Chi si lamenta del pullman che non passa più, dei treni regionali che arrivano in ritardo o che vengono soppressi all’ultimo forse non ha mai provato l’ebrezza di vedere il proprio volo cancellato prima di un weekend romantico, di un viaggio per lavoro o semplicemente prima di qualche giorno tanto atteso per trascorrerlo come turisti.
Il 27 maggio scorso però è successo e ben 75 mila viaggiatori sono rimasti a terra.

Il fatto è avvenuto a Londra, negli aeroporti di Heathrow e Gatwick (due dei nove aeroporti che servono la città) e la protagonista di questo fatto è stata la British airways. Fondata nel 1971, si tratta della compagnia britannica più grande e con il maggior numero di destinazioni internazionali che vanno dall’Europa all’Africa, dall’Asia alle Americhe.
Ultimamente però aveva ricevuto molte critiche poiché è stata dichiarata la decisione di ridurre lo spazio tra una poltrona e l’altra a partire dal 2018: infatti Alex Cruz, nuovo amministratore delegato della compagnia, ha deciso di aumentare il numero di posti da 168 a 180, riducendo lo spazio tra i sedili di due centimetri e mezzo. Inoltre nei voli con rotte più brevi il cibo e i drink erano divenuti a pagamento. Tutto questo per abbassare i prezzi dei biglietti e iniziare a fare concorrenza alle compagnie low cost, tenendo però un’immagine di maggior qualità di servizio e sempre di linea di classe.

Quel giorno il sistema informatico è stato danneggiato provocando la soppressione di 479 voli – circa il 60% di quelli che la compagnia doveva compiere – delle 24h successive da Londra e anche da altre città. Il 28 maggio la British è stata costretta a cancellarne 193, mentre il giorno dopo ancora una decina.
Secondo le dichiarazioni di Willie Walsh, amministratore delegato di International Airlines Group – multinazionale anglo-spagnola nata nel 2011 dall’unione delle compagnie aeree di bandiera della Gran Bretagna (British Airways) e della Spagna (Iberia) –  si dice che tutti i disagi di quella giornata sono stati causati da un errore: il tecnico che stava lavorando in quel momento nel centro dati avrebbe schiacciato un tasto sbagliato, facendo saltare la corrente e provocando quindi il black-out totale.
Il problema principale è stato che il centro dati ordina e dirige moltissime notizie riguardo gli orari dei voli e lo smistamento negli aeroporti in cui atterra la compagnia. Per questo tutto è rimasto bloccato, poiché le informazioni riguardo le partenze e gli arrivi non erano più a portata di mano.

Dopo il caos di questi giorni, la British Airways rischia davvero grosso: dovrà pagare 150 milioni di sterline per i danni causati e rimborsare a tutti i passeggeri i biglietti. Inoltre, come conseguenza dell’accaduto, ha perso in borsa circa il 25% del suo valore (500 milioni di sterline).
Insomma, i problemi per questa compagnia saranno davvero tanti, sia per quanto riguarda i soldi che deve dare sia soprattutto per il numero di clienti che non la sceglieranno più: infatti questo fatto è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso, già ricco di lamentele dovute al cambio di offerta che si voleva fare.
I disagi subiti dai passeggeri in quei giorni non sono stati pochi: c’è chi per ore ha aspettato notizie che non arrivavano negli aeroporti o addirittura negli aerei pronti al decollo. Altri sono stati costretti a pagare cifre altissime per avere un posto sui primi voli in partenza di altre compagnie, oppure coloro che provavano a contattare la British Airways si sono sentiti dire dalla segreteria della compagnia che quella chiamata sarebbe costata 55 penny al minuto.
Ovviamente si è trattato di un comportamento per nulla corretto a cui la compagnia dovrà far fronte.

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