Il bisogno di contatto fisico è vitale per molti, ma soprattutto per i bambini appena nati. Ecco dunque che in questa situazione di pandemia, esenti dall’intimità corporea, ci ritroviamo a comportarci come dei neonati abbandonati. Come se riscoprissimo la grammatica del corpo e dell’affettività, se rivalutassimo parole come tenerezza e solidarietà. Come piccole creature che osservano, ascoltano e necessitano di abbracci.

The Kiss Risk

The Kiss serie- Marilù S. Manzini

In questi ultimi mesi, la paura del contagio ha completamente ribaltato le abitudini relazionali degli italiani, facendo porre una particolare attenzione sui comportamenti da adottare.

Sul fronte delle norme igieniche, infatti, nonostante La Società Italiana di Contraccezione (SIC) abbia dispensato consigli per riprendere a vivere la sessualità con serenità, il bacio rimane comunque una delle possibili fonti di contagio. Questo perché permette al virus di insinuarsi nelle vie respiratorie attraverso la saliva.

Un caleidoscopio di nome Marilù
intimità contactless
The Kiss serie- Marilù S. Manzini

È certo, quindi, che in questo momento il bacio possa essere più rischioso del rapporto sessuale, ma è ovviamente indiscusso che non vi sia alcuna intimità sessuale senza baci. Ad anticipare queste difficoltà di intimità contactless, quindi, ci ha pensato l’arguzia dell’artista poliedrica Marilù S. Manzini.

Marilù è innanzitutto una scrittrice di romanzi quali Bambola di cera , Io non chiedo permesso e Il Quaderno nero dell’amore, sul quale girerà anche un film prossimamente. Ha partecipato poi alla mostra collettiva di Galleria del Barcon, oltre a essere creatrice di una sua personale organizzata dal pittore Ezio Cella al Globe di Milano.

L’artista, nel 2019, prima della diffusione del Coronavirus, ha deciso di creare una serie fotografica  denominandola The Kiss, ovvero il bacio. Successivamente questa è stata riletta e rivestita di un nuovo significato in occasione della Mia Photo Fair 2020 a Milano.

Manifestazioni Interdette
The Kiss serie- Marilù S. Manzini

Il ciclo propone delle immagini di coppie che cercano di baciarsi, ma sono impossibilitate a farlo a causa di vari oggetti, come mappamondi, aeroplani, nastri adesivi che si interpongono tra le loro labbra. Si tratta quindi di una sorta di distacco profetico, la cui chiave di lettura non è la distanza, ma la complessità nel parlarsi, nel baciarsi.

Anche nel doversi osservare a occhi nudi, per leggere le espressioni e le reazioni di chi ci sta di fronte. Sono gesti semplici e abituali, che in situazione estreme come queste ci sono stati interdetti, mettendo a dura prova il nostro benessere psicofisico.

Immagini quindi di forte impatto, che mettono in luce anche e soprattutto quella brama di riscossione dell’amore, impensabile durante il Coronavirus, ma non impossibile per una società umana sempre pronta a far fronte a nuove sfide. Marilù S. Manzini ha deciso dunque di mostrare l’impedimento, ponendo l’accento sulle difficoltà che ci possono essere nell’amore, determinate in questo caso non dà loro, ma da circostanze esterne e ineluttabili.

La vita contro il Coronavirus
intimità contactless
La donna gravida in quarantena- Marilù S. Manzini

In occasione della Mia Photo Fair, la Manzini esporrà anche un’opera inedita: La donna gravida in quarantena. Questa vede come protagonista una donna gestante, il cui grembo è cinto da dei nastri adesivi percorsi dalla scritta Quarantine.

Dall’opera è possibile cogliere il bisogno di protezione della donna nei confronti del nascituro, l’intimazione all’isolamento sociale e la conseguente paura per il futuro limitato del bambino. Ma emerge anche la vita, che nel continuare a generarsi è in grado di osteggiare qualsiasi virus.

Keep in Touch

Il timore del contagio e l’obbligo di distanziamento sociale hanno avuto anche dei risvolti positivi, generando un vero e proprio cambiamento epocale nel modo di utilizzare le applicazioni. Se la via online è sempre stata quella più utilizzata, al di là del momento storico, questa soluzione ha portato sicuramente ad un’impennata nell’uso dei social, delle app apposite e dei siti porno.

C’è chi ha utilizzato la tecnologia per rimanere in contatto, come le coppie non conviventi. Chi se ne è servito in guisa di supplenza affettiva e sessuale, seguendo i suggerimenti di molti sessuologi come Roberta Rossi, favorevoli all’attività sessuale a minor rischio, quindi che coinvolge solo sé stessi. Infine chi, per combattere la noia casalinga, si è spinto oltre, andando alla ricerca dell’anima gemella.

L’amore Social
intimità contactless
Boisé & Josef – Found love in quarantine serie- Jonnah Bron

Di questo tema si è occupata la fotografa olandese Jonnah Bron, già nota per il progetto Where we did it, un diario visivo dei luoghi intimi in cui ha fatto sesso. Affascinata dunque dal fenomeno, sviluppatasi oltretutto anche nella sua stessa cerchia di amici, ha voluto documentarlo ritraendo i propri soggetti nell’intimità delle loro case.

Ha iniziato con la collezione Found love in quarantine, fotografando una coppia di due sue amiche. Ne ha poi trovate di nuove su Instagram, ritraendo quelle fuori dall’Olanda via Zoom. Inoltre ha realizzato un autoscatto con la sua coinquilina, nonché attuale fidanzata.

Ad accomunare le relazioni è il loro primo approccio svoltosi online e che, aldilà delle circostanze, si è trasformato in vera e propria affezione amorosa. Deen e Lotte si sono conosciute su Instagram e hanno cominciato a parlare su Facetime, Roos e Rosa hanno iniziato a chattare su Tinder, Boisé e Josef si sono matchati su Bumble.

intimità contactless
Eva & Lara – Found love in quarantine serie- Jonnah Bron
Omnia Vincit Amor

Nel ritrarre il contrasto tra l’obbligo di distanziamento sociale e l’omnia vincit amor, entrambe le fotografe sembrano voler auspicare ad un ritorno alla normalità. A quando l’amore significava “un bacio a labbra salate, un fuoco, quattro risate…” come cantava Baglioni.

A quando la sessualità si coniugava al cuore e ai sensi e a quando la chiacchierata tra amici non era altro che un naturale evolversi di discorsi, senza interruzioni o come molte volte accade nelle conversazioni con la mascherina. A quando non si doveva rinunciare alla corporeità per un’intimità contactless.