Era il giugno 1969, quando per la prima volta i gay dissero basta. Sono i cosiddetti moti di Stonewall, una serie di violenti scontri fra gruppi di omosessuali e la polizia di New York, che ebbe inizio la sera di venerdì 27, poco dopo l’1:20 di notte, quando le forze polizia irruppero nel bar chiamato “Stonewall Inn”, un bar gay in Christopher Street nel Greenwich Village.

Ma le incursioni della polizia nei bar gay e nei night club facevano regolarmente parte della vita gay nelle città degli Stati Uniti fino agli anni sessanta, quando divennero marcatamente meno frequenti nelle città principali. Molti concludono che il declino di queste retate può essere attribuito a una serie di azioni legali e all’aumentata resistenza da parte del “movimento omofilo”. Allora cosa accadde a Stonewall?

Per capire esattamente cosa successe bisogna andare indietro di qualche anno, nel 1965, quando salirono alla ribalta due figure importanti. John Lindsay, esponente del Partito Repubblicano, venne eletto sindaco di New York con una piattaforma riformatrice. Dick Leitsch divenne presidente della Mattachine Society a New York (la prima organizzazione per i diritti degli omosessuali negli Stati Uniti d’America), all’incirca nello stesso periodo. Leitsch era considerato relativamente militante rispetto ai suoi predecessori, e credeva nelle tecniche di azione diretta comunemente usate da altri gruppi per i diritti civili degli anni 1960.

Nonostante le aperture portate, John D’Emilio, storico gay statunitense, fa notare che la città era nel mezzo di una campagna per l’elezione del sindaco e John Lindsay, che aveva perso le primarie del suo partito, aveva motivo di chiedere un repulisti dei bar della città. Lo Stonewall Inn forniva pretesti per un intervento della polizia: operava senza licenza per i liquori, aveva legami con il crimine organizzato, e forniva dei “go-go boys” scarsamente abbigliati come intrattenimento.

Il vice ispettore Seymour Pine, che guidò l’incursione nel bar della prima notte, sostenne che gli venne ordinato di chiudere lo Stonewall Inn perché era il luogo principale ove raccogliere informazioni sugli uomini gay che lavoravano a Wall Street: un incremento nel numero di furti organizzati in aziende di intermediazione di Wall Street aveva portato la polizia a sospettare che dietro a questi furti ci fossero gay che venivano ricattati.

Gli avventori dello Stonewall erano abituati a queste retate e il personale era generalmente in grado di riaprire il bar nella notte stessa o in quella seguente. Cosa rese allora diversa questa irruzione, rispetto alle altre?

A raccontarlo ci pensa Stonewall, film uscito nelle sale il 5 maggio, del regista Roland Emmerich, che insieme al produttore Michael Fossat aveva da molto tempo l’idea di girare un film sui disordini di Stonewall. La sua volontà nacque mentre stava visitando il Los Angeles Gay & Lesbian Center. Qui Emmerich rimase particolarmente colpito dalla statistica riguardo al numero di giovani senzatetto appartenenti alle categorie LGBTQ: il 40%.

Emmerich si rese conto che voleva fornire il suo aiuto alla causa e cominciò a pensare al modo in cui avrebbe potuto sfruttare le sue capacità di regista per attirare maggiormente l’attenzione su questo tema. «Questo è il motivo da cui è scaturito questo interesse», spiega Emmerich. «Ho cominciato ad informarmi di più su Stonewall, leggendo diversi documenti. Quello che mi ha colpito è che a ribellarsi e a combattere furono le persone che avevano meno da perdere. Si trattava dei ragazzi che frequentavano questo locale: traffichini, Scare Queens e altre persone da cui non ci si aspetterebbe mai una resistenza nei confronti della polizia. Questo, però, è quanto effettivamente accadde. In uno dei libri su Stonewall lessi un commento di un membro dei Black Panther, che fece visita al club il terzo giorno dei disordini; questa persona ricordava il suo stupore nell’osservare che i ragazzi più effemminati erano i più combattivi». Fu quello il momento in cui Emmerich capì che qualcuno avrebbe dovuto raccontare questa storia, e che quel qualcuno sarebbe stato lui.

 

«Presero delle bottiglie di birra e le tirarono ai poliziotti. Sono convinto del fatto che i cambiamenti politici di maggiore rilevanza comportino sempre degli atti di violenza; sono fatti collegati. Se guardiamo ai movimenti per i diritti civili, a Selma e ad altri eventi di questo genere, è sempre la stessa storia. La società cambia solamente se qualcuno usa violenza. Stonewall è stata la prima volta in cui i gay si opposero, e lo fecero alla loro maniera. Una cosa che mi colpì molto quando la lessi è che quando la polizia si schierò in tenuta antisommossa, questi ragazzi formarono uno schieramento di fronte a quello dei poliziotti e cantarono una canzone sconcia. Per me quella fu una ribellione gay».

Ma Roland Emmerich è conosciuto principalmente per i suoi blockbuster, come Sotto assedio – White House Down, Independence Day, Godzilla, e The Day After Tomorrow – L’alba del giorno dopo, chi si sarebbe aspettato, dunque, di vedere un film come Stonewall nascere dalle sue mani. Fortunatamente Stonewall era un progetto che il regista sentiva molto vicino, ed era disposto a fare dei sacrifici per realizzarlo. ma soprattutto, non puoi scegliere un regista in base alla sua filmografia, Roland ha due anime: una da intrattenitore, che ha dimostrato di possedere grazie ai numerosi successi al box office; l’altra, nella vita privata, da uomo intellettuale, e molto colto.

Ora che sapete qualcosa in più sulla storia e siete sicuri che Emmerich abbia fatto un buon lavoro, non vi resta che andare al cinema e vedere di persona. Anche perché Stonewall è considerato simbolicamente il momento di nascita del movimento di liberazione gay moderno in tutto il mondo, il motivo per cui il 28 giugno è stato scelto dal movimento LGBT come data della “giornata mondiale dell’orgoglio LGBT” o “Gay pride”. Insomma, il giusto preambolo per prepararsi ai festeggiamenti di giugno.