Arte dadaista

Siamo nella neutrale Zurigo ai tempi della prima guerra mondiale, più precisamente il 5 febbraio 1916: qui nasce Dada, non un vero e proprio movimento artistico ma più un sentimento fondato sul non senso, sul rapporto con il caso e sull’azzeramento delle precedenti forme espressive. Numerosi sono gli artisti che partecipano a questo Cabaret Voltaire Hugo Ball, Tristan Tzara, Hans Arp; ma queste sono solo alcune delle numerose figure del dadaismo, si diffonde in tutta Europa, fino ad arrivare in America, quando incontra Marcel Duchamp, il più famoso e celebrato artista dadaista. Dada è un mondo a sé, parallelo rispetto alle altre avanguardie che percorrono il secolo ma Dada è coinvolto in un turbinio di influssi che provengono dal campo espressionista, futurista e cubista;  porta alle estreme conseguenze le forme innovative delle avanguardie ma chiamandosi anche fuori da questo giro, mantiene un mondo chiuso che “nessuno può penetrare senza prima rompere”. Dada non può essere dunque considerato un vero e proprio movimento, per questo suo non riconoscere alcuna tradizione e nemmeno alcun un progetto comune, non è infatti orientato ad una condivisione di obbiettivi tra i suoi adepti. Lo spirito Dada è pertanto ritenuto non comunicabile, non insegnabile, “ è a filosofia, più che non arte”.         Hans Richter scrive che Dada è  come un “temporale che si è abbattuto sull’arte del tempo”: il dadaismo proprio come un temporale è stato annunciato da qualche tuono ma senza capirne la provenienza precisa. Ricerca che sarebbe anche contraddittoria dal momento che i dadaisti negavano di avere una paternità. Sulla copertina della rivista “Dada”, nel terzo numero nel 1918, viene riportata una frase di Cartesio “non voglio per nulla sapere se ci siano stati altri uomini prima di me”, sicuramente però tutte le forme di ricerca artistica e poetica precedenti sono parte formante del DNA Dada. Particolare attenzione viene riservata al futurismo, che anticipa atteggiamenti e modalità espressive care ai dadaisti, quali l’utilizzo del collage; di fondamentale importanza sono sicuramente le “Parolibere” di Marinetti, caratterizzate dalla complessità visiva, diventando dei veri e propri racconti basati proprio sull’impatto visivo, sulla spettacolarità. Un esempio ci è offerto da un’opera eseguita da Marinetti, dedicata a Guido Guidi, un aviatore che aveva conquistato numerosi record nel volo aereo; l’opera è un’evidente esaltazione della velocità attraverso l’utilizzo di ritagli di giornale e la fusione con il testo scritto. Dada si sviluppa dunque captando questi influssi, ma rimanendone comunque distanti, negandone tutti i valori e i canoni estetici, accusando l’arte tradizionale e le stesse avanguardie di essere funzionali ai valori del sistema borghese.

dadaismo

Zurigo diventa il punto di emanazione del sentimento Dada. Nel maggio del 1916 tra le varie iniziative del gruppo zurighese, nasce la prima rivista dadaista, il numero unico “Cabaret Voltaire”, in cui nasce un nuovo genere di poesia che verrà definito da surrealisti come “Poesia automatica”, proprio perché dettata dal caso. Il ruolo del caso diventa fondamentale per un artista come Hans Arp che nel 1916 realizza questo Collage, seguendo proprio le leggi del caso, l’automatismo e il caso sono strumenti operativi che guidano la mano oltre la ragione. La procedura consiste nel ritagliare o strappare pezzi di carta colorata e lasciarli poi cadere sulla superficie. Arp guarda sicuramente ai  collage cubisti, ma  annulla completamente la tridimensionalità portando all’assoluta bidimensionalità. È da qui che inizia a vedersi il dialogo tra le forme dadaiste e la ricerca astratto-costruttiva. Il pittore rumeno Arthur Segal attua una completa fusione tra la componente dadaista e la via dell’astrazione. Segal durante la prima guerra mondiale rimane fortemente colpito dal dramma del conflitto, tanto da decidere di abbandonare la pittura a favore dello studio in ambito teologico e filosofico. Proprio in questa anni si trasferisce ad Ascona, nella Svizzera Neutrale e sarà la sua casa a diventare punto d’incontro per i dadaisti presenti nel piccolo villaggio alle pendici del Monte Verità, luogo frequentato da anarchici, pacifisti che vivono nell’ambiente del misticismo, che sfocia quasi nell’esoterismo. I dipinti  presenti sono del 1918 e rispecchiano una convinzione etica di Segal: per far cessare la guerra, è necessario abolire le disuguaglianze nel mondo e proprio per questo nel dipinto ogni spazio deve essere equivalente. L’astrazione gli permette di dividere la tela in tanti frammenti geometrici e rappresenta la volontà di una condizione di uguaglianza in cui non esistono relazioni di potere. Proprio per questo anche la cornice rispecchia le forme geometriche della tela, per annullare qualsiasi forma di superiorità. Sicuramente abbiamo visto come le linee guida del Dada siano la valorizzazione del ruolo del caso, l’utilizzo dell’ironia e della provocazione attraverso anche una componente anarchica, il dirompente uso della parola, senza dimenticarsi il ruolo rivestito dagli oggetti, come ci dimostrano i Ready Made celeberrimi di Duchamp. Proprio i ready-made sono stati oggetto di provocazione e di scardinamento delle regole per tutta l’arte del ventesimo secolo. Duchamp sostiene che i ready made non siano opere d’arte, ma opere che esistono al di fuori dell’arte, assumono un significato altro rispetto a quello per cui nascono. Duchamp stesso dice che i ready-made non dovevano essere delle opere, ma più una distrazione, non aveva un motivo per vedere ruotare una ruota di bicicletta su uno sgabello da cucina, non c’era nemmeno l’intento di descriverla o esporla, era un semplice divertimento, un gioco. Il ready-made più famoso in assoluto è l’orinatoio, conosciuto anche come “Fontana”, realizzata nel 1917, ma andata purtroppo perduta.        Nel 1917 Duchamp decide di esporre il suo orinatoio alla Società degli artisti indipendenti a New York, ma a causa dell’evidente intento ironico e polemico, l’opera viene rifiutata e non venne quindi mai esposta. Una fotografia dell’opera fu tuttavia pubblicata sulla rivista “The Blind Man”, edita dallo stesso Duchamp, il quale, fingendo di difendere l’ignoto autore dell’opera, scrisse:

