di Alice Morosini

2017: un nuovo anno sta per cominciare. Insieme ai buoni proposti, ci sarà sicuramente qualcuno che, un po’ più scaramantico, si starà preparando tirando fuori i classici Amuleti portafortunaamuleti portafortuna, come il cornetto o il ferro di cavallo, perché questo nuovo anno contiene un numero, il 17, considerato in Italia un numero sfortunato, con un valore iettatore. Pensate che esiste addirittura una parola, l’eptacaidecafobia, che definisce la paura per il numero 17. Ma da dove deriva la discriminazione verso questo povero numero che nulla avrebbe di diverso dagli altri?

Superstizioni come questa hanno origini antichissime. Pare, infatti, che già nell’antica Grecia, i pitagorici considerassero il numero 17 una cifra nefasta poiché collocata tra il 16 e il 18, gli unici due numeri perfetti che rappresentavano i due quadrilateri 4 x 4 e 3 x 6, sia nella superficie che nel perimetro (16 = 4 x 4 = 4 + 4 + 4 + 4; 18 = 6 x 3 = 3 + 3 + 6 + 6).

L’aneddoto più famoso riguardo alla fama negativa di questo numero, la si può tuttavia ritrovare nell’antica Roma. Nelle cifre romane, infatti, il 17 si scrive XVII, che sarebbe l’anagramma di VIXI, che in latino significa “vissi, sono vissuto”, quindi “sono morto, defunto”. Questa scritta era spesso incisa sulle antiche tombe romane.

Pare poi che nel Medioevo, a causa del forte analfabetismo, questa scritta venisse spesso confusa con il numero 17 e che quindi questo iniziò ad essere associato a cattivo presagio o sfortuna, o più precisamente, a un destino di morte.

VIXI=XVII

Sempre legato al periodo dei romani, è un ulteriore aneddoto al quale è possibile ricondurre l’origine della sfortuna legata al numero 17. Nella famosa battaglia di Teutoburgo dell’anno 9 d.C. le legioni romane numero 17, 18 e 19 furono sbaragliate dai barbari. Questi tre numeri, così come era successo con il 15 dopo la morte di Giulio Cesare nelle idi di marzo (quindi probabilmente il 15 marzo), iniziarono ad essere etichettati come nefasti.

Luigi XVIIIn epoca più recente, se così vogliamo dire, vi è infine il mancato incoronamento di Luigi Carlo di Borbone, il quale, alla morte del padre nel 1793 non riuscì a salire al trono. Egli fu considerato re di Francia, col nome di Luigi XVII (guarda a caso) dai monarchici francesi, ma in piena Rivoluzione francese, non salì mai al trono e rimase in carcere dove morì all’età di soli dieci anni. Il suo successore assunse poi il nome di Luigi XVIII e regnò per un decennio. Sarà forse stato proprio il nome a destinare il giovane re a una vita così breve e triste?

Non furono tuttavia solo questi aneddoti che relegarono il povero numero 17 a un destino da iettatore. Pare infatti che anche la Bibbia abbia contribuito. A partire dall’Antico Testamento (Genesi 6,5 – 8,20), è stata ricostruita infatti la data dell’inizio e della fine del diluvio universale, le quali parrebbero appunto il 17° giorno del secondo mese e il 17° del settimo mese, quando l’arca di Noè si posò sui monti dell’Ararat.

Sembrano (e sono) tutte delle belle e anche piuttosto elaborate storie che giustificano quello che altro che non è che una superstizione. Eppure l’Italia risulta comunque essere un Paese molto superstizioso, dove si cerca ancora oggi di evitare il numero 17 il più possibile.

17: Autostrada A17Per mostrare quanto la scaramanzia intorno al numero 17 abbia influenzato e influenzi ancora oggi la realtà italiana, si pensi alla denominazione delle autostrade e alla A17. In origine era un tratto autostradale che collegava Napoli a Bari. Questo nome venne utilizzato fino a quando non venne realizzata la Lanciano-Canosa, la cosiddetta autostrada A14 nel 1973 e questa denominazione fu estesa anche alla tratta Canosa-Bari della A17. Il tratto rimanente della A17 venne rinominato A16. La denominazione A17 non venne mai più riutilizzata proprio perché ritenuta di male auspicio.

Biagio Nazzaro al Gran Premio di Francia nel 1922.
Biagio Nazzaro al Gran Premio di Francia nel 1922.

Rimanendo poi sempre nel settore automobilistico, il numero 17 è stato ufficialmente ritirato nelle gare automobilistiche italiane dopo la morte di due piloti, Biagio Nazzaro (1922) e Ugo Sivocci (1923), i quali entrambi gareggiavano su una vettura con il numero 17.

Ulteriore esempio in tema, è quanto avvenuto quando la Renault introdusse nel mercato italiano il suo nuovo modello R17 nel 1971: la casa automobilistica francese dovette cambiargli nome in R177 per rispettare la superstizione.

Pensiamo infine alla numerazione dei sedili sugli aerei Alitalia. Cercando le mappe dei sedili dei loro veicoli, si osserverà che in nessuno di essi è presente la fila 17. Sarà forse stato il fatto che molti viaggiatori evitavano di farsi dare i posti con quei numeri e quindi rimanessero invenduti? Alitalia ha deciso di eliminare la fila completamente, facendo così felici gli scaramantici (e forse lei stessa in primis).

In conclusione, direi che non possiamo proprio affermare che le superstizioni siano ormai una faccenda del passato: queste storie influenzano, ancora oggi, ogni giorno, la nostra vita. Se si pensa poi che siamo l’unico popolo così scaramantico ci sbagliamo. Poco conta il fatto che per il resto dei Paesi il numero sfortunato sia un altro, ovvero il 13: anche all’estero troveremo raramente una fila 13 in aereo o una camera d’albergo numero 13. Detto questo, possiamo anche stare tranquilli e vivere serenamente questo 2017, perché se il resto del mondo è sopravvissuto al 2013, anche l’Italia lo potrà fare.

Fonti immagini:

  1. T4.ftcdn.net
  2. Cristianicattolici.net
  3. Vokrugsveta.ru
  4. Wikimedia.org
  5. Wikimedia.org
  6. Wikimedia.org
  7. Alitalia.com