Ci troviamo ad Ellora, luogo situato a 26 Km da Aurangabad nel Maharashtra, in India meridionale. Qui sorgono ben 34 grotte, mete di pellegrinaggio per tre religioni diverse: buddhismo (dalla 1-12), induismo (dalla 13- 29) e jainismo (dalla 30- 34). Tra queste, sicuramente la numero 16 è stata oggetto di maggiore studio. Si tratta del tempio di Kailasanatha, risalente al tempo di Krishna I, sovrano della dinastia Rashtrakuta ( 753-975 d. C.)

Il Kailasa è il monte himalaiano dove si pensa vivesse Shiva, il dio più particolare della teologia dell’induismo. Il più temibile e, allo stesso tempo, il più meditativo tra le divinità, uomo e donna insieme, potente e amante degli animali (pashupati <signore degli animali). Da ciò si deduce che sia un tempio dedicato a questi.

Il Kailasanatha, al contrario delle altre grotte, è un tempio monolitico (ricavato dalla roccia) o meglio è il tempio monolitico per eccellenza. Esso è il massimo esempio dei Dravida (templi del sud), non solo perché  ha tutte le caratteristiche di questi, ma anche perché qui si trova il più vasto repertorio di scultoreo mai visto prima di allora nell’India meridionale.

Prima di affrontare la descrizione del più grande esempio di tempio, mi sembra doveroso dare alcune indicazioni sulle principali caratteristiche degli edifici sacri di questa zona.

Il tempio Hindu è considerata la dimora degli dei, per questo i fedeli si recano per avere un contatto diretto con il mondo superiore (DARSHNA) e offrire loro un dono (PUJA), mediante la mediazione dei sacerdoti. L’architettura di esso si basa su due principi: quello di emanazione (ci sono sempre più immagini man mano che ci avviciniamo all’esterno) e il principio di replica (ossia la ripetizioni di alcuni moduli) . Gli elementi fondamentali del tempio sono: il MANDAPA, solitamente ornato da colonne e sculture, il quale può essere come non essere direttamente collegato alla  CELLA, solitamente abbastanza disadorna, contiene la statua di una divinità e si eleva in una sovrastruttura chiamata SHIKARA. L’elevazione insieme alla cella, nei templi del sud, è chiamata con il nome VIMANA. Il tutto è circondato da un PRAKARA (muro di cinta) il quale è interrotto da portici (GOPURA).

Tornando al tempio di Kailasanatha,  è indubbiamente stato scolpito partendo dall’alto, infatti si trova in un cortile, fiancheggiato da viva roccia. Un portico a due piani ci permette di entrare nella struttura, la quale è rialzata dal suolo con una sorta di basamento di 7 metri. Ai lati dell’ingresso troviamo due colonne monumentali. Per accedere alle diverse zone del sacrario o si utilizzano  scale oppure le passerelle che iniziano direttamente dal secondo piano del portico e conducono al primo padiglione, il mandapa del toro Nandin, il vahana (uno degli animali che accompagna) di Shiva per poi condurre il fedele al successivo  mandapa colonnato, la cui superficie è decorata con un grandissimo fiore di loto (simbolo di purezza). Dal padiglione si accede alla circumambulazione della cella all’aperto contenente il liga.

Linga è una pietra a forma fallica, la forma immanifesta e trascendente di Shiva. Il termine significa «segno» ed è proprio quello dell’identità sessuale del dio. Il suo fusto è infisso in un basamento che è considerata la vulva (YONI) della dea consorte.

L’elevazione della cella arriva ad un’altezza di 30 metri ed ha la forma tipica del tempio del Sud, ossia piramidale dove ogni edificio riprende la forma degli edifici indiani e culmina con uno Stupi (grossa pietra).

La bellezza straordinaria di questo complesso templare rimane la scultura: dalla rappresentazioni di elefanti enormi come decorazione del basamento del mandapa, alla ripresa di scene del Mahabarata e del Ramayani ( due fra i più importanti poemi indiani ).

 

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Fonti testo: Testo storia dell’arte dell’india, dalle origini ai grandi templi medievali di Cinzia Pierruccini