“La disuguaglianza fa bene” – perché il concentrato di Porro è nutriente

Nicola Porro, l’attuale conduttore di Matrix? È entrato in scena solo a settembre di quest’anno, possibile non averlo presente. L’autore e conduttore di Virus-Il contagio delle idee? Così diventa più nitido. Il vicedirettore de Il Giornale? Ora è chiaro. Quasi automaticamente gli passano in sovraimpressione tutti i titoli con cui il quotidiano si è divertito a pungolare l’indignazione pubblica, dallo storico “Ciao ciao culona” al tanto rimbalzato sui social “Tre colpi di pistola contro una donna salvano l’Europa”(previsione azzeccata, eh).
La disuguaglianza fa bene non è però un titolo de Il Giornale. Con il sottotitolo “Manuale di sopravvivenza per un liberista” si tratta dell’ultima opera di Nicola Porro, edito da La nave di Teseo e pubblicato il 15 settembre 2016. “Questo libretto ha la minima speranza di raccontare il lievito base del liberalismo” e suo scopo è di costruire per il lettore una “biblioteca liberale”.
Libertà individuale (declinata soprattutto all’attualissima questione della privacy), allarmismo ecologico, individualismo metodologico, libero mercato, competizione scolastica, e ovviamente disuguaglianza, sono solo alcuni degli ingredienti di un concentrato di destra liberale: il percorso per la conoscenza e comprensione dell’ideologia è tracciato da Porro attraverso più di quaranta opere di autori non necessariamente di destra.

 

Da nomi come Thomas Jefferson, Adam Smith, Alexis de Tocqueville, Alessandro Manzoni (sì, proprio I promessi sposi), e Luigi Einaudi, si passa a personalità famose per ben altro, come Michael Crichton e David Mamet (rispettivamente lo scrittore di Jurassic Park e lo sceneggiatore de Il verdetto e Sesso & potere), a Nobel come Ronald Coase e Milton Friedman, fino a tappe meno note, ad esempio la scuola austriaca, l’ambientalista di sinistra Bjørn Lomborg e il professore Sergio Ricossa.
Il pensiero unico, o meglio di sinistra secondo Porro, è la macina che produrrebbe solo disinformazione e silenzio contro le idee che non si omologano ad esso, come appunto il caso italiano di Sergio Ricossa: “il numero uno”, poco apprezzato in vita, e che da morto suscita nell’autore un apprensivo moto di attenzione, non perché venga per forza rivalutato, ma per salvarlo da una damnatio memoriae.
Il rispetto e la leggibilità per questo bignami del liberalismo stanno proprio nell’essenziale proposito di conoscenza: non vuole convincere della bontà delle voci “fuori dal coro”, ma far sì che siano per lo meno ascoltate, o più spesso scoperte. La disuguaglianza fa bene spera di non parlarsi addosso passando nelle mani di affezionati, e lo si sente per il tono leggero e vicino al lettore, di cui non dà nulla per scontato, quando ad esempio si sofferma a spiegare la differenza fra imposte progressive e proporzionali con parole semplici e mirate.
Il confronto è con un concetto di destra che all’Italia rimane poco familiare, sia per la pigrizia politica cui i liberali si sono assuefatti, sia per il ruolo decisamente più noto di una destra sloganista di “ruspe” e “cattivi compagni da abbandonare”. Il Manuale di sopravvivenza per un liberista è ricco di contenuti e argomentazioni che possono risultare più o meno convincenti e condivisibili, ma appunto ne è ricco. Apre una biblioteca che per quanto vasta e densa in sole trecento pagine, non smarrisce il lettore e lo coinvolge, perché, parafrasando Porro, come tutti i progetti che hanno le idee chiare, si fa capire bene.

 

Titolo: La disuguaglianza fa bene – Manuale di sopravvivenza per un liberista

Autore: Nicola Porro

Pubblicato: settembre 2016

Pagine: 311

Credits: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Nicola_Porro_UITP,_Milano,.jpg

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