di Federico Lucrezi

Democrazia. Insieme ad apericena una delle parole più usate (e abusate) di sempre.

Democrazia. Il succo è che ognuno è libero di dire la sua e di esprimere le proprie idee in libertà.

Il che sarebbe anche bello, se la cosa ultimamente non ci stesse sfuggendo un po’ di mano.

È stato il top trend di gennaio: tutti, ma proprio tutti, si sono sentiti in dovere di dire la propria. Family Day, unioni civili, stepchild adoption e tanti altri termini di cui molti non hanno capito niente e di cui troppi hanno creduto di sapere tutto.
Si sono create contrapposizioni inesistenti, inasprite quelle esistenti. Qualcuno in Regione ha acceso il Pirellone schierandosi da una parte, qualcuno in Comune aveva già patrocinato manifestazioni, schierdandosi dalla parte opposta. Qualcuno ha provato a dire qualcosa di intelligente, qualcuno alzando la voce ha riportato il dibattito a livello asilo mariuccia.
La corsa alla generalizzazione e al qualunquismo ha tenuto banco sulle colonne di tutti i giornali per settimane: l’importante non è discutere e farsi un’idea, l’importante è urlare all’omofobia o alla compravendita dei bambini più forte degli altri.

Per la gioia di opinionisti, giornalisti e Selvaggia Lucarelli. Soprattutto lei.

La bellezza di questo capolavoro di dibattito politico moderno ha raggiunto però il punto più alto nel momento in cui sul banco degli imputati del quotidiano processo mediatico via social network è stata trascinata, suo malgrado, la compagnia ferroviaria Italo. La grave colpa dell’azienda sarebbe stata l’essersi schierata a favore degli “estremisti cattolici del Family Day” concedendo sconti a chi si fosse servito dei treni della compagnia per prendere parte alla manifestazione del 30 gennaio.

E a poco sono servite le spiegazioni a metà tra l’allibito e l’infastidito comparse dopo poche ore sulla pagina Facebook di Italo: l’indignazione e la protesta correvano già veloci sul web, il tutto suggellato dall’hashtag #BoycottItalo, perché si sa, oggigiorno se non si lancia un hashtag quello che si ha da dire non è poi così importante.

Ci tenevamo a comunicare a tutti voi che Italo ha un sistema commerciale in base al quale offre convenzioni a chiunque le chiede e che può garantire una certa mole di traffico. Tutte alle stesse condizioni . Ne facciamo ogni giorno e con ogni tipo di organizzazione e associazione in occasione di eventi musicali, sportivi e sociali, senza fare scelte nè ideologiche nè di appartenenza, ma nel solo e ovvio rispetto della legge.
Italo è un’azienda sul mercato e queste convenzioni sono spesso per noi anche uno strumento commerciale molto utile e redditizio per i conti aziendali. 

Ci hanno provato a spiegare come stanno le cose. Ci hanno provato a far capire che si tratta di politiche aziendali standard ed offerte rivolte a qualcunque iniziativa capace di muovere migliaia di persone che ne faccia richiesta. Ma inutilmente. Qualcuno ha persino spezzato la tessera Italo per poi postare una foto nei commenti e sentirsi un po’ più rivoluzionario degli altri. Tutto molto bello.

Democrazia a senso unico. Tutto si riduce a questo. Apprezzo e difendo la possibilità di esprimersi e stare al mondo di tutti. Purché la pensino come me, ovvio. È solo un’altra faccia delle manifestazioni violente di certe parti politiche per impedire lo svolgimento dei comizi delle parti opposte. Un’altra faccia di un dibattito politico che assume i contorni estremizzati, violenti e spesso irrazionali del tifo da stadio.

Tutti bravissimi a chiedere e difendere i propri diritti, tutti studenti modello, ma poi quando sono in ballo i propri doveri il potenziale c’è ma non ci si applica.
Una volta si diceva non fare agli altri quello che non vuoi sia fatto a te, oggi invece pare essere diventato non far fare agli altri quel che non faresti tu. Con buona pace di Voltaire.

Ci sentiremo allora tutti in diritto, la prossima volta che andremo al cinema, di insultare il cassiere intento ad applicare lo sconto comitive al gruppo appena arrivato per guardare 50 sfumature di grigio. A me il film non piace, quindi nessuno deve avere uno sconto per poterlo andare a vedere. E la prossima volta che il giornaliero ATM sarà gratis per i possessori del biglietto di un concerto a San Siro boicotteremo tutti i trasporti se l’artista di turno non sarà il nostro preferito.

O magari, chissà, un giorno ci si riuscirà a mettere in testa che forse, ma forse, i processi alle idee e la censura violenta non sono poi così consoni ad un paese civile e democratico.
Quella stessa democrazia di cui tutti amano riempirsi la bocca.
Ma non contateci troppo.

 

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