Pensate al classico parigino di buona famiglia, sui quarant’anni, capello un po’ lungo tenuto volutamente selvaggio per ammaliare. Buone scuole, buona carriera, ruolo di prestigio in una delle agenzie pubblicitarie di punta (la Young&Rubicam), droghe, sesso e via dicendo. Ora ovviamente vi immaginerete la classica faccia da sberle francese. Eppure Frédéric Beigbeder è attualmente uno dei miei scrittori preferiti, un po’ troppo sentimentale forse ma è proprio questo aspetto che smorza fortunatamente il suo alter ego Octave. Octave è un cinico pubblicitario senza scrupoli che conduce una vita frenetica, va ai party, si droga, fa sesso a tre, quattro, dieci e si risveglia fatto e in lacrime chiamando l’ex moglie e supplicandola di salvarlo.

Questa è la vera storia dell’autore Beigbeder che nell’agosto del 2000 dà alle stampe non solo la sua di vita ma anche quella perversa e malata delle agenzie pubblicitarie. Non riesce più a sostenere quei ritmi e sapendo bene che sarebbe stato licenziato presto o tardi, decide di giocare d’anticipo pubblicando 99 Francs, uno spaccato di vita d’ufficio che fa riflettere le persone sulla perdita dei valori reali. Sembra comico che proprio un pubblicitario parli di perdita dei valori, eppure Beigbeder è stato salvato in un certo senso da questo collasso nervoso ed è diventato uno scrittore nonché critico e giornalista radiofonico di successo.

Quando Beigbeder-Octave diventa Marc Marronier la strada dello scrittore cinico prende una nuova via: quella del romanticismo, dei sentimenti e della difficoltà di gestirli. Scrive in L’amour dure trois ans (L’amore dura tre anni):

“All’inizio tutto è bello, persino voi. Non riuscite a crederci, di essere così innamorati. Per un anno, la vita non è altro che un susseguirsi di mattine assolate, persino di pomeriggio quando nevica. Ci scrivete dei libri su questo. Vi sposate, il più in fretta possibile – perché riflettere quando si è felici? Il secondo anno, le cose cominciano a cambiare. Siete diventati teneri. Fate l’amore sempre meno e credete che non sia grave. Difendete il matrimonio di fronte ai vostri amici scapoli che non vi riconoscono più […] Il terzo anno, non vi trattenete più dal guardare le ragazze in fiore che illuminano la strada. Uscite sempre più spesso: un’ottima scusa per non scopare più. Giunge il momento in cui non potete sopportare vostra moglie un secondo di più perché vi siete innamorati di un’altra. Il terzo anno, ci sono una notizia buona e una cattiva. La buona: disgustata, vostra moglie vi lascia. La cattiva: cominciate a scrivere un nuovo libro.”

Insomma Beigbeder ci racconta la tipica storia de “il primo anno si comprano i mobili insieme, il secondo si spostano e il terzo si dividono col divorzio” mettendoci dentro sempre il suo tocco magico e irriverente. Dev’essere una cosa tipica dei francesi prendere le relazioni amorose così come vengono e lasciarle andare se non funzionano più. Noi italiani invece abbiamo storicamente una vena melodrammatica.

Con il suo Windows on the world racconta da più punti di vista la tragedia dell’attacco alla Torri Gemelle e dà prova di non essere solamente uno scrittore di romanzi d’appendice. La sensazione di terrore di chi vi è rimasto intrappolato dentro con i pavimenti e i soffitti che scottano e si sciolgono, gli vale un grande plauso umano.

Indubbiamente, però, Manhattan’s Babe (alias Un amore di Salinger) resta in assoluto uno dei miei preferiti. È la storia di Beigbeder che cerca di tornare sulle tracce del suo idolo adolescenziale J. D. Salinger. Lo scopo iniziale era scoprire qualcosa di più sulla sua storia e sul perché divenne così restio a farsi vedere in pubblico, a rilasciare interviste, fino a vivere completamente isolato.

Come nelle migliori storie, i propositi prenderanno una strada inaspettata. Ne verrà fuori una storia davvero tenera; non molti sanno infatti che il giovane Salinger fu uno dei primi soldati ad entrare in un campo di concentramento con tutte le conseguenze che quelle visioni atroci gli avrebbero lasciato. Quando sarebbe dovuto tornare da quell’inferno per ricongiungersi finalmente con la giovane e bellissima Oona O’Neill, all’epoca diciottenne, la trovò promessa sposa e innamoratissima di un altro uomo, l’icona Charlie Chaplin di cinquantaquattro anni e al suo quarto matrimonio. Il colpo fu troppo duro da sostenere: dopo l’orrore dei lager, Salinger perdeva l’amore della sua vita e sapeva che nulla avrebbe potuto contro l’avversario in amore.

Ecco spiegato allora perché Frédéric Beigbeder, il provocatore nichilista più affascinante in circolazione al momento, si è preso la briga di partire per il New Hempshire nella vana quanto improbabile illusione di incontrare il suo autore preferito. Come il giovane Holden Caulfield che disprezza gli adulti, i borghesi e la falsità, così Beigbeder, dopo essersi scontrato con la dura realtà della vita fatta di egoismo, interessi e indifferenza verso il prossimo, sente il bisogno di tornare al principio. Cerca colui che per primo dimostrò al mondo intero (con 120 milioni di copie nel 1951!) che chiedersi che fine hanno fatto le anatre di Central Park è molto poetico.

In fondo, se Salinger è riuscito a riportare anche il peggior pubblicista a quel puro e ingenuo Holden che c’era in lui un motivo ci sarà.

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