E’ divertente ricordare un artista per la sua cacca, o meglio per la sua Merda d’artista, sicuramente l’opera più famosa e discussa di Piero Manzoni. Dopo una prima breve adesione al gruppo nucleare, Manzoni inizia ad intraprendere una strada autonoma con una serie di operazioni radicali di gusto neo dadaista, a cui apporta sempre maggiori novità. Manzoni inizia a lavorare sul concetto di performance d’arte, in cui l’artista non crea un oggetto separato da sè, ma esegue un operazione che consiste in questo caso nella confezione e la creazione di scatolette continenti la propria cacca.

Ma queste scatolette, contengono davvero la merda d’artista? Manzoni confeziona novanta scatolette di latta, ciascuna numerata e con una propria etichetta, riportante: “merda d’artista. Contenuto netto gr. 30. Conservata al naturale. Prodotta ed inscatolata nel maggio 1961″, il cui prezzo era fissato al pari di quello dell’oro. L’opera di Manzoni è un’opera del corpo, prodotta all’interno del corpo dell’artista che esce fuori per diventare altro e per essere inscatolata. Nell’opera di Manzoni vi è una forte volontà di critica nei confronti della produzione di massa e del consumismo, attraverso il non l’utilizzo di materiali artistici comuni, ma materiali invece spesso considerati indegni di essere arte, che grazie alla firma di un artista famoso e affermato, assumono subito un valore artistico e una continua rivalutazione economica. Da qui l’aspra critica all’arte contemporanea:

“ormai si è disposti a compare la merda”

che viene addirittura valutata al prezzo dell’oro, oro che diventa merda a sua volta. Dietro a questa opera così discussa, si è cercato di trovare anche un lato poetico, cioè il voler mettere parte dì se all’interno della propria opera, ma nel senso proprio e letterale del termine. Riconosciamo  ovviamente anche un lato ironico, di mercificazione di se stessi per riceverne un guadagno, mi vendo al pubblico che compra la mia opera, in quanto io sono Piero Manzoni e non importa se questa opera contenga merda. Qui si articola dunque l’equazione tra denaro, arte e escremento.

Il mondo intero vorrebbe scoprire il vero contenuto delle scatolette, ci sarà davvero dentro la merda di Piero Manzoni? Uno degli amici più stretti dell’artista, Agostino Bonalumi nel 2007 durante un’intervista per il Corriere della Sera affermò:

Posso tranquillamente asserire che si tratta di solo gesso. Qualcuno vuole constatarlo? Faccia pure. Non sarò certo io a rompere le scatole”

secondo altre fonti invece Manzoni avrebbe solo comprato del cibo in scatola a lunga conservazione, quindi già pronto ed inscatolato, a cui aggiungere solo le etichette come certificazione. In questo caso troveremmo all’interno soltanto cibo scaduto, sarebbe un’amara scoperta.         Purtroppo la nostra curiosità andrebbe a distruggere un’opera d’arte di ormai indiscusso successo, quindi continueremo a vivere nel mistero, fidandoci delle parole di Piero Manzoni.

Credits:

fonti: “Piero Manzoni”, di Elio Grazioli; “Arte” di Valerio Terraroli

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