane in cui versa il Paese.

Da anni, più precisamente dal 2008, la Repubblica del Venezuela sta attraversando una grave crisi politica, economica e sociale che si è trasformata in breve in una vera emergenza umanitaria. Una tragedia, come quella che vive la popolazione venezuelana, che non va e non può essere tralasciata né taciuta. Il compito dell’informazione, infatti, è quello di essere sempre un microfono aperto sulla realtà.

Il 5 marzo del 2013 muore Hugo Chavez, lasciando il Venezuela nelle mani del suo vice presidente  Nicolas Maduro. Personalità austera, quella del socialista Maduro, che fin dall’inizio, però, non ha saputo far fronte alla situazione. A farne le spese, come sempre in questi casi, è stata la popolazione.

Tutto ha avuto inizio con la crisi finanziaria del 2007-2008 che ha prodotto una caduta dei prezzi del petrolio e una forte instabilità interna. Il paese ha attraversato due recessioni, la prima tra il 2014 e il 2015 e la seconda tra il 2016 e il 2017. Lo sviluppo di efficienti tecnologie estrattive ha prodotto un aumento della produzione di petrolio a cui, però, non è corrisposto un aumento della domanda. Ciò ha determinato un surplus che ha fatto crollare il prezzo del greggio che nell’arco di un anno, tra il 2014 e il 2015, si è dimezzato dai 100$ ai 50$ a barile.

L’economia venezuelana è da sempre fondata sull’esportazione di petrolio, pertanto il crollo dei prezzi del greggio ha provocato un vero e proprio terremoto interno. Non potendo sfruttare il petrolio, il Venezuela ha sfruttato le risorse energetiche idroelettriche, ma un periodo di siccità prolungato ha reso impraticabile anche questa strada aggravando notevolmente il quadro economico e sociale del paese. Il governo di Maduro ha adottato una serie di misure drastiche che non hanno portato frutti se non il peggioramento di una situazione già precaria.

Tali eventi, uniti all’instabilità politica del Venezuela, sopratutto in seguito all’insediamento dell’attuale Presidente, hanno provocato un’inflazione che dura ancora oggi e che è arrivata fino al 700%, una situazione mai verificatasi nel XXI secolo. Naturalmente anche il tasso di disoccupazione è in crescita.

Dal 2015 il Parlamento in Venezuela è controllato con un’ampia maggioranza dall’opposizione al Presidente Maduro, che è rimasto alla guida del Paese solo a causa dello stato d’emergenza. Nel marzo di quest’anno è stata presentata in Parlamento una mozione per metterlo sotto accusa, mozione approvata dalla maggioranza. Ma dal momento che il Presidente del Venezuela detiene un ampio controllo sulle istituzioni, non c’è da stupirsi che nello stesso mese una sentenza della Corte Suprema esautora il Parlamento della sua funzione, lasciando pieni poteri a Maduro.

Il Parlamento è accusato di aver oltraggiato e ostacolato il Presidente nella legale espletazione dei suoi compiti e dei suoi poteri. Inoltre, la sentenza chiarisce che le competenze del Parlamento saranno esercitate direttamente dalla Corte Suprema. Tuttavia, a poche ore arriva la rettifica da parte della Corte Suprema, richiesta dallo stesso Maduro sull’onda delle pressioni fatte dalla procuratrice generale Luisa Ortega Diaz. Il Presidente del Venezuela, resosi probabilmente conto del passo falso della Corte Suprema dimostratosi un vero e proprio tentativo di rottura costituzionale, tenta di correre ai ripari. Nel frattempo le opposizioni e i cittadini si riuniscono per chiedere le dimissioni di Maduro e il ritorno alle urne.

A questo punto, forte dei suoi poteri straordinari, Maduro ha tentato in tutti i modi di rimandare le elezioni che avrebbero dovuto svolgersi nel 2016. Il pieno controllo sul Tribunale Superiore gli ha permesso di rallentare tutte le pratiche per la presentazione della documentazione dei suoi avversari. Anche se il suo mandato finisce nel 2018, Maduro non ha intenzione di tornare alle urne, consapevole che ad aspettarlo ci sarebbe solo una pesante sconfitta.

