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19 gennaio 2018

Marilyn Monroe: un ritratto in musica

Marilyn Monroe: un ritratto in musica

Era il 1° giugno di 91 anni fa. In un ospedale di Los Angeles Gladys Pearl Monroe dà alla luce una bambina, Norma Jean, destinata a diventare una delle icone più influenti nella cultura occidentale. Marilyn Monroe, nome che scelse per il pubblico, è per tutti il simbolo dell’eleganza e della ricchezza della Hollywood degli anni ‘50 e dei tappeti rossi, una leggenda la cui vita si intrecciò con la storia di un’epoca, tra intrighi politici e scandali da prima pagina.

Indimenticata come attrice di pellicole di grande successo – tra cui Quando la moglie è in vacanza, A qualcuno piace caldo -, tristemente nota per le ombre che hanno avvolto la sua prematura morte, Marilyn e il suo talento canoro sono stati solo recentemente riscoperti, divenendo oggetto di ricerca per il critico Enzo Giannelli nel saggio del 2013 “Marilyn, una voce in celluloide”. Chiunque ha chiaro in mente il timbro suadente della voce della diva (sebbene il filtro del doppiaggio cinematografico!), ma a fatica è stata riconosciuta dalla comunità musicale la rispettabilità artistica che merita.

Gary Giddins, critico jazz americano, sostiene che Fred Astaire e Marilyn non vennero mai pienamente identificati come cantanti per la loro preminenza mediatica in altri campi dello spettacolo. Eppure la diva dedicò metà della sua breve vita allo studio del canto, trascorrendo in studio molto tempo per la preparazione dei brani che fecero poi da colonna sonora per alcuni dei suoi film più celebri. 32 i brani che Marilyn incise dal 1948 al 1962 (I Wanna Be Loved By You, Kiss, Bye Bye Baby, per citarne alcuni), ultimo dei quali il memorabile, eseguito al Madison Square Garden durante i festeggiamenti per il quarantacinquesimo compleanno del presidente degli Stati Uniti, John Fitzgerald Kennedy.

Quell’esibizione, datata 19 maggio 1962 e rimasta incastonata nell’immaginario collettivo di generazioni, fu solo all’apparenza improvvisata ed estemporanea: accompagnata al piano da Hank Jones, la diva impiegò diverse ore nella stesura del testo e nell’allestimento di quell’intermezzo canoro che contribuì alla creazione del mito di Marilyn, venuta a mancare solo tre mesi più tardi, il 5 agosto 1962.

Di certo non poteva essere considerata un prodigio del canto, e la stessa donna ne era consapevole. Non disdegnava infatti qualche aiuto in fase di registrazione nelle note più alte, come testimonia l’intervento della soprano Marni Nixon nei cori del brano Diamonds are a girl’s best friend, in Gli uomini preferiscono le bionde del 1953. Tuttavia la dedizione e l’incredibile fama del personaggio sembrano aver oscurato quella concreta mancanza di significative doti naturali, riuscendo a rendere esclusivo ma imitatissimo nei decenni quel modo di sussurrare con fare sensuale al microfono, unico della ragazza di Los Angeles.

 

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