“Non è importante se Mr. Mutt abbia fatto Fontana con le sue mani o no. Egli l’ha scelta. Egli ha preso un articolo ordinario della vita di ogni giorno, lo ha collocato in modo tale che il suo significato d’uso è scomparso sotto il nuovo titolo e il nuovo punto di vista, ha creato un nuovo modo di pensare quell’oggetto”.

L’orinatoio

Anteponendo il cognome all’iniziale del nome R abbiamo la parola Mutter, madre in tedesco. La forma dell’orinatoio ricorda, infatti, la forma di un bacino femminile o di un vaso alchemico.

Altro Ready-made che suscitò molto scalpore è sicuramente “L.H.O.O.Q.”, che comunemente chiamiamo “La Gioconda con i Baffi”. L’opera è una semplice foto-riproduzione del celebre dipinto di Leonardo a cui Duchamp aggiunge baffi, pizzetto e una scritta: L.H.O.O.Q, che sillabata in lingua francese significa Elle a chaud au cul: Lei ha caldo al culo.  È evidente qui la volontà di Duchamp di scardinare e demistificare un modello culturale, un simbolo dell’umanità intera, ma senza una volontà distruttrice dell’opera leonardesca quanto più la presa di coscienza della sua banalità evocativa, che si fonda soltanto sulla sua enorme popolarità. Duchamp ironizza pertanto sui luoghi comune dell’arte, in cui però si inserisce anche la sua Gioconda con i Baffi, perché questa nuova Gioconda diventa un riferimento culturale fondamentale per la nuova arte dadaista e per le nuove avanguardie.

L.H.O.O.Q

Lo spirito Dada non ebbe una vita molto lunga, già nel 1922 iniziano ad emergere i primi malumori e i primi contrasti all’interno del gruppo di artisti che avevano fondato il dadaismo ed è proprio l’anno 1922 che segna la fine di questa nuova avanguardia artistica. Il dadaismo sfocia nel surrealismo, ma ne prenderà le distanze, il surrealismo infatti “ingoia ma presto digerisce lo spirito dada”; nonostante però le grandi differenze che caratterizzano la poetica di queste due correnti, si presentano elementi di continuità, soprattutto nelle modalità artistiche e creative, molti artisti Dada come Arp e lo stesso Duchamp, confluiscono e partecipano al surrealismo. Andrè Breton, leader del gruppo surrealista, nel Manifesto del Surrealismo (1924), dichiara il proposito del nuovo movimento attraverso i principi e la tecnica dell’automatismo, del caso e dell’ironia, per liberare l’arte dal conformismo borghese e dalle ipocrisie della morale cattolica.

 


FONTI

 

Visita da parte dell’autrice

CREDITS

Copertina (Dal catalogo della mostra Dadaista di Brescia)

Immagine 1 (Dal catalogo della mostra Dadaista di Brescia)

Immagine 2 (Dal catalogo della mostra Dadaista di Brescia)

Immagine 3 (Dal catalogo della mostra Dadaista di Brescia)

Immagine 4 (Dal catalogo della mostra Dadaista di Brescia)