Fenomeno, nono album di Fabri Fibra, prodotto in studio il 7 Aprile 2017 dopo quasi due anni di silenzio, domina iTunes e invade Spotify. Ciò accade perché non è solo un disco importante per il mondo del rap, ma risulta essere un’ottima chiave di lettura della società moderna raccontata senza filtri.

Ormai lontano da “Squallor”, album uscito il medesimo giorno del 2015 con tracce schiette e dure, questa volta il rivoluzionario cantastorie marchigiano usa basi morbide e si rivela più personale, serio e maturo. Si mette a nudo con il peso dei suoi quarant’anni e lascia cadere la maschera, spiegandoci il motivo del malessere racchiuso nei suoi dischi. Già a partire dall’Intro ci racconta la paura di non essere più all’altezza di svolgere correttamente il suo lavoro e si domanda se valga ancora la pena “rappare” in Italia, dove il genere “è roba da ragazzini”.

In un disco pieno di dubbi piuttosto che di certezze, di domande piuttosto che di risposte, Fabrizio Tarducci ci svela come l’identità nazionale sia cambiata nel tempo e lo fa attraverso metafore e riferimenti sociali fortemente attuali. È uno scenario completamente nuovo, dove basta uno smartphone con telecamera per fare successo e il cuore con le sue fragilità viene messo in secondo piano dalle potenti logiche mediatiche.

Emerge il concetto base del disco, ripreso anche dal titolo dell’album, ovvero l’indispensabile bisogno odierno di essere tutti, almeno per poco, dei “fenomeni”. Nell’epoca attuale, grazie al web e ai social media, i giovani sembrano pensare che basti andare davanti ad un obbiettivo e dire due cose di tendenza per  poter trovare un lavoro.

Ecco quindi i riferimenti agli YouTubers (“A 15 anni tutti YouTubers”, dice nel testo di “Pamplona”), a personaggi pubblici divenuti famosi nel mondo dello spettacolo (si pensi al fenomeno delle Fashion Blogger, come Chiara Biasi e Chiara Ferragni), all’importanza di essere social con tanti like e selfie su Facebook (“Trovi tutti nel web, tutti sul set, tutti attori e comparse”, “Rappo da prima dei social, da prima di twitter, da prima che ci fossi tu su YouTube”, canta nella canzone “Red Carpet”), alle cucine televisive come Masterchef e Cucine da incubo. Avviene, insomma, un corto circuito tra vita reale e serie TV, con riferimenti anche a Silicon Valley e Romanzo Criminale. Altri argomenti di sfondo sono il successo con cui si deve sempre fare i conti (“Se vendi poco con la musica sei un fallito, se vendi troppo con la musica sei un venduto”, prendendo ancora da “Red Carpet”; e continua, “Non esiste come la fama, anche se per averla vendi l’anima”, “Scrivo rime finché l’Universal mi paga”, “Questa è una giungla lo sai, il più debole sprofonda”, citando da “Cronico”), l’odio e l’invidia dei suoi colleghi (“Questa gente odia, vuole farci a pezzi, cannibalismo”, “Questo mondo è pieno di ipocriti”, dice in “Invece No”; “Su quel ragazzo nessuno ci contava, ora sono qui e quella gente è lontana”, “Nessuno vuole farsi vedere per ciò che è e soprattutto per ciò che non è”, in “Lascia Stare”), i soldi (“Male male male senza soldi frate si sta male, finisci per guidare un Tir sul lungomare”, in “Equilibrio”), il narcisismo sfrenato della società di oggi (“Spettri ci consigliano nel protagonismo, nello specchio una leggenda, non il narcisismo”, spara in “Dipinto di Blu”) e un pizzico di cinico amore in “Stavo Pensando A Te”. Ad aggiungersi al tutto, il tema sociologico della tecnologia di certo non manca, trattato in particolare nella canzone “Money for Dope 2017” (“La tecnologia ci controlla, ma chi controlla la tecnologia”).

Infine, “Nessun Aiuto” e “Ringrazio”, le ultime due tracce, sono dedicate rispettivamente al fratello Nesli e alla madre. Qui l’ironia si fa da parte e l’ascoltatore potrebbe trovarsi in imbarazzo davanti ad una tragedia familiare raccontata con un tono così secco ed incisivo. Nel complesso, la tracklist ha una forte logica narrativa, ospitando al suo interno produttori come Bassi Maestro, Big Fish, Nebbia, Don Joe, Deleterio, Rey Reel, Mace e ospiti come Laioung, Thegiornalisti e Roberto Saviano, che assume nella traccia, solo parlata, “Skit-Considerazioni” un tono prettamente giornalistico riguardo la tematica della legalizzazione (“Questo denaro è usato dalle organizzazioni mafiose per corrompere la politica, l’amministrazione pubblica e a far collassare le nostre democrazie”).

Come un dipinto pieno di colori, è forte il ritorno di Fibra a livello di critica sociale e rimane interessante il suo flow, carico parole mai banali, in una galassia hip-hop italiana che rischia a volte di essere una patetica copia del mondo americano.


Fonti: Rolling Stone.

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