Tenere tra le mani un vecchio libro non è stupefacente solo per via della polvere e delle parole obsolete impresse sulla carta ingiallita, ma anche per le riflessioni più che mai attuali che emergono facendo scontrare il passato con il presente. Sono proprio considerazioni di questo tipo ad affiorare prepotentemente sfogliando la guida Dogs of all nations di Mason datata 1915. Nata con l’intento di offrire una panoramica su un gran numero di razze canine di tutto il mondo, non intendeva essere né troppo tecnica né esaustiva. Per questo motivo, le immagini la fanno da padrone nella guida come anche sul decisamente più moderno blog Science of dog, che si è impegnato a confrontare il ritratto del secolo scorso di una determinata razza con quello attuale. Per questo ambizioso progetto, il blog si è servito delle immagini in bianco e nero tratte dal libro che ha compiuto ormai più di 100 anni e le ha affiancate a quelle attuali. Le fotografie parlano da sole.

Seppur la qualità delle fotografie del secolo scorso non sia eccelsa, anche l’occhio meno allenato è capace di accorgersi che le differenze sono abissali. Lo sconcertante paragone tra le immagini di oggi e quelle di ieri ci fa aprire gli occhi su come le razze di cane siano cambiate drasticamente nell’arco degli ultimi 100 anni. O meglio, di come l’uomo le abbia modificate. Sì, perché quella che ci ostiniamo a chiamare “evoluzione” non è che un capriccio del genere umano, dal momento che le razze sono state modificate unicamente per assecondare le sue mode e i suoi gusti. La cosa peggiore è che, per rispettare i canoni estetici che abbiamo loro imposto e probabilmente continueremo a imporre, è il benessere dei nostri amici a quattro zampe a risentirne: il muso accorciato, la pelle eccedente e le gambe troppo corte sono solo alcuni dei cambiamenti innaturali responsabili di gravi malattie.

La razza che ha subìto la trasformazione forse più evidente è il bull terrier. Un tempo usato nei combattimenti con i tori, era atletico e slanciato. Oggi appare invece decisamente più tozzo, dalla coda dritta, l’addome più possente e il muso appuntito. È soprattutto alla trasformazione del muso che sono imputabili numerose malattie, quali la comparsa di denti sovrannumerari e l’inseguimento compulsivo della coda.

Anche il bulldog inglese non è quello di una volta. Rispetto al 1915 è evidente quanto oggi le zampe siano più corte e il muso più schiacciato. I cambiamenti fisici si estendono alla sfera caratteriale, dal momento che il bulldog non è più un cane da combattimento, bensì da compagnia. Attualmente questa razza è molto più delicata che in passato, vulnerabile a qualunque tipo di malattia esistente che ne ha abbassato l’aspettativa di vita a 6,25 anni.

Il basset hound è più basso, ha orecchie eccessivamente grandi, pelle in eccesso, occhi cadenti inclini all’entropia e zampe dalle dimensioni ridotte che gli provocano problemi alla colonna vertebrale.

Purtroppo si potrebbe continuare pressoché all’infinito, menzionando il boxer, il carlino, il pastore tedesco, il bassotto e chi più ne ha più ne metta. Ancora una volta la società moderna dà prova di mancare di responsabilità e lungimiranza. Non solo si pensa erroneamente di dover rendere conto delle proprie azioni solo a se stessi, avendo il proprio io come unico interlocutore, ma non ci si accorge di quanto le conseguenze delle proprie azioni siano inesorabilmente proiettate verso il futuro.

Questo scenario di cui siamo responsabili (e colpevoli!) è l’ennesima dimostrazione della pretesa dell’uomo di voler controllare la natura che lo circonda, rivendicando la propria supremazia su di essa. La costruzione di dighe, l’abbattimento di foreste e l’inquinamento non erano sufficienti a designare il rapporto tra l’uomo e la natura come allarmante: vogliamo addirittura plasmare gli altri esseri viventi del Pianeta a nostro piacimento. La cosa più assurda è che stiamo decretando con le nostre stesse mani la sofferenza dei nostri migliori amici, gli stessi che nella notte dei tempi abbiamo separato dai loro simili per addomesticarli e farli vivere al nostro fianco. Loro non farebbero mai e poi mai una cosa simile nei nostri confronti.

Se questa è evoluzione…

 

Fonti:

www.corriere.it 

www.focus.it

https://dogbehaviorscience.wordpress.com/2012/09/29/100-years-of-breed-improvement/

Crediti immagini:

Immagine 1, Immagine 2, Immagine 3, Immagine 4