Per Amnesty International si è trattato della “più grande violazione dei diritti umani dalla Seconda Guerra Mondiale“. È ancora bruciante per molti, ma i più giovani in genere poco sanno di ciò che è accaduto a Genova, nei giorni intorno al 20 luglio del 2001, quelli del G8. Se ne è parlato nuovamente in questi giorni perché lo Stato Italiano ha patteggiato, di fronte alla Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo, un risarcimento quantificato in 45 mila euro a testa per 6 dei 65 cittadini che hanno presentato ricorso per una delle pagine più nere della storia italiana.
Nelle ore seguenti la tragica e controversa morte di Carlo Giuliani, ucciso in piazza Alimonda, il clima che si respirava nelle strade della città della Lanterna era quello di una guerra. Questo dovevano pensare i 150 esponenti delle forze dell’ordine, arrivati da Roma, che la notte del 21 sono entrati – sfondando il cancello con un blindato – nella scuola “Armando Diaz” di Genova, poco prima di mezzanotte. Le 93 persone che vi si erano accampate, tra giornalisti e cittadini comuni, di ambo i sessi e di diverse età,  si sono visti piovere addosso una gragnola di colpi, manganellate, botte.  A terra rimasero decine fra gravi feriti e contusi, molti con numerose costole e numerosi denti rotti.

Bolzaneto

Chi si presentò in quei 4 piani la mattina dopo – tra cui Cecilia Strada, attuale presidente di Emergency –  vide macchie di sangue ovunque – quelle che uno slogan ancora valido chiede di non pulire per non dimenticare.  Nell’insieme, uno scenario che in seguito un poliziotto definì “macelleria messicana” Chi riesce a ricordare cosa è avvenuto parla di violenze inaudite e continuate, colpi in testa e contro i muri, giovani donne trascinate giù dalle scale, calci senza sosta su corpi di uomini e donne già privi di sensi. E che i poliziotti, col volto coperto dalle bandane, gridavano “Blac Block, ora vi ammazziamo”. Questa era la motivazione con la quale il ministro dell’interno Fini e il premier Berlusconi avevano autorizzato l’incursione. La scuola, dicevano, era un covo di pericolosi anarchici, che nascondevano bottiglie molotov.

A nulla valevano i patentini di giornalisti che molti tentavano di mostrare asserendo che non solo quella scuola non ospitava elementi pericolosi ma anzi, si era dotata di un servizio di sicurezza autogestito che evitava che i black bloc potessero entrare. Di quelle molotov, in seguito, risultò non esserci mai stata nessuna traccia. I feriti furono portati via con numerose ambulanze, ma per altri non era finita. Molti furono infatti trasportati alla caserma di Bolzaneto, un luogo di sicurezza diventato terrore.

Bolzaneto

Qui infatti le violenze continuarono. Nuove botte, alle donne minacce di stupro coi manganelli, bruciature di sigarette, feriti lasciati nei propri stessi escrementi. A raccontarlo è un poliziotto presente, che preferisce tacere la propria identità, e chiosa che il tutto avveniva al ritmo di “Faccetta nera”. Una vicenda che si direbbe impensabile tra esseri umani, è che invece è lo Stato Italiano stesso a confermare, col recente patteggiamento. Nessuno dei poliziotti ha pagato in 16 anni, anzi, per qualcuno c’è stato un avanzamento di grado.

Solo oggi 6 di 65 delle vittime hanno deciso, stanche, di accontentarsi di una sentenza in cui l’Italia ammette che le violenze da parte dei pubblici ufficiali a Bolzaneto ci sono state, si impegna a fare una legge sulla tortura, a svolgere future e accurate indagini nel futuro se si verificassero ancora casi simili, a intervenire sulla formazione delle forze dell’ordine per evitare il ripetersi di casi quali Bolzaneto.

Bolzaneto

Rimane il sospetto che un accordo di questo genere sia stato formulato per convincere ad avvalersene anche qualcuno dei cinquantanove che hanno rifiutato il patteggiamento, citando in giudizio i responsabili nella speranza di ottenere, in accordo coi trattati internazionali, la creazione anche in Italia del reato di tortura, come di codici di riconoscimento sulle uniformi di uomini oggi non identificabili. Se ciò avverrà o se si sarà trattato dell’ennesimo fuoco di paglia rimane da vedere. Di certo, nessuna sentenza sarà davvero risolutiva. Come scrive Francesco Guccini, nella sua “Piazza Alimonda”, dedicata a quei giorni

Resta amara e indelebile la traccia aperta di una ferita”.

Fonti: Risarcimento, Dettagli patteggiamento, Diaz, Bolzaneto intervista, Cecilia Strada post