Niente preamboli in questa storia. Non li ha fatti Kafka, non li faremo neanche noi.

Gregor Samsa si sveglia una mattina e si ritrova trasformato in un insetto. Un orribile, terrificante, piccolo e tremendo insetto. Nessun colpo di scena, nessuna sorpresa: Kafka ce lo svela dalle primissime righe. Una metamorfosi notturna, la notte che porta consiglio, che schiarisce le idee e che fa brutti scherzi. Tutto qui.

Non è quindi la metamorfosi in sé che interessa all’autore, quella è solo un pretesto, l’incipit, il punto di partenza.

Ma allora qual è il centro della storia? Cosa vuole trasmettere l’autore? Difficile dirlo. Facciamo ordine.

Gregor Samsa si sveglia e si rende conto di essere un insetto. La sua prima preoccupazione è avvisare l’ufficio della sua assenza. Come se si fosse svegliato con un terribile mal di stomaco, con l’influenza, la febbre alta. Nessuna sorpresa, di nuovo: tutto normale. Solo un insetto, qual è la novità? Ebbene la sensazione che il lettore ha -che questo lettore ha avuto, almeno- è che da qualche parte dentro di sé Gregor se l’aspettasse. Che in qualche zona remota, buia e ben nascosta del suo cervello, già si sentisse un insetto.

Un orribile, terrificante, piccolo e tremendo insetto.

Ora, prerogativa degli insetti non è avere a che fare con gli esseri umani. Insetti con insetti, umani con umani, ci siamo. Ma un umano trasformato in insetto non solo ha ancora l’obbligo morale di avere a che fare con gli umani, ma deve anche dargli le dovute spiegazioni. Una scomodissima situazione, insomma. In tutti i sensi.

E Gregor Samsa deve fare i conti con questo, almeno con il padre, la madre e la sorella.

Parentesi. Giuliano Baioni, critico letterario e germanista, ha trovato nei rapporti familiari -al limite dell’incestuoso, secondo lui-, la metafora, la chiave di questo racconto. Non condividiamo una riga del saggio di Baioni, ma lo citiamo perché chi legge questo articolo possa essere libero di cercarlo, leggerlo e farsi la propria idea. Dopo averlo fatto, però, consigliamo all’ipotetico lettore di ragionare, pensare, far lavorare il proprio cervello, valutare i pro e i contro e chiudere il saggio di Baioni per leggere quello di Todorov sul genere fantastico. E goderselo. Chiusa parentesi.

La famiglia, quindi: un padre, una madre, una sorella. Una famiglia che rende a Gregor la vita fin troppo semplice. Una famiglia che si limita a prendere atto della situazione, senza battere ciglio. La sorella porta a Gregor da mangiare, i genitori fanno finta di niente.

Un insetto, qual è la novità?

Ecco, noi abbiamo trovato in questo la chiave del racconto. Perché dalle prime righe il lettore non può non rendersi conto che qualcosa non quadra. Gregor e la sua famiglia potranno anche non stupirsi della metamorfosi, ma il lettore è fuori da tutto questo e non può non essere esterrefatto. E per tutta la storia si aspetta che il suo stupore venga ripagato, che qualcuno lo incoraggi, lo assecondi, che gli dia la certezza che svegliarsi trasformato in un insetto non sia una cosa normale.

Eppure, sembra che Kafka voglia convincerci esattamente del contrario:  l’impressione è che l’autore scalpiti, che non veda l’ora di dirci che subire una metamorfosi ed essere trasformato in insetto è una cosa normale. È normale se la società, i rapporti interpersonali e familiari ci fanno già sentire così, a livello mentale. Allora la metamorfosi diventa solo l’epifenomeno, una sorta di somatizzazione. Tipo la gastrite.

Ci vuole un po’ per entrare in questo ordine di idee, ma se si legge con attenzione, passione, curiosità e amore il racconto, alla fine si cade nella trappola. La metamorfosi diventerà metafora di altro ed è questo che inizierà a pesare, a prendere corpo.

E Gregor Samsa sarà solo uno tra tanti, un uomo infelice, non al passo con il proprio tempo che ha scelto di somatizzare il proprio malessere in un modo un po’ più originale che con una semplice gastrite.

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