Giovan Battista “Nanni” Valentini è stato un pittore, disegnatore, ceramista, scultore, e insegnante d’arte. Il suo nome non è universalmente noto, non risuona nelle orecchie come quello di un Fontana o di un Cattelan, ma ciò non diminuisce l’importanza fondamentale del suo contriubuto alla scultura ceramica del secondo Novecento.

Valentini nasce nel 1932 a Sant’Angelo in Vado (PS), e rimane nelle Marche fino al 1957 quando si trasferisce a Milano, città dove avviene la sua grande maturazione artistica.

Già nei primi anni Cinquanta partecipa a mostre collettive e concorsi di ceramica, primo fra tutti il Concorso Internazionale per la Ceramica d’Arte di Faenza, che vince spesso. Valentini non ha ancora 30 anni, ma ha già raggiunto una serie di premi e traguardi importanti.

A Milano viene a contatto con artisti e personaggi di rilievo della scena artistica degli anni Sessanta: conosce Giò e Arnaldo Pomodoro e si lega a Lucio Fontana. Il maestro lo prende sotto la propria ala, lo porta ad esporre in importanti mostre (alla “XX Ceramic International” al Syracuse Museum di New York, dove vince il primo premio) e i due lavorano insieme alla Tomba Melandri, nel Cimitero di Faenza.

A questo momento di fervore artistico segue il decennio degli anni Sessanta, di difficile crisi creativa. Valentini si ritrova a distruggere le proprie tele e a tentare di risolvere i problemi che dalla pittura hanno investito anche la scultura. La dicotomia tra queste due arti, tra il visibile (l’apparenza, la pittura) e il tattile (la certezza, la ceramica) è uno dei motivi centrali della sua crisi. Il blocco creativo si protrae fino ai primi anni Settanta, quando Valentini realizza quello che definisce “il mio primo lavoro”. Si tratta di Impronte (1972-73), un’opera in ceramica dove foglie, rami ed elementi vegetali sono stati pressati sulla materia. Con questo vero e proprio calco Valentini dichiara la propria intenzione di ripartire dal dato naturale originario e la propria preferenza per la terracotta, materiale che non abbandonerà mai.

Sempre legata al rapporto tra la pittura e la scultura, è da rilevare la personale tenutasi nel 1975, alla Galleria Milano. La mostra è riconosciuta dai critici come un punto di svolta, dove Valentini espone il frutto delle sue indagini pittoriche: le Garze (o Filtri) sono delle tele trasparenti appese e staccate dal muro, con delle aperture, delle finestre verso un di là. È chiara la ricerca attorno allo spessore dello sguardo, tema caro all’artista.

Archivio Valentini

Gli anni Settanta sono il momento di ripresa creativa ed espositiva.

Dal 1969 infatti comincia l’attività di insegnante all’Istituto Statale d’Arte di Monza, -oggi Liceo Artistico “Nanni Valentini” a lui intitolato nel 2015,- dove rimane fino al 1985. La scuola gli offre tutto quello che cerca da anni: stabilità economica e fisica; colleghi che sono insegnanti ma in primo luogo artisti; la possibilità di trasmettere le proprie conoscenze ad altri e di riceverne a sua volta dagli studenti; la possibilità di sperimentare continuamente senza la pressione di dover arrivare ad un’esibizione finale.

Importanti creazioni di questo periodo sono le sue tavole didattiche. Si tratta d’intere lezioni riguardanti la forma, il tratto, la linea, l’immagine, interamente disegnate dall’artista, che Valentini distribuisce agli studenti utilizzandole come base per la spiegazione. Si tratta di fogli fittamente compilati ricoperti di disegni, schizzi, studi, riferimenti alla letteratura, alla filosofia, alla storia dell’arte. Vere e proprie opere d’arte, sono importanti per comprendere la poetica dell’opera ceramica dello stesso autore. Sono infatti proposti gli stessi blocchi tematici di cui si occupa anche nella produzione personale: si ritrovano quindi lezioni sul volto, sul tema della casa, sulla forma del vaso, sullo sguardo, e tavole più canoniche come copie di paesaggi di Albrecht Dürer.

È quindi dal 1969, proprio grazie all’insegnamento, che Valentini riesce a sbloccarsi e a vivere una vera e propria rinascita artistica. Ritorna ad esporre in numerose personali e collettive, in Italia e all’estero.

Nel 1978 nascono le sue “serie problematiche”, come le definisce Flaminio Gualdoni nella sua monografia del 2005. Si tratta di quelle serie tematiche che Valentini porterà avanti fino alla fine della carriera, sviluppandole in un continuum di studi progetti ed esposizioni che si riprendono l’un l’altro. Esempio principe di questa produzione è il lavoro attorno al tema de Il vaso e il polipo, studiato dal 1978 e completata nel 1982.

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Negli anni Ottanta Valentini raggiunge vette d’espressione artistica altissime grazie alle forme che sviluppa e alle numerose e complesse installazioni che propone.

Tra queste ultime è necessario rilevare il Dialogo (1982-83), la Deriva (1982-83) e l’Annunciazione (1982-83) che l’artista espone alla personale del gennaio 1984 al Pac di Milano. Tali opere sono una perfetta conclusione del suo percorso artistico, in quanto concludono la trattazione di svariati nuclei tematici cari all’artista: la casa, il volto, l’angelo, la colonna.

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Nanni Valentini muore il 5 dicembre 1985 a Vimercate, lasciando dietro di sé un gran numero di opere finite e in elaborazione, schizzi, studi, bozzetti.

La sua attività artistica era ed è tutt’oggi riconosciuta dalla critica come fondamentale per il Novecento italiano e internazionale. Le sue opere sono oggi conservate presso l’Archivio Valentini, che ha sede ad Arcore, in via Tiziano 42.

Credits:

-Fonti:

1) Susanna Olmi, Annunciazione, Dialogo e Deriva di Nanni Valentini. La personale al Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano del 1984, Tesi discussa all’Università degli Studi di Milano, Milano, A.A. 2016/2017, relatore Giorgio Zanchetti.

2) Flaminio Gualdoni, Nanni Valentini, Cinisello Balsamo, Silvana Editore, 2005.

-Fonti fotografiche: https://it.pinterest.com/

-Crediti immagini: Archivio Valentini.