Di Ivan  Ferrari

Una lacrima del tempo

Rigò il viso dell’eternità.

Non trattenne tutto il pianto

Chi non ti trattenne intanto.

Sciolta tra trame di strame

Tessute da mille venti,

Di fiamme fosti la fame

Che accende silenzi ardenti.

Vele stese sulle sere

Hanno i cinque naufragati

Cinque fredde stelle nere

Di discorsi frantumati.

Disegnavo sogni sciocchi

Immerso nelle tue mani.

Versavo oro dai tuoi occhi

Bagnavo ogni mio domani.

Il ritratto di una posa

Le risa rese di rosa

E fece suonare un canto

Col colore dell’incanto.

Si perdono in trasparenza

I diamanti di un’assenza.

Come resina sui monti

Come il pino che la stilla

Ogni mese che si conti

In un baratro scintilla.

L’ultimo straccio del cielo

L’alto levarsi del velo

Morti dormono con doglia

Al chiuso della tua soglia.

Sei il gelido abbraccio

Di un nido deserto

Tra spine di ghiaccio

E un ricordo scoperto.

Tu che nulla sai dei tuoi portenti

Tu che d’angoscia tingesti le ore

Tu calpestando i tuoi giuramenti

Tu hai camminato sopra il mio cuore.


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