Il Corno si erge sull’Aquila offesa
E dalla sua Sella
Il mare è una piana su cui stender 
l’amore
Per tutta una terra,
E il cuore si inonda della rara bellezza
Che da mare e monti ti dà all’infinito.

Dei tuoi papaveri di Maggio
-Quei rossi tappeti distesi
sui prati splendenti di verde
Ai piedi di monti di neve invecchiata
E della gravida aria di inesperta bellezza,
Dei tuoi boschi floridi adagiati sui clivi,
Che sorridono al Sole gentile,
Guardando rapiti
Il cielo turchese del nuovo mattino,
Araldo dei fasti che attendono Giugno;

Dei freddi ruscelli nativi d’Aprile,
Che dissetano il pastore nella sua transumanza,
Delle pietre calcaree dei tuoi muri a secco,
Dei tuoi timidi borghi arroccati sui colli,
Del grande concerto che Natura regala,
Mio Abruzzo, ancora fiorisco
Al tornar del pensiero alla tua Primavera.

 

 

 

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