Avete presente i romanzi di formazione? Solitamente si studiano al liceo, sono un genere letterario che riguarda l’evoluzione del protagonista verso la maturazione e l’età adulta. Se una volta il suo scopo era quello di promuovere l’integrazione sociale del protagonista, oggi è quello di raccontarne emozioni, sentimenti, progetti, azioni viste nel loro nascere dall’interno.

Esempi più conosciuti del genere sono “L’educazione sentimentale” romanzo del 1869 di Gustave Flaubert, o Henry Fielding con “Tom Jones”, Charles Dickens con “David Copperfield”, Charlotte Brontë nel 1847 con il drammatico “Jane Eyre”, o più recentemente Jean-Paul Sartre con “L’età della ragione” del 1945 e Italo Calvino con “Il sentiero dei nidi di ragno” del 1947.

Ma se la letteratura è prodiga di esempi, non mancano nemmeno le trasposizioni cinematografiche di questi film. Negli ultimi anni, infatti, sono usciti diversi film, in cui la scoperta di sé e la crescita personale erano al centro della narrazione.

Ma come si fa a scoprire se stessi? Si intraprende un viaggio ovviamente, a volte solo metaforico all’interno di se stessi, mentre altre volte ci si mette un sacco sulle spalle e si parte per davvero, lasciandosi tutto alle spalle.

1. Questo è il caso di Wild, film che sarà al cinema dal 2 Aprile. Adattato per lo schermo da Nick Hornby, uno degli scrittori contemporanei più lodato dalla critica e amato dal pubblico, con la regia di Jean-Marc Vallée (Dallas Buyers Club) e la performance di Reese Witherspoon il successo è assicurato. Si tratta della straordinaria avventura di Cheryl Strayed (nel film Reese Witherspoon), raccontata da lei stessa nell’omonimo romanzo Wild (in Italia edito da Piemme).

Dopo anni di vita sregolata, la dipendenza dall’eroina e il crollo del proprio matrimonio, Cheryl Strayed prende una decisione: senza alcuna esperienza, si lancia in un’impresa che sembra del tutto insensata, un viaggio a piedi di 1100 miglia (1600 chilometri) da sola, nella natura selvaggia, lungo il Pacific Crest Trail, che passa dall’arsura del deserto dei territori al confine con il Messico ai passi innevati del confine con il Canada.

Durante il viaggio è tormentata dai ricordi, di sua madre Bobbi (la nominata al premio Oscar Laura Dern), e delle scelte sbagliate ed autodistruttive che ha preso, è tormentata dalle sue paure, dalle sue delusioni, in un viaggio che non solo la mette alla prova, ma che eventualmente la fortifica, anche grazie agli incontri durante il cammino, e che infine la guarisce.

2. Ma Cheryl Strayed, non è l’unica ad aver intrapreso quella che sembrerebbe un’impresa impossibile.

Mi riferisco alla storia di Robyn Davidson, che nel 1977 attraversò da sola il deserto centrale australiano. Presentata nel corso della 70esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, la pellicola diretta da John Curran e interpretata da Mia Wasikowska (Robyn Davidson) e Adam Driver, prende il nome dall’omonimo romanzo di Robyn Davidson Tracks.

 

Così come Cheryl Strayed anche Robyn aveva perso la madre, che si suicidò quando lei aveva solamente 11 anni. Il resto dell’infanzia lo passò con la sorella nubile di suo padre, Gillian.

Nel 1975 si trasferì ad Alice Springs per imparare a trattare con i cammelli che avrebbe utilizzato nel folle viaggio che stava progettando. Nel 1977, finalmente pronta parte da Alice Springs per raggiungere l’Oceano Indiano, in una distanza complessiva di 2700 chilometri, con la sola compagnia di tre cammelli, del suo cane Diggity e occasionalmente del fotografo per il National Geographic, Rick Smolan. Le notti sono tormentate dai ricordi del trauma infantile e della morte della madre, ma anche a lei il viaggio insegnerà che la vita prosegue e che lei è forte abbastanza per andare avanti con le sue gambe.

3. Christopher McCandless, invece è il protagonista di Into the Wild – Nelle terre selvagge, film del 2007 scritto e diretto da Sean Penn, e basato sul romanzo di Jon Krakauer Nelle terre estreme, in cui viene raccontata la vera storia di Christopher McCandless, interpretato dall’attore californiano Emile Hirsch.

 

Christopher, al contrario di Robyn e Cheryl è un giovane uomo a cui la vita non ha ancora giocato un tiro mancino, ma questo non gli impedisce di sentirsi fuori posto. È benestante ed ha appena conseguito la laurea in scienze sociali all’Emory University. È il 1990 e decide di lasciare tutto.

Dona i suoi risparmi all’Oxfam e abbandona amici e famiglia per sfuggire ad una società consumista e capitalista nella quale non riesce più a vivere. Viaggia per due anni e incontra diverse persone, ognuno una tappa verso la conoscenza di sé e la riappacificazione con il mondo. Viaggia per gli Stati Uniti e nel Messico del Nord con lo pseudonimo di Alexander Supertramp, finché non raggiunge il termine del suo viaggio nelle terre sconfinate dell’Alaska.

4. Il 2012, invece è la data di uscita di On the Road, film diretto da Walter Salles e tratto dall’omonimo romanzo autobiografico del 1951 di Jack Kerouac, che divenne quasi un manifesto della Beat Generation.

 

I protagonisti del film sono Sam Riley e Garrett Hedlund, che interpretano rispettivamente Sal Paradise e Dean Moriarty.

Nel Luglio del 1947 Jack Kerouac era deciso a raggiungere il nuovo amico Neal Cassady a Denver, intraprese così il primo viaggio attraverso il Nord America, che costituì la prima parte del libro On the Road. Prima parte perché Kerouac non si fermò per diverse anni e viaggiò con il suo amico Neal Cassady e altri personaggi che sarebbero diventate figure di spicco della Beat Generation, tra cui William S. Burroughs e Allen Ginsberg.

Se il libro è un manifesto della Beat Generation, allora contiene quelli che sono considerati gli elementi centrali della cultura “Beat” che consistono nel rifiuto di norme imposte, le innovazioni in stile, la sperimentazione delle droghe, sessualità alternativa, l’interesse per la religione orientale, un rifiuto del materialismo e rappresentazioni esplicite della condizione umana. Il viaggio di Kerouac, e quindi anche di Sal Paradise e Dean Moriarty è dunque una scoperta ed una sperimentazione di tutto ciò che è “Beat”.

Quattro viaggi, quattro storie diverse alla scoperta del mondo e di se stessi. Quattro storie per sognare e per trarre ispirazione. Quattro film da vedere e rivedere.