di Claudio Tarquini

La Turchia ruota ormai da tempo intorno all’orbita dell’Unione Europea, influenzata direttamente e indirettamente dalle scelte politiche ed economiche della nostra comunità. Negli anni questo stato a metà tra Asia ed Europa ha fatto notevoli passi in avanti, verso il raggiungimento di standard adeguati ai paesi sviluppati dell’occidente, sia da un punto di vista economico sia da un punto di vista politico-sociale.

Tuttavia questo trend sembra essersi invertito negli ultimi tempi, in particolare dopo il golbe fallito l’estate scorsa. Il presidente turco ha infatti cominciato a violare diritti umani e politici ormai garantiti in qualsiasi stato evoluto, in maniera sempre più palese ed efferata. Sotto il regime di Erdogan sono stati relegati in carcere numerosi oppositori politici, giornalisti e dipendenti pubblici: l’accusa è infedeltà al presidente e alla nazioni. La comunità internazionale non è rimasta in silenzio, ma allo stesso tempo nessuna azione veramente significativa è stata intrapresa per fermare quello che nel 21 secolo, ad un passo dall’Europa, si può solo definire “scempio”.

Agli inizi del mese di marzo è rimbalzata tra i giornali di cronaca europei la notizia dell’incidente diplomatico tra Olanda e Turchia. Riassumendo quanto accaduto: il presidente turco Erdogan proporrà un referendum popolare mirato ad ampliare i poteri nelle mani della sua figura, di fatto portando il paese ancora più vicino a una pericolosa dittatura. La propaganda è incentrata sul raccoglimento di voti in Turchia, ma diplomatici vengono inviati a fare propaganda in tutti gli stati aventi una significativa percentuale di turchi in diaspora. Se l’Austria si è rifiutata di accogliere politici turchi in campagna pro referendum, l’Olanda aveva semplicemente chiesto di posporre l’evento dopo le elezioni politiche interne: la decisione risulta ancora più comprensibile se si considera che i due candidati appartenevano entrambi alla destra olandese. La decisione di inviare comunque i diplomatici per fare propaganda ha provocato l’espulsione degli stessi, che hanno lamentato “violazioni dei diritti umani” degne di “nazisti”. Se ai nostri occhi queste sono accuse a dir poco assurde e incoerenti con la politica interna turca, in realtà il risultato è stato raggiunto: la vera audience, il popolo turco a casa, si è schierato dalla parte dei propri diplomatici.

Ampliando il discorso verso un’ottica di politica interna Turchia ruota ormai da tempo intorno all’orbita dell’Unione Europea, influenzata direttamente e indirettamente dalle scelte politiche ed economiche della nostra comunità. Negli anni questo stato a metà tra Asia ed Europa ha fatto notevoli passi in avanti, verso il raggiungimento di standard adeguati ai paesi sviluppati dell’occidente, sia da un punto di vista economico sia da un punto di vista politico-sociale.

O quasi.. infatti l’Unione Europea ha deciso di sospendere le trattative di ammissione dello stato colpevole, ammettendo l’attuale incompatibilità dei valori occidentali con la realtà dei fatti turca. Nello stesso parlamento europeo tutti i partiti politici si sono detti contrari al proseguimento del percorso verso l’ammissione, almeno finché non verranno risolte le attuali problematiche.

Il recente regresso della situazione politica turca non è l’unica macchia sulla faccia scura della medaglia: l’esser membro dell’unione garantisce importanti diritti sul fronte del commercio, dell’immigrazione e della cultura.

La Turchia ha mostrato un calo di crescita del PIL, evidenziando un’economia ancora sottosviluppata e un’instabilità della situazione nel medio-lungo termine. Inoltre la disoccupazione rimane a livelli preoccupanti, accentuata da una pessima distribuzione della ricchezza: la Turchia porterebbe milioni di migranti alla ricerca di una vita migliore. L’Europa è già stressata dagli attuali flussi soprattutto dal Nord Africa, quindi un incremento di questi anche da Oriente potrebbe essere destabilizzante. Allo stesso tempo questo potrebbe comportare rischi dovuti alla possibilità di infiltrazioni jihadiste, in stati e città che hanno già subito attacchi in passato. La sua dimensione geografica e demografica rappresenterebbero quindi una grande sfida geopolitica per l’Unione Europea.

La Turchia è fondamentalmente uno stato islamico, con cultura e principi diversi dai nostri continentali. La sua partecipazione nella storia Europea è sempre stata parziale, esterna e spesso conflittuale: non ha vissuto i grandi eventi e periodi (come il Rinascimento o la Grande Guerra) che hanno plasmato la nostra cultura e la nostra volontà di unirci nell’UE.

I turchi non sono quindi un popolo europeo: un’eventuale annessione potrebbe portare a plausibili candidature di stati interamente asiatici e all’ estensione dei confini anche in punti spinosi.

L’altro lato della medaglia invece risplende per le possibilità che l’accesso di un paese così insolito ci porterebbe. La Turchia è un grande stato, con 75 milioni di con consumatori e molti ricchi. Inoltre ha combattuto la crisi economica meglio di molti stati europei, ottenendo livelli di finanze pubbliche invidiabili dagli stati dell’Europa del sud. In questi anni il livello di reddito pro capite è aumentato considerevolmente. Tutto questo verrebbe a sminuire l’entità del nuovo flusso migratorio che si verrebbe a creare: tra questi dobbiamo considerare che gli immigrati possono portare con sé competenze e importanti titoli di studio.

La stessa UE potrebbe aiutare il paese a risolvere le questioni ancora in sospeso, mostrando apertura verso la cultura araba in generale. Infine potrebbe diventare un ponte tra EU e Asia, permettendo migliori contatti con i paesi in rapido sviluppo del Medio Oriente. In particolare questo sarebbe un punto fondamentale per non perdere paesi che potrebbero decidere di rafforzare i rapporti con altre potenze, quali la Russia.

Nel complesso il giudizio sull’ammissione della Turchia nell’Unione Europea risulta difficile; in un futuro in cui la Turchia raggiungerà gli standard richiesti agli altri paesi membri, allora davvero dovremo constatare che l’unione fa la forza. La Turchia potrà essere una risorsa importantissima, ma dovranno esserci le condizioni perché ciò possa accadere. Di sicuro non ora, ma forse dopo numerose difficoltà questo matrimonio si potrà celebrare. Col benestare di Don Abbondio.

 

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  1. www.metronews.it/sites/default/files/articolo/2016/08/31/7e7768b93a6241fa92e94733971d926a_18.jpg

Fonti:

  1. https://www.nytimes.com/2017/03/12/world/europe/netherlands-recep-tayyip-erdogan-turkey.html?_r=0
  2. https://www.theguardian.com/world/2017/mar/12/netherlands-will-pay-the-price-for-blocking-turkish-visit-erdogan
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