Di Ilaria Zibetti

Fin dagli esordi dell’opera (a partire dalla Dafne di Peri e dall’Orfeo di Monteverdi), i compositori hanno ripreso le gesta narrate dalla mitologia, alcuni rielaborando i fatti e altri attenendosi alla tradizione. Niente di nuovo sotto il sole, penseranno molti, e invece i soggetti tratti dall’épos suscitano un eterno fascino sull’ascoltatore. È innegabile.

Uno di questi simpatici casi riguarda Didone ed Enea, meglio noto con il titolo originale, Dido and Aeneas. Musicato da Henry Purcell su libretto di Nahum Tate, appartiene al periodo barocco. La prima di quest’opera fu a Londra nel 1689 ed eseguita dalle alunne di un collegio chiamato Young Gentlewomen – ovviamente stando a quel che ci hanno tramandato, visto che non vi sono documenti che confermino la data.

Sebbene l’argomento sia tratto dall’Eneide di Virgilio, il testo è in inglese e l’atmosfera è delicata e perfino ballabile, lontana dalla potenza epica e più incentrata sul dramma sentimentale della grande protagonista.

A Cartagine, la regina Didone è affascinata dall’esule troiano Enea, da tempo suo ospite. Teme però che questo amore sia sconveniente e magari portatore di magagne. La sua confidente, Belinda, cerca di discacciare i suoi dubbi e spera che i due possano diventare una coppia ufficiale. Anche Enea, infatti, non è rimasto insensibile alla bella sovrana e davanti alla Corte intera le dichiara il suo incondizionato amore (e vedremo che bell’amore).

Alle spalle di Didone però, una Maga assieme a due Consorelle e ai loro seguaci, minacciano l’appena goduta gioia della sovrana. In una caverna, cospirano per separare gli amanti e portare la sovrana alla distruzione. Il motivo? Stava loro antipatica – lo dicono apertamente, non scherzo. Durante la caccia reale, creeranno una tempesta per distrarre la Corte e invieranno ad Enea un folletto con le fattezze di Mercurio, messaggero degli déi, affinché gli comandi di ripartire per il suo viaggio. Egli infatti deve raggiungere l’Italia. L’eroe, essendo pius, non si sottrae all’ordine divino e decide di abbandonare Didone nonostante le promesse fatte…

Come reagirà Didone? Potete immaginarlo, però se volete saperne di più guardate il video di seguito.

Opera da camera* raffinata, Dido and Aeneas è assai meno nota al grande pubblico in quanto non fu molto rappresentata in passato e per molto tempo fu dispersa. Oggi nell’eseguirla si ha come riferimento l’edizione stesa dal critico di E.J. Dent, ricostruita con studio e impegno. La vicenda è altresì famosa, con aspetti tipici da tragedia lirica eppure la commozione che nasce dalla musica e dalla vicenda non sono da meno rispetto agli altri capolavori dell’Opera nati successivamente.

In questa storia vi sono riflessioni sempre attuali: sulla fedeltà alle promesse fatte, sia quelle amorose sia in campo personale; sulla crudeltà del destino, spesso colorita dall’ineffabile sfortuna, sulla forza interiore che l’individuo manifesta di fronte alla tentazione… infine sulla capacità di accettare o meno la fine di un sogno tanto amato.

A questo proposito, un consiglio che potrebbe giovare (specialmente alle donne in questo frangente) è quello di non basare la propria esistenza sulla presenza o meno di un qualsiasi partner per essere felici. Innanzitutto bisogna essere sereni con sé stessi, perfino nella solitudine e nell’abbandono, facendo leva sulle proprie capacità e desideri personali. Solamente in questo modo ci si potrà rialzare ogni volta da una delusione, evitando (per pietà!) di finire come Didone.

E cara regina, infine, potessi dirti solo poche parole: potevi pure bombardare a tradimento le navi di Enea! Sarebbe stato tutto sommato comprensibile… no?

*La musica da camera si riferisce a composizioni destinate a un numero ristretto di esecutori (in quanto spesso i concerti avevano luogo in ambienti ristretti). Inoltre il singolo strumento presenta una sua individualità e in genere avviene solo in pochi momenti che due strumenti diversi suonino all’unisono.


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