C’era una volta un gruppo di prigionieri. Incatenati fin dalla nascita nelle profondità di una caverna, non avevano mai conosciuto altro se non ciò che li circondava. Con il collo e la testa bloccati osservavano da sempre lo stesso muro. Dietro di loro si trovava una strada rialzata con un muretto, e un po’ più in la un fuoco ardeva perpetuo. La strada era trafficata, uomini vi portavano vari oggetti, animali, piante che, grazie al fuoco alle loro spalle si proiettavano sul muro osservato dai prigionieri. A volte, passando, questi uomini chiaccheravano, generando un eco nella caverna. Un rumore strano che spingeva i prigonieri a credere che quelle voci provenissero dalle stesse ombre viste passare sul muro.

Per i prigionieri, che non avevano mai conosciuto nient’altro nella loro vita, le ombre apparivano come oggetti, animali, piante e persone reali. Un giorno, però, uno dei prigionieri fu liberato e gli fu ordinato di starsene in piedi con la faccia rivolta verso l’uscita della caverna. I suoi occhi, abbagliati dal sole, dolevano, e le forme portate dagli uomini lungo il muretto sembravano meno reali delle ombre alle quali era abituato. Anche quando questi oggetti gli furono mostrati, il prigioniero rimase dubbioso e soffrendo nel fissare il fuoco, preferì volgersi verso le ombre.

Finalmente, gli permisero di uscire, ma il malcapitato rimase accecato dalla luce diretta del sole e non potè osservare alcunché. Volendosi però abituare, inizilmente riuscì a distinguere soltanto le ombre delle persone e le loro immagini riflesse nell’acqua. Con il passare del tempo imparò a sostenere la luce e guardare gli oggetti stessi, e di notte volse lo sguardo al cielo, ammirando i corpi celesti con maggior facilità che di giorno. Infine, il prigioniero liberato fu capace di vedere il sole stesso, invece che il suo riflesso nell’acqua, e capì che “è esso a produrre le stagioni e gli anni e a governare tutte le cose del mondo visibile e ad essere causa, in certo modo, di tutto quello che egli e suoi compagni vedevano.”

Resosi conto della situazione, il primo istinto fu quello di tornare nella caverna e liberare i suoi compagni, essendo felice del cambiamento e provando per loro un senso di pietà. Prima di agire, però, si rese conto di un problema: convincere gli altri prigionieri ad essere liberati. Infatti, dovendo riabituare gli occhi all’ombra, passerebbe del tempo prima che possa vedere distintamente anche nel fondo della caverna. Durante questo periodo sarebbe probabilmente oggetto di riso da parte degli altri prigionieri, in quanto sarebbe tornato dall’ascesa con “gli occhi rovinati”. Senza contare che questa temporanea inabilità influirebbe negativamente sulla sua opera di convincimento e, anzi, potrebbe spingere gli altri prigionieri ad ucciderlo, se tentasse di liberarli e portarli verso la luce, in quanto, a loro dire, non varrebbe la pena di subire il dolore dell’accecamento e la fatica della salita per andare ad ammirare le cose da lui descritte.

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Così, narra Platone nel Mito della Caverna, all’inizio del settimo libro de La Repubblica. Con esso voleva dimostrare come le opinioni degli uomini spesso e volentieri, non coincidano con la realtà delle cose. Insomma, non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere.

Eppure, come esseri umani giudichiamo e diamo opinioni continuamente, certo è anche vero che non tutti hanno la presunzione di comunicare il proprio pensiero come verità rivelata. Altri invece, si. Molto spesso hanno carisma, sanno farsi ascoltare, danno fiato alla bocca, e convincono molte altre persone che ciò che dicono è vero. Lo fanno per raggiungere un fine, oppure perché in ciò che raccontano, ci credono veramente. Un esempio? Donald Trump ed Hilary Clinton. Hitler, se vogliamo andare un po’ più indietro nel tempo.

I mezzi che usano per comunicare il proprio pensiero sono molti, carta stampata, televisione, letteratura, cinema e, il più comune, internet. Quest’ultimo è il campo di battaglia più utilizzato, ad appannaggio di chiunque, in ogni parte del mondo, in ogni momento. Un’idea fa il giro del mondo e torna al mittente in un attimo. E’ eccitante e pericoloso al tempo stesso, fa emozionare ed arrabbiare, fa sbuffare.

Ma se navigando sul web, l’autore del pensiero è chiaro ed esplicito la maggior parte delle volte, ogni giorno assorbiamo messaggi dalla televisione, i cui autori non sempre sono dichiarati. Ascoltiamo telegiornali, veri e propri scontri di opinione nei vari salotti televisivi, guardiamo film e serie tv.

Facendo zapping nel weekend, in oziosi pomeriggi domenicali, molto spesso ci si imbatte in vecchi western: qual’era per loro la realtà delle cose, vi starete chiedendo? Nativi americani e messicani rappresentavano il male, i cowboy il bene. Senza macchia e senza sfumature, un’idea chiara e cristallina come… nulla, perché al mondo non esiste niente di così immacolato. Ma è comodo rappresentare il nemico sociale come il male personificato sul grande schermo. Il pubblico si immedesima e tifa per l’eroe. Un processo semplice ed istintivo, lo stesso che porta il nemico ad essere disprezzato. Il sentimento poi esce dalle sale e continua a maturare, ombre di persone reali, che sembrano più vere della realtà. Hollywood l’ha usato tanto, ha cominciato con nativi americani (riabilitandoli in un secondo momento) e messicani, poi i nemici giurati sono diventati comunisti e Viet Cong.

Oggi i messaggi sono più celati, con la fine dei grandi studios e del predominio di Hollywood, grazie alla nascita di film indipendenti e dell’arrivo delle serie tv, le idee e le opinioni si sono moltiplicate. Una moltitudine così vasta che rimbalza in continuazione tra opinione e realtà. O forse, sarebbe meglio dire, rappresentazione della realtà. Fate attenzione a ciò che guardate, a ciò che leggete, pensate prima di parlare e ricordate che anche quel che avete appena letto, è solo un’opinione.


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