Entro in bagno,
mi guardo allo specchio,
ho una luce strana dentro gli occhi,
la porta del bagno ancora aperta
ti guardo sdraiata sul letto che dormi,
mi chiedo che sogni fai,
e poi penso a quelli che faccio io,
che non ci sono più da un po’, non so dove sei tu,
ma ti vedo solo se ti guardo,
se non ti guardo non ti vedo più,
mi sforzo di pensarti quando non ti guardo,
ma nella mia testa ci sono solo suoni,
suoni confusi di parole cattive e violente
come le cose che non si vorrebbero dire mai,
ma poi si dicono comunque,
me le hai lanciate addosso
e non ho mai avuto nulla con cui difendermi,
suoni di lacrime e dolore
suoni di disperazione
non è più come un tempo.
Non ti vedo più dentro la mia testa
che cammini piano, e mi sorridi forte,
sento che ci siamo persi ma tu sei comunque nella mia parte di letto,
ma non nella mia parte di vita.
Mi chiedevo come fosse possibile che lei non avesse osservato nulla
mi chiedevo come fosse possibile che lei non avesse sentito nulla
mi chiedevo come fosse possibile che lei non accennasse nulla
io mi sentivo come se vedessi in lontananza una luce pronta a spegnersi,
da un momento all’altro.
Come poteva per lei esser tutto come un tempo?
Quando era abbastanza chiaro, che non lo era più.
Ho pensato che forse ero solo io, lo stupido,
o forse no.
Mi sento come se ci fossimo seduti entrambi su un divano molto comodo,
e né io né te abbiamo più avuto voglia di alzarci,
continuiamo a rimanere su questo divano, forse nella speranza,
che primo poi, uno dei due si alzi,
e non torni più a sedersi di fianco all’altro.

 

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