“Ti vedo, ti attraverso, ma non ti capisco”. È con questo verso, scritto dal cantautore – non a caso siciliano – Colapesce, che ci sembra opportuno iniziare a parlare di un luogo multiforme e variegato come la Sicilia, e in particolare del suo capoluogo, Palermo. Perdersi nel dedalo di vicoli del centro storico, lasciarsi sedurre dai colori dei mercati, dalle numerose lingue e dai dialetti che risuonano per le strade di Palermo è infatti un’esperienza unica nel suo genere. Tuttavia, l’affascinante complessità di questa città rischia anche di disorientare, lasciando i viaggiatori con la sensazione di non poter penetrarne a fondo il significato. Come venire a capo, dunque, di questo enigma? Simonetta Agnello Hornby e Mimmo Cuticchio, palermitani di nascita e grandi amanti della loro città, hanno capito che il modo migliore per comprendere un luogo è immergersi nelle sue storie. In Siamo Palermo, infatti, i due autori accompagnano il lettore in una passeggiata per le vie della città, ripercorrendo gli eventi che le hanno caratterizzate.

Il libro, pubblicato lo scorso settembre da Mondadori, si articola in due sezioni, nelle quali i due narratori ci propongono il loro punto di vista sulla metropoli siciliana. Eventi storici e ricordi privati si alternano in una sorta di flusso di coscienza, e ciò che ne risulta sono due tessiture capaci, pur nella loro inevitabile soggettività, di comprendere l’animo profondo di Palermo.

Simonetta Agnello Hornby: Palermo tra bellezza e miseria

Ad aprire Siamo Palermo è il racconto di Simonetta Agnello Hornby, avvocatessa e scrittrice di origini palermitane poi naturalizzata in Inghilterra. Nonostante la lontananza e la vita all’estero, però, il legame di Agnello Hornby con la propria città di origine rimane saldo: Palermo racchiude per lei i più preziosi ricordi dell’infanzia e della giovinezza, è il contesto in cui, ancora studentessa, matura la sua consapevolezza civile, politica ed emotiva. Il viaggio virtuale del lettore per il capoluogo siciliano inizia, così, tramite il ricordo dei viaggi in macchina di una Simonetta ancora bambina assieme al padre. Attraverso gli occhi della narratrice, dunque, ci avviciniamo alla città, ammiriamo la ricchezza della natura circostante e iniziamo a scorgere da lontano le cupole delle chiese.

“Tra poco vedremo Palermo, la tua città” diceva serio (il padre, ndr). E quando aggiungeva “tu sei nata qui” mi sentivo importante. Come il sipario dell’Opera dei Pupi dove mi portavano i cuginetti palermitani, il cielo pian piano si sollevava e cominciavo a vedere Monte Pellegrino e il mare di un blu profondo, così diverso da quello chiaro e sabbioso di Agrigento. […] Vedo e sento, e in quel sentire c’è il mio viaggio dentro il mondo, dato che Palermo, in quel caso, è propriamente il mondo, il mondo quando si rivela come destino.

Ma Simonetta Agnello Hornby non si ferma alla sola contemplazione della bellezza, cercando invece di andare più a fondo e comprendere la cultura dei palermitani. La scrittrice non manca di evidenziare le numerose contraddizioni che affliggono questo luogo: il doloroso contrasto tra la bellezza degli edifici storici e lo stato di incuria in cui versano molti di essi, lo squilibrio tra lo stile di vita dei nobili, all’inizio del secolo scorso, e quello dei più poveri, sempre intenti nello sforzo di sopravvivere.

Palermo tra sacro e profano

Una delle maggiori contraddizioni rilevate dalla scrittrice riguarda il complesso rapporto che la comunità intrattiene con il sacro e con il profano. Innanzi tutto, infatti, Agnello Hornby si concentra sull’intensa attività portata avanti dai vari ordini religiosi nell’ambito dell’aiuto ai più poveri e della riqualificazione di alcuni quartieri. Nel corso degli ultimi secoli, sono stati numerosi i personaggi religiosi che si sono distinti per la propria partecipazione alla vita cittadina. Inoltre, i palermitani sono tradizionalmente caratterizzati da una forte religiosità, che si rivela soprattutto nel grande valore dato alla carità e nella grande tolleranza e solidarietà mostrata da tutte le classi sociali. La religiosità dei palermitani, secondo Agnello Hornby, non coincide con alcun tipo di bigottismo o di chiusura mentale. Attraverso i racconti della scrittrice emerge, infatti, una società pronta ad accettare il diverso, a non biasimare il passato delle persone e a non giudicarne i peccati. Sono numerosi, ad esempio, gli aneddoti riguardanti ex prostitute pienamente accolte e rispettate in famiglie altolocate. Palermo, d’altra parte, si configura come una città in cui sacro e profano si alternano e si mescolano: se la bellezza di certa arte sacra arriva a diventare quasi sensuale, sensualità e peccati carnali sono generalmente accolti senza scandali, e i due mondi riescono così a comunicare.

Mimmo Cuticchio e la città dei Pupi

Mimmo Cutticchio, cantastorie di professione ed erede di una delle più celebri famiglie di “Pupari” della città, ci porta in viaggio attraverso una Palermo in parte differente. Il racconto del cantastorie si snoda tra ricordi personali legati alla sua carriera teatrale e a numerosi episodi riguardanti il folklore cittadino. Ad emergere, però, è il ritratto di una città con molti tratti comuni a quelli osservati da Agnello Hornby. Anche Cuticchio, infatti, non può fare a meno di evidenziare dolorosamente molti aspetti controversi della sua amata terra: non sfugge al suo sguardo lo stato di abbandono di molti edifici e il disinteresse delle istituzioni, e non può essere ignorato l’irrisolto problema della mafia, e alcune delle terribili vicende ad essa legate.

Il narratore, però, attraverso i suoi racconti cerca sempre di trovare un punto di vista positivo, uno spiraglio di speranza e di fiducia nei suoi concittadini. È significativo, ad esempio, l’aneddoto legato a una sua esibizione per alcune classi delle scuole locali, alle quali ha narrato, sottoforma di canto tradizionale, la tragica storia di Giovanni Falcone. L’aspetto che più stupisce di questo episodio è indubbiamente la grande partecipazione e commozione dei giovani studenti palermitani e la conseguente speranza in un futuro migliore per il complesso capoluogo siciliano.

Una città multiculturale

Un ultimo elemento che ci sembra opportuno evidenziare nel racconto tanto di Cuticchio quanto di Agnello Hornby è la multiculturalità che caratterizza la storia e la vita di Palermo. I due autori, infatti, sottolineano la varietà di influenze culturali che hanno percorso la sua storia: particolarmente interessanti sono gli influssi della dominazione araba, che hanno portato, ad esempio, alla nascita dei numerosi mercati cittadini. Il ricco intreccio di culture, d’altra parte, ha reso i palermitani particolarmente aperti e rispettosi nei confronti delle diversità.

Palermo, dunque, è i suoi più diversi abitanti, è le sue innumerevoli storie di dolore e di speranza, l’insieme delle sue leggende e l’impossibilità di distinguerle dalla realtà. Ecco perché due dei massimi esponenti dell’odierna cultura palermitana decidono di unirsi in un’unica voce: siamo Palermo, e Palermo è noi tutti, è il simbolo di un’Italia complicata e al tempo stesso ricchissima, che non smetterà mai di incantarci con i suoi racconti e con i suoi infiniti colori.

FONTI:

S. Agnello Hornby, M. Cuticchio, Siamo PalermoMilano, Mondadori, 2019.

CREDITS:

La foto di copertina è di Rossella Caria