L’Osa (Organizzazione degli Stati Americani) di fronte a questa situazione, aveva accusato Maduro di essere antidemocratico e pertanto aveva richiesto la sospensione del Venezuela dall’organizzazione.

Il Parlamento venezuelano aveva poi ratificato il dossier su Maduro presentato dall’organizzazione stessa, provocando l’ira del Presidente. Da qui sono iniziate le manifestazioni contro il governo, le proteste e le accuse di golpe. La situazione è insostenibile, gli scontri sono sempre più accesi e continuano a mietere vittime. Dura la reazione del governo che teme che si arrivi a uno stato di ribellione anarchica.

Nel frattempo il Parlamento non si arrende e ha iniziato a raccogliere le firme per un referendum per decidere se destituire Maduro prima della scadenza del suo mandato, prevista all’inizio del 2019.

L’emergenza umanitaria, proprio negli ultimi mesi, sembra essere passata in secondo piano a causa dell’instabilità politica ed economica interna. E intanto la gente continua a protestare perché non ha cibo né cure sanitarie. I supermercati sono ormai vuoti e l’inflazione è salita alle stelle.

Tra gli effetti provocati dalla crisi, uno in particolar modo sembra aggravare la situazione. Si tratta della mancanza di alimentari e di medicinali, un fenomeno senza precedenti.

Questa situazione ha colpito per lo più i generi di prima necessità, dal latte alla farina, dall’olio al caffè e ai vari tipi di carne. Anche la sanità ha subito un contraccolpo al punto tale che la gente è stata costretta a lunghi viaggi in altri Stati per ricevere le cure necessarie. Secondo gli ultimi dati diffusi a maggio, negli ultimi tre anni, la mortalità infantile è cresciuta del 30% e la mortalità per parto o problemi in gravidanza del 65%. Mettere al mondo un figlio in Venezuela è davvero pericoloso.

A complicare il quadro generale, già di per sé disastroso, ci sono due fenomeni – la corruzione e la violenza – che hanno assunto dimensioni preoccupanti. Risolvere questi problemi potrebbe accrescere la credibilità di Maduro che sembra invece perdere proseliti. Lui stesso, tra l’altro, aveva inserito la violenza e la corruzione tra i punti da sviluppare all’interno del suo programma elettorale. Ma proprio la corruzione sembra essere la sua linea guida. E, infatti, già l’elezione risicata del 14 aprile del 2013 con il 50,7% dei voti contro il suo avversario Henrique Capriles Radosky seminava dubbi sulla legittimità del procedimento elettorale.

Le proteste e i sommovimenti continuano a crescere nelle grandi città, nei piccoli centri urbani e perfino nelle periferie. E le migliaia di persone scese in piazza non si fermeranno di fronte a nulla, nemmeno di fronte alla polizia e alle forze governative.

Intanto Maduro nelle scorse settimane aveva inviato una lettera a Papa Francesco chiedendo di fare da mediatore nel conflitto scoppiato con l’opposizione. Ma il Presidente del Venezuela rimane fermo nella sua poltrona, solidamente attaccato al potere e le opposizioni unite nel tentativo di cercare una via praticabile per destituirlo.

Nel frattempo i paesi dell’OSA si sono radunati per discutere della crisi venezuelana. L’organizzazione sta monitorando la situazione, ma al momento nessuno sembra essere intenzionato a intervenire diplomaticamente. I 14 Paesi capeggiati dal Messico hanno presentato la propria proposta nella quale si chiedeva a Maduro di considerare una riforma costituzionale. Ma la proposta non è riuscita a raggiungere la maggioranza necessaria. Oltretutto Maduro ha abbandonato volontariamente l’assemblea dichiarando che i Paesi stranieri presenti nell’Osa non hanno diritto di prendere decisioni riguardanti il Venezuela.

Insomma, Maduro sembra ormai “ai ferri corti e solo”, e  sta perdendo di vista il benessere della sua popolazione che combatte tutti i giorni per ottenere ciò che un paese democratico dovrebbe sempre garantire: salute, cibo e tutela dei diritti.

 

 

 

 

 

Credits immagini: www.pinterest.com

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