21 settembre 2016: Trinità dei Monti riapre finalmente il sipario e inizia a recitare un nuovo atto della sua storia con la maestosità, imponenza, ma anche delicatezza e sinuosità di sempre.
Il finanziatore per eccellenza non è stato il Comune di Roma, di certo troppo impegnato, ma Paolo Bulgari, Presidente della maison di gioielli. Per nostra fortuna non ha preteso stravolgimenti, nessuna stravaganza in stile barocco come ornamento, nessuna incisione Bvlgari, seppur nome di origine latina, sul nìveo marmo bianco. Non è stato aggiunto nulla, ma è stato tolto qualcosa, ora prontamente rimesso: la L della parola MULTI, presente in un’iscrizione commemorativa, si era magicamente trasformata in una I. Nonostante questa caduta di stile il risultato del restauro risulta sorprendentemente riuscito e, per gli sforzi e il denaro impiegati, l’imprenditore spera che il monumento non sia sottoposto alle vessazioni di barbari e che vengano promosse iniziative per la tutela e il mantenimento. Un primo passo potrebbe essere informare i cittadini; conoscere è il mezzo che permette di apprezzare e non deturpare il nostro patrimonio. Non siamo di certo sui banchi di scuola, ma è necessario sapere che questa monumentale opera fu progettata da Francesco De Sanctis e inaugurata da Benedetto XIII con lo scopo di collegare le pendici del Pincio, dominate dalla chiesa francescana di Trinità dei Monti, con la sottostante Piazza di Spagna. Essere informati rende liberi, consapevoli e nelle condizioni di poter dare un proprio parere. Troppo utopistico il mio ragionamento? Sicuramente sì, ma poche volte sperimentato. Ragionare in termini logici porterebbe a razionalizzare il problema e proporre come soluzioni, come già è stato fatto, recinti e pedaggi per impedire il sopravvento dei moderni barbari.
Proviamo a ragionare in un altro modo: propongo un viaggio indietro nel tempo e nello specifico nel 1820. In quell’anno arrivò a Roma John Keats, poeta romantico inglese che visse fino alla fine dei suoi giorni nella casa vicino alla scalinata. La sua terribile malattia non lo portò a godere pienamente della città, ma aveva comunque l’abitudine di affacciarsi alla finestra in contemplazione di quel maestoso monumento bianco. Cosa avrebbe mai pensato di un recinto che ostacolasse l’accesso, dunque l’immaginazione? La risposta risulta implicita. Keats non è il solo: Byron, D’Annunzio, Leopardi e tanti altri, dopo aver trascorso molte ore presso il Caffè Greco in Via dei Condotti, saranno di certo passati per Piazza di Spagna e forse stanchi, pensierosi e tormentati avranno prolungato la sosta sedendosi proprio su quegli scalini. Come avrebbero reagito a un impedimento? La risposta risulta nuovamente implicita. Con questo non voglio paragonare quei tempi ai nostri, ma ritengo che ancora oggi, vicino a tanti vandali, ci siano persone coscienziose e capaci di apprezzare e di saper vivere.
Cosa fare materialmente? Porre un sistema di vigilanza continuo nei pressi della scalinata, soluzione che dovrebbe essere sempre applicata per tutelare tutti i monumenti e soprattutto i cittadini.