Simbolo del WWF, il panda si erge in tutta la sua dolcezza a testimonial per la salvaguardia delle specie e dell’ambiente.

Logo del WWF. Fonte

L’associazione WWF (World Wide Fund for Nature) è stata fondata in Svizzera nel 1966 ed è tuttora attiva in 96 paesi: l’organizzazione promuove progetti e attività finalizzate all’arresto del degrado ambientale e incentiva l’uomo ad instaurare una pacifica convivenza con il territorio in cui vive.

Nel sito ufficiale del WWF si legge:

“Il marchio del panda è uno più conosciuti e stimati al mondo: un simbolo di impegno, concretezza e positività per la tutela degli ecosistemi naturali e per il futuro dell’uomo.”

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Una domanda risulta lecita, perché proprio il panda?

Una possibile spiegazione al quesito ci viene fornita dallo studio di due zoologi, Ramona e Desmond Morris, che nel 1967 hanno pubblicato il libro “Men and Pandas”, incentrato sull’analisi del suddetto animale.

In questo volume, i due scienziati evidenziano i motivi per cui i panda riescono a suscitare nell’uomo un interesse singolare: l’affabile simpatia sembrerebbe giustificata dal fatto che i “giganti bianconeri” presentano alcune caratteristiche che ben si addicono al gusto umano.

Gli occhi cerchiati di nero, il loro modo di sedere compostamente, la mancanza di organi sessuali prominenti che, in caso di presenza, – a detta dei due zoologi – potrebbe “imbarazzare l’uomo”, contribuiscono a renderci gradito questo animale, a umanizzarlo. Ne consegue una maggior facilità a stereotiparlo ed eleggerlo a simbolo di indiscussa docilità.

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Per gli amanti incondizionati dei panda ecco subito una bella notizia: negli ultimi decenni i panda giganti sono passati dalla categoria delle specie a rischio a quella delle specie minacciate, lo testimonia l’IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura).
A riprova di quando si dice che l’aspetto in effetti un po’ conta

Images: copertina