Fin dalle origini della poesia, la metrica e la rima sono state le due colonne portanti della lirica, sia seria che comica. Tra di loro interconnessi, questi due elementi permettevano di riconoscere lo schema metrico e la natura del componimento. Fino ai primi dell’Ottocento, la rima era vista come un dogma scontato e fisso. Ma cosa succede quando le regole classiche della poesia vengono meno?

Prima Leopardi con le sue assonanze, poi con d’Annunzio e il Futurismo, la rima cominciò a non essere più rispettata come elemento poetico obbligatorio. Nel secondo Novecento, l’equivalenza fonica cominciò ad assumere un valore diverso: non venne più ripresa come reazione alla novità per tornare indietro nella tradizione, ma come costrizione scelta. Tra gli anni ’50 e gli anni ’70, la protesta sociale del dopoguerra crebbe sempre di più e nella letteratura ciò si manifestò con una diretta critica ai modelli precedenti alle due guerre mondiali. Il modo migliore per criticare fu quello di riprendere le grandi categorie della poesia tradizionale e di riutilizzarle, stravolgendole completamente. Tra gli autori che utilizzarono polemicamente la rima spiccano Paolo Volponi, Edoardo Sanguineti e Pier Paolo Pasolini.

Volponi è famoso per il suo utilizzo ossessivo della rima, in una modalità ripresa dal poeta barocco Ludovico Leoporeo. In Tormenta l’equivalenza fonica in  -menta è ripresa fin dal titolo e continua fino alla fine del componimento.

Altro caso di rima ossessiva si ritrova in Sanguineti, autore che la dispone non nella solita posizione finale del verso ma a metà o addirittura sotto il verso, mandandola a capo in un modo non convenzionale.

Utilizzo non standard della rima è anche quello di Pier Paolo Pasolini. Nelle sue poesie è possibile trovare la cosiddetta rima sdrucciola: una delle parole che equivale fonicamente con l’altra è sdrucciola e contiene nel suo corpo la parte rimante. Ciò che rimane dopo di essa non è considerato. In sostanza, è una rielaborazione del concetto di posizione metrica.

Dopo gli anni della contestazione, l’uso della rima cominciò a sparire. Oggi nella maggior parte dei componimenti è assente. Bisognerebbe in effetti chiedersi quale utilizzo si potrebbe farne nella nuova poesia post-moderna e se per la rima ci sia ancora realmente spazio. In questo momento, più che di poesia in senso stretto, si può solamente parlare, forse, di prose poetiche.

 

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