Il 6 luglio 2020 è uscito Tempio, l’album di debutto di Leanò, cantautrice che già da diversi anni si sta distinguendo sulla scena musicale milanese. La sua voce cristallina ma allo stesso tempo potente racconta con semplicità scenari quotidiani intrisi di un amore senza volto.

Tempio, un EP tra gioco e introspezione

Mentre si ascoltano le sei tracce dell’ultimo lavoro di Leanò, sembra che non venga coinvolto solo il senso dell’udito. Le melodie e i testi delle canzoni riescono a evocare davanti agli occhi dell’ascoltatore paesaggi di vario genere, contornati da colori di diversa intensità. Lo scenario in cui si è catapultati non è spesso ben definito, come se si trovasse al confine tra il mondo frenetico di una metropoli e quello idilliaco di una campagna estiva.

Tempio è l’album delle suggestioni, dove Leanò unisce al suo amore per la musica le tematiche a lei più importanti. Tra natura, fragilità e amore universale, la giovane artista ci regala un EP capace di sintetizzare l’estate appena conclusasi e i mutevoli sentimenti umani di questi ultimi mesi.

L’intervista

Ciao! Innanzitutto, complimenti per il tuo ultimo lavoro, Tempio. Per te, chi è davvero Leanò?

Grazie di cuore! Leanò sono io, anche se il mio vero nome è Eleonora. Non c’è molta distinzione tra le due, a parte la scelta di raccontare solo alcune delle cose che vivo in prima persona, quindi forse alcuni tratti della mia personalità non emergono, mentre altri vengono accentuati.

Come mai hai scelto questo nome d’arte?

I miei amici mi chiamano Lea, i miei nonni Liunò. Ho voluto unire queste due anime: quella milanese e quella del paese della mia famiglia.

Quali sono i tuoi artisti di riferimento nel panorama musicale italiano e internazionale?

Non ho degli artisti di riferimento ben definiti, perché tutto quello che ascolto in qualche modo viene rimediato e lo ritrovo nelle mie canzoni. Sicuramente Trevor Hall, La Rappresentante di Lista, Chavela Vargas , Hiatus Kaiyote sono alcuni tra gli artisti che ascolto di più, quindi c’è un po’ di loro nella mia musica.

Come hai capito che la musica fosse davvero la strada giusta per Leanò?

L’ho sempre saputo perché mi fa stare bene. Ho avuto il coraggio di ammetterlo a me stessa un po’ prima di laurearmi, quando dovevo scegliere cosa fare della mia vita.

Leanò

Sin nei titoli dei brani del tuo EP, Tempio, spiccano i riferimenti alla natura, che vengono poi ripresi nel testo delle singole canzoni. Si passa dalle parti del giorno, come Alba, a termini indicanti le stagioni come Autunno. Perché questa scelta?

La natura per me è una grande fonte di ispirazione, un modo che ho per sfuggire alla quotidianità e ritrovarmi. La stessa cosa mi succede con la musica. Mi viene spontaneo quindi, raccontare le cose che mi fanno stare bene o portarle nelle canzoni. A volte per aiutarmi a descrivere delle sensazioni (soprattutto quelle molto intense) uso metafore naturali perché sono le uniche che riescono a rendere il mio pensiero.

Un altro elemento ricorrente è sicuramente l’amore, che, però, compare nei tuoi brani in una forma particolare. Sembra un amore non per forza passionale, che continua sfuggire ma che, allo stesso tempo, si ritrova ovunque. C’è un motivo dietro a questa descrizione di un amore che appare quasi universale?

Esatto! Ricollegandomi alla domanda di prima, anche se molte canzoni sono ispirate da un amore sentimentale-passionale, quello di cui parlo è proprio un amore universale, che a volte, guardando bene, si trova anche nella bellezza della natura o nei piccoli momenti di felicità quotidiana, come bere il primo caffè della mattina, una gita in barca, riabbracciare un amico che non vedevi da tempo, un tuffo al mare e molto altro.

In Notte canti del restare da sola, in compagnia di soltanto di te stessa e della luna. Quanto è importante per te rimanere qualche volta da soli? Ti aiuta nel tuo processo creativo?

Molto! Mi piace stare in mezzo alla gente, ma dopo un po’ sento il bisogno di ricaricarmi stando da sola. È in quel momento che spesso mi faccio delle domande, inizio a riflettere e mi viene voglia di scrivere.

In ogni tua canzone sembri rivelare una parte di te, compresa anche la fragilità. In un mondo dove sembra vigere lo slogan del dover essere forti, quanto conta mostrare realmente i propri punti deboli, soprattutto in musica?

Credo sia fondamentale imparare a mostrarsi vulnerabili nella società di oggi, indipendentemente dal medium che si utilizza. Ci hanno insegnato che avere paura o avere dei momenti in cui dubitiamo di noi stessi ci rende persone deboli, ma tutti a volte ci sentiamo così, e anzi, è proprio la fragilità che permette alle persone di avere coraggio e di crescere. Forse più si comunica apertamente come ci sente, senza paura del giudizio altrui, più si crea empatia e vicinanza tra le persone.
Trovo che in musica l’importante sia essere autentici, non aver paura di nascondere le proprie emozioni, belle o brutte che siano. Non riesco a immaginare nessuna forma d’arte che non abbatta i muri della quotidianità, che non nasca da una riflessione o che non crei cultura.

C’è un artista in particolare con cui ti piacerebbe collaborare in un tuo prossimo progetto?

Trevor Hall, sogno in grande (ride n.d.r.)

Che cosa ci dobbiamo aspettare nel futuro da Leanò?

Tanta musica!

FONTI

Materiale gentilmente fornito da Conza

CREDITS

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