Il tema della globalizzazione è molto complicato e ampio, ormai le persone sono sempre più connesse e indipendenti in molti aspetti della loro vita compreso quello del vestire.  Nessun’ altra forma di mercato o commercio può dire di essere così pervasiva come la moda, infatti, la prima cosa che notiamo di una persona è il suo abbigliamento, il suo stile. Insomma, la moda è ovunque!

A tal proposito l’antropologa Karen Tranberg Hansen scrive:

le persone, dappertutto, desiderano ‘l’ultima moda’ qualunque sia la fluttuante definizione di preferenza locale.

Alcuni recenti studi hanno analizzato gli effetti della globalizzazione sui gusti, l’abbigliamento, lo stile di vita delle persone e così via. In base a ciò è emerso che la moda “globalizzata” non può essere considerata una semplice espansione del potere dei brand, degli stilisti o delle grandi multinazionali dal mondo Occidentale verso Oriente e il resto del mondo. È importante sottolineare, che la scelta di una o più persone di indossare abiti o selezionare un “guardaroba occidentale” in luoghi che utilizzano altri stili o che hanno un’impronta sartoriale diversa, ha a che fare con il contesto locale in cui si è inseriti.

In tal senso, tre antropologi della moda, Eicher, Evenson e Lutz hanno introdotto un concetto nuovo e innovativo, ovvero quello di “autenticazione culturale” intesa come il processo attraverso cui i membri che fanno parte dello stesso gruppo culturale, introducono elementi culturali sconosciuti alla propria tradizione sartoriale e vengono inseriti nelle loro abitudini quotidiane e locali.

Che cosa significa moda globalizzata?

Sicuramente dare una definizione di “moda globalizzata” non è semplice, possiamo immaginarla come un nuovo linguaggio che contiene sia i brand occidentali che si espandono alla ricerca continua di nuovi mercati, sia come grammatiche sartoriali locali che si inseriscono in sistemi nuovi e diversi. Tradizione e attualità vanno di pari passo, il presente ha metabolizzato la tradizione e questo rende difficile considerare i due poli opposti!

Ovviamente nulla avviene per caso, nemmeno la diffusione della moda nella grande era della globalizzazione, bisogna andare indietro nel tempo, poiché, la moda e le sue immagini rispondono a logiche e idee che non si sono verificate di recente ma sono risultato del passato, della storia della moda. Un passato contraddistinto da disuguaglianze e differenze del rapporto tra l’Europa e il resto del mondo. Pensiamo, ad esempio, al rapporto tra Est e Ovest, ovvero all’orientalismo e quello tra Nord e Sud del mondo, ovvero l’emancipazione da forme diverse di stili. Si potrebbe pensare che questi elementi siano sovrapponibili, in quanto si tratta di differenze tra Occidente e il resto del mondo, in realtà è opportuno mantenere distinto il concetto di orientalismo da quello dell’emancipazione.

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Cos'è la diversità? Possiamo dire che quella persona è diversa da me? Sì, ma possiamo dire il contrario? Ovvero quella persona è uguale a me? No, sappiamo che nessuno è uguale a qualcun altro. Possiamo dare per assodato questo punto, che è fondamentale. Tutti sono diversi, e ciascuno è diverso per ciascun altro. Ora si ha sempre di più la paura del diverso, ma anche, farebbe ridere se non fosse la realtà, la paura di diventare tutti uguali… Più si va avanti più vedo la filosofia del bipensiero che si diffonde. Il diverso è il tutto. È inutile averne paura, altrimenti dovremmo avere paura di tutti, anche dei nostri genitori, dei nostri amici. Naturalmente esiste un diverso conosciuto ed uno no, ma come diceva Umberto Eco è corretto sì avere paura, essere infastiditi, ma solo la prima vota, successivamente si dovrebbe instaurare un dialogo e conoscere questo diverso. Al contrario di quanto si possa immaginare una differente interpretazione del mondo e delle conoscenze, esperienze e idee nuove, a noi sconosciute, ma anche alla società sconosciute, sono aria fresca per vedere e risolvere problemi che sembrerebbero impossibili o invisibili. La globalizzazione può essere un'opportunità ma anche una sventura, dipende da come il "diverso" dalla cultura più diffusa (perché è innegabile che esistano culture più diffuse di altre) venga trattato, se salvaguardato e valorizzato a dovere o se distrutto e quindi fagocitato, senza assimilarne nulla. Possiamo davvero creare un mondo fantastico basato sulla diversità del singolo e delle comunità, ricco di tutto il sapere del mondo e intriso di infiniti modi di pensare e risolvere i problemi che pendono pesanti sul futuro del pianeta e dell'intera umanità. (È un po' banale, però spero possa essere efficace) Immagine presa dalla pagina del "corriere della sera" #barbaradurso #diverso #loveislove #salvini #lega #sogno #temptetionisland #africa #europa #asia #america #oceania #polonord #vita #futuro #riscaldamentoglobale #giovani #libri #globalizzazione #internet

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Per orientalismo possiamo intendere il ritorno della rilevanza dell’Asia e la storia della moda occidentale dall’Ottocento fino ai giorni nostri. Che cosa si intende per ritorno della rilevanza? Sembrerebbe che l’Occidente abbia dimenticato il fatto che prima della Rivoluzione Industriale, l’Asia era molto più avanti rispetto all’Europa e non solo da un punto di vista economico. Le differenze tra Nord e Sud, invece, sono una conseguenza più diretta di dominio ed emancipazione da questa autorità, si parla in generale del rapporto di dominazione cha la moda occidentale professa nei confronti di altre estetiche e altri luoghi. Molti paesi hanno subito la dominazione Occidentali e hanno vissuto il processo di decolonizzazione, e questa situazione ha portato ad accrescere nell’immaginario pubblico un Nord ricco e un Sud dipendente e sfruttato da esso. In testimonianza a questi fatti, durante il periodo della decolonizzazione (1945 al 1955), l’abito occidentale è stato attribuito di un grande valore simbolico e in alcuni casi viene scelta o prescritta dai governatori locali che associano la modernità all’Occidente. Dopo il processo di decolonizzazione c’è stato un ritorno al modo di vestire tradizionale, “etnico”, la moda è entrata a far parte della ricerca di una identità culturale, politica e sociale.

Insomma, da una parte vi è la tendenza a dare un significato moderno alla sartorialità locale, dall’altro il mondo del lavoro privilegia l’estetica occidentale. Nonostante ciò, si sta affermando sempre più una forte relazione tra modernità e tradizione fino ad arrivare addirittura a una possibile omogeneizzazione e globalizzazione.


CREDITS

Coperitina

FONTI

ilgiornale.it

wikipedia.org

Simona Segre Reinaich, Un mondo di mode- il vestire globalizzato, Editori Laterza,  2019