Mr. Thousand Voices colpisce ancora, ed è sempre una sorpresa. Già da qualche mese era in circolazione la notizia di un nuovo progetto che avrebbe compreso i due vecchi compagni di merende Mike Patton e Dave Lombardo – i due hanno militato insieme nei Fantomas dal 1999 al 2005 – e ora, finalmente, abbiamo dei nomi, abbiamo delle date, ma soprattutto abbiamo un singolo.

Che il gruppo si chiamasse Dead Cross si sapeva già da tempo; la nuova creatura era in fase di gestazione dalla fine del 2015, quando il cantante Gabe Serbian (Locust, Head Wound City e Retox) formò la band insieme al chitarrista Michael Crain, al bassista Justin Pearson (entrambi già insieme a lui nei gruppi sopra citati) e a Lombardo (ex-Slayer). Nulla di eclatante però ne venne fuori: la band registrò il brano “We’ll Sleep When They’re Dead” nel 2016, dopodiché Serbian abbandonò la nave. Ma Lombardo e soci non si diedero per vinti e cercarono una nuova voce da aggiungere ai brani che avevano già registrato; così lo scorso dicembre ecco la super-notizia.

Tuttavia, nessun dettaglio trapelava dalla band, almeno fino al 4 del mese corrente, quando è uscito su Rolling Stone un succulento articolo in cui, tra le altre cose, si scopre la data di uscita dell’album di debutto Dead Cross, ossia il 4 di agosto, con tanto di streaming del primo singolo, “Grave Slave”. L’etichetta produttrice sarà immancabilmente quella fondata dallo stesso Mike Patton insieme all’amico Greg Wreckman, la Ipecac Records.

E così, ecco in arrivo la bomba, un’esplosione di cattiveria brutale e sanguigna, qualcosa che ancora una volta non ci aspettavamo. L’estate ci porterà 10 brani, 28 minuti di folle rabbiosità in cui Lombardo ha riversato tutta la frustrazione  scaturita da un periodaccio – culminato con l’attentato di Parigi al Bataclan, evento che l’ha sconvolto – e che Patton successivamente ha completato con l’ennesima dimostrazione di quanto non sia possibile fare previsioni sul suo percorso artistico e musicale. “L’album dura solo 28 minuti,” dice Lombardo. “E la cosa divertente è che Reign in Blood (degli Slayer) ne durava 29. Quest’album contiene così tanta rabbia e frustrazione. Lo si sente dal mio modo di suonare. È stata la nascita perfetta per un album hardcore. È uno dei dischi più brutali che abbia mai fatto.”  Conosciamo bene le cose incredibili che il nostro Mike ha imparato a fare negli anni, da quando si dimenava sui palchi con i suoi numeri da becero giullare fino ai sofisticati show in cui la sua voce diventa strumento dell’orchestra – sia in senso analogico che nel senso più avveniristico che si possa immaginare. In Dead Cross non sentiremo più folli evoluzioni, suoni provenienti dall’altro mondo, effetti, sintetizzatori e campionamenti, solo la voce più aggressiva e viscerale che avremmo mai potuto aspettarci da un cantante che abbatte tutti i confini delle probabilità musicali.

Puro e grezzo hardcore, come ai vecchi tempi. “Per me, è un tradizionale album hardcore,” dice Patton. “È molto tagliente, diretto e viscerale. Cioè, non avevo intenzione di suonare tastiere, aggiungere campionamenti od orchestrazioni di nessun tipo. È stato tipo ‘Yo, facciamolo e basta’. Sotto certi aspetti, mi ricorda le cose con cui siamo collettivamente cresciuti e che abbiamo amato quando eravamo adolescenti -gruppi come gli Accüsed, Deep Wound o Siege, roba semplicemente brutale, irremovibile e che va dritta al punto. Stavo riascoltando tutte queste band prima di iniziare questa cosa, quindi era già infuso nuovamente nel mio sangue. Ed ora ho l’occasione di fare un album che sia come una matita in un occhio.” Comunque possiamo già constatare dall’ascolto di “Grave Slave” che Patton non ha potuto fare a meno di aggiungere qualche “sporcatura” di finezze tecniche ed effetti, ma ciò si limiterà a qualche coro di sottofondo ed effetti stereo sparsi qua e là. Questi al primo ascolto non sembrano inquinare per niente l’intenzione di produrre una musica cruda e diretta ma, anzi, danno quel senso di profondità e musicalità che mette in chiaro fin da subito che qui non abbiamo a che fare né con una band di ragazzini né con un gruppo di vecchi ex-metallari che vogliono far credere al mondo che per loro il tempo non passi mai. “Non posso evitarlo,” dice con una risata. “La cosa ha sorpreso anche gli altri. Gli faccio, ‘Ragazzi, è solo il modo in cui lo sento io.” 

Lombardo è entusiasta del risultato: “Le armonie sono ciò che mi prende di più,” dice. “[Patton] Ha un orecchio grandioso. Aggiungono così tanta profondità ad un album feroce.” 

Un brano molto interessante di Dead Cross sarà la cover di “Bela Lugosi’s Dead” dei Bauhaus. Fu proposta da Pearson quando realizzarono di avere solo 20 minuti di musica. È un brano più lungo e lento, adatto a spezzare il caos del resto dell’album, ma dove i Bauhaus durarono nove minuti i Dead Cross ne durano due e mezzo. “Già, ha una sorta di vibrazione oscura,” dice il batterista. “È angosciante. Mi piace.” 

Nel frattempo veniamo a scoprire anche altri progetti in cui è coinvolto Patton, come la composizione della colonna sonora del film Netflix 1922, tratto da un romanzo di Stephen King, e la collaborazione con il compositore ed arrangiatore Jean-Claude Vannier in un album di ballate orchestrali. I Faith no More rimangono sempre un capitolo aperto, ma nulla di nuovo si scorge all’orizzonte. Lombardo, dal canto suo, è stato recentemente impegnato in un tour con i Suicidal Tendencies, nella registrazione del loro LP World Gone Mad e nella reunion dei Misfits.

La band ha già pianificato un leggero tour dopo l’uscita dell’album. È stata annunciata un’apparizione al Riot Fest di Chicago, dopodiché farà un paio di settimane lungo la West Coast ad agosto e un altro paio lungo la East Coast a settembre. Sembrerebbe azzardato per ora sperare in un tour europeo che sfiori anche l’Italia, ma mai smettere di sognare. Accontentiamoci intanto della tracklist di Dead Cross:

  1. Seizure and Desist
  2. Idiopathic
  3. Obedience School
  4. Shillelagh
  5. Bela Lugosi’s Dead
  6. Divine Filth
  7. Grave Slave
  8. The Future Has Been Cancelled
  9. Gag Reflex
  10. Church of the Motherf*****s

Fonti: