Di Andrea Piazza

(Continuo)

Ma all’epoca della disgrazia, ancora non ero stato sconfitto dalla mia nuova condizione. Ero relativamente giovane, sulla trentina, sebbene non possa dire esattamente quale età avessi. Non perché non ricordi la data e l’ora precisa dell’avvenimento: anzi, se anche avessi avuto una memoria tanto terribile, sarebbe pur sempre rimasto l’orologio della stazione a indicare, in eterno, l’istante che avrebbe segnato la mia intera esistenza. La verità è che il giorno della mia nascita è sempre stato un mistero: mio padre non ricordava già più nulla quando nacqui. Quanto a mia madre, si rifiutò sempre di dirmi la mia vera età. Sono cresciuto con la serena consapevolezza che la nascita fosse qualcosa di indistinto, non collocabile in un punto preciso del tempo, esattamente come la morte. I miei coetanei, o presunti tali, ridevano alle mie spalle, naturalmente. Com’è possibile che un uomo non conosca la propria data di nascita? Eppure è così, e la data segnata all’anagrafe vale quanto la parola di uno sconosciuto.

A quell’epoca, ad ogni modo, ero pieno di me. Mi sentivo energico, potente, capace di superare ogni ostacolo. Non amavo particolarmente le donne: non ho mai avuto questo debole, che ha indirizzato la vita di tante persone che ho conosciuto. Mi ero sposato per ambizione. Sapevo naturalmente che i Vezieres non possedevano più nulla oltre al nome e alla gigantesca casa in cui vivevano: ma io ero unicamente interessato a quello. Le capacità sentivo di possederle: sentivo di poter raggiungere ogni obiettivo che mi fossi prefissato. Di soldi ne avevo pochi, ma in quegli anni ero divenuto così popolare da far credere a molte persone che fossi divenuto ricco in maniera insospettabile. Naturalmente erano tutte menzogne, ma i Vezieres non scoprirono mai l’inganno, perché proprio col mio matrimonio iniziò la mia fortuna economica.

Tuttavia la mia vita è rimasta sempre spezzata a metà, tra i miei desideri giovanili e le paure infide della vita adulta. Se mi fosse concessa la possibilità di tornare indietro, non posso giurare che ripercorrerei gli stessi passi.

Quella mattina, svegliandomi, non potevo sapere di essere ad un passo dallo spartiacque della mia vita. Non credo che alcun essere umano sia capace di prevedere simili circostanze: eppure è lecito aspettarsele, attenderle nel cuore della notte come durante un pranzo estivo, nelle notti gelate come durante il viaggio di ritorno da qualche luogo lontano. Sono sempre dietro l’angolo, simili eventi.

Mi ero vestito in maniera impeccabile. Avevo curato attentamente la forma dei miei baffi, che a quel tempo crescevano rigogliosi e si piegavano docilmente alle mie pretese. Sentivo di avere un gusto raffinato nel vestire, e può darsi che su questo punto non mi ingannassi. Indossavo i migliori vestiti delle sartorie più note, ma sapevo anche scovare dei veri gioielli in qualche vicolo dei quartiere di periferia.

Quella mattina avevo scelto una giacca di un blu intenso, un fazzoletto con una lieve ombreggiatura violacea, e un paio di pantaloni moderni, elastici e adatti alle lunghe camminate. Avevo scelto di lasciare il bastone a casa, per dirigermi più rapidamente alla stazione: d’altra parte si trattava solo di un vezzo, non era assolutamente necessario. Il mio fisico era solido e la mia salute perfetta.

Mi avviai verso le dieci di mattina, dirigendomi verso i giardini. Volevo prendere la strada più lunga per approfittare di quella magnifica giornata di metà luglio. La città sembrava sorridere in modo provocante, e io godevo di ogni singolo minuto. Raramente mi sono svegliato di umore tanto buono.

Raggiunsi la stazione alle undici meno dieci. Dovevo aspettare ancora una ventina di minuti, almeno, e mi misi a leggere un quotidiano abbandonato da qualche viaggiatore distratto.

L’ultimo ricordo che ho di quei momenti è il fischio lontano del treno, e la trepidazione sulla banchina. Non ricordo neppure se alzai lo sguardo, preso com’ero dalla lettura. Non mi accorsi di nulla, finché le grida non mi riportarono alla realtà, per non fare più ritorno al mondo etereo della giovinezza.


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