di Clara Incerpi

I rapporti umani; fragili ma indispensabili. Deludenti, strazianti, pesanti. Ma vitali.

Gli individui spesso sono specchi, che circondano la nostra persona, riflettono ciò che siamo, esplicitano il nostro essere più intimo e nascosto. Solo in rapporto agli altri siamo in grado di conoscere a fondo noi stessi.

Ma i rapporti possono essere di tanti tipi: da quelli familiari a quelli di coppia, legami stretti o meno con amici, conoscenze superflue, incontri che cambiano la tua vita, anche se brevi.

Sicuramente appena nasciamo due, solitamente, sono le persone con cui ci rapportiamo: padre e madre. In particolare quest’ultima. E può sembrare scontato e di conseguenza poco importante, ma l’influenza che i genitori hanno sulla nostra vita, la nostra crescita, in generale la formazione della nostra persona è enorme.

Le cose che restano è un libro del 2016, di Jenny Offill (NN Editore -2016), autrice americana dolce e delicata che cerca di raccontare il rapporto tra Grace, una piccola bambina di otto anni, e i suoi genitori.

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A quell’età il mondo è piccolo. Gli affetti si contano sulle dita, e mamma e papà hanno un ruolo fondamentale nella tua esistenza. Grace è una bambina solitaria, a cui il mondo reale va un po’ stretto, motivo per cui cerca sempre di evadervi; questo anche a causa delle storie che continuamente Anna, la madre, le racconta. Donna particolare, a cui appartengono plurime sfaccettature interiori, la si riconosce principalmente per l’innata e indomabile fantasia, che influenzerà appunto anche la figlia. Il padre, uomo di scienza, è divertito dalle fantasie delle sue due donne, ma cerca sempre di tenerle con i piedi per terra, entrambe. È la parte più razionale della famiglia.

Inizialmente si racconta la stabilità di questo legame madre-padre-figlia, facendo presente però implicitamente quanto anche i rapporti apparentemente più tranquilli possano nascondere problemi, andando avanti però la storia subisce un risvolto, perde il proprio equilibrio; al padre viene offerta una grande opportunità di lavoro che non si sente di rifiutare, ma Anna non riesce ad accettarlo, e quindi prende l’auto, ci carica dentro tutto quello che c’è in casa, si prende Grace e partono. Per dove, non si sa. La bambina la segue, perché si fida; perché nelle fantasie della madre si è sempre trovata a proprio agio. Ma proprio in un’occasione del genere, di crisi e debolezza, Grace scoprirà anche la parte meno “fantastica” di mamma, la capirà sempre meno facilmente, e questo cambierà tutto per lei. Sarà motivo di crescita, momento di transizione. Perché dalla porta che ti divide da mondo delle favole a realtà prima o poi, per la prima volta, dovrai passarci.

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Anna è il personaggio che travolge maggiormente gli altri, la bambina per prima, ma non mancheranno le giuste attenzioni anche nei confronti degli altri protagonisti della storia. Jenny Offill parla sempre di famiglie, famiglie che sembrano felici ma che in realtà stanno in piedi in equilibrio precario. Lo fa con uno stile incredibile, pieno di vita, sentimenti, emozioni, forti e folli, che trascinano il lettore lungo le pagine, su e giù tra gli stati d’animo dei suoi protagonisti, che alla fine vi lasceranno quasi senza fiato.

È un libro che sicuramente merita di essere letto; storia introspettiva in grado di far riflettere su un qualcosa, come i rapporti, che spesso diamo per scontati, ma che di scontato hanno poco, se non niente.

FONTI: Recensione personale di Clara Incerpi

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