Per sempre in bianco e nero come i più vecchi film, gli scacchi sono un’icona ricorrente nel cinema. Si prestano sicuramente bene ad accompagnare confronti psicologici e comunicano un senso tra sofisticato e intellettuale come poco altro. Nell’immaginario comune gli scacchi sono una questione di strategia e intelligenza, sebbene tra professionisti sia un fine intreccio di studio e anni di pratica.

In alcuni casi la rappresentazione cinematografica è fedele, coerente e per gli appassionati è piacevole rianalizzare le scene. Poco graditi sono invece gli innumerevoli errori disseminati anche in film capolavoro, che causano agli scacchisti caduta di braccia e mani tra i capelli.

Scacchi e cinema come uomo e macchina

Scacchi

Il confronto tra uomo e macchina per la supremazia negli scacchi è ormai atavico. In Blade Runner (1982) è il computer ad avere la meglio. Le mosse finali, che riprendono uno speciale confronto tra Anderssen vs. Kieseritzky del 1851 si prestano perfettamente allo scopo.

A differenza di quello che si vede in praticamente tutti i film, è difficile che uno ‘scacco matto’ sorprenda un professionista, la reazione dei giocatori nei film è quindi del tutto innaturale. Questo caso fa eccezione. I consiglio del replicante Roy, essenzialmente un bot, prevede un sacrificio di donna apparentemente folle, ma porta in poche mosse al matto.

Il più meticoloso nonché grande appassionato di scacchi nel cinema non poteva che essere Stanley Kubrick. Kubrick mostra tra le varie un celebre confronto tra uomo e macchina che ha fatto discutere. La partita tra l’astronauta Frank Pool e Hall 9000 in 2001: Odissea nello spazio termina a favore del computer. Il significato  della supremazia della mera potenza di calcolo  in questi due esempi è più sottile di quanto a noi oggi possa sembrare.

Entrambi questi film si collocano in un momento storico con uno scopo molto preciso e  difficile da comprendere per uno spettatore moderno. Da metà Novecento l’informatica ha provato a sopraffare l’uomo negli scacchi, ma a lungo con scarsi risultati. Sono occorsi cinquant’anni di tentativi perché nel 1996 un computer, deep blue, fosse in grado di battere il campione del mondo Kasparov. E facile intuire come decenni prima due scene così trasmettessero, negli intenti di Ridley Scott e Stanley Kubrick, un futurismo concreto, tangibile, molto più di macchine che volano e ombrelli luminosi.

Dalle sviste ai disastri

Molto più fantasioso è quello che vediamo in Harry Potter e la pietra filosofale dove Harry interpreta l’alfiere, Ron il cavallo ed Hermione la torre, dove i pezzi sono giganteschi, in pietra, e si muovono da soli. Un sacrifico di cavallo permette ad Harry di fare scacco matto e avanzare. Per la drammaticità della scena è stato commesso un trascurabile errore. L’ultima mossa, comunque forzata, viene tagliata prima della fine della partita.

Altro errore, più comune e grave, che viene commesso riguarda il lato della scacchiera. Sebbene valga la simmetria, la convezione richiede che il quadrato in basso a destra per ogni giocatore sia bianco, ma non è raro vedere nei film partite a colori invertiti. Questo non influenza il risultato, ma è l’attenzione ai dettagli che un appassionato di cinema e scacchi vorrebbe vedere. Quest’imprecisione costa cara al capolavoro Il settimo sigillo, in cui è allestita una drammatica partita a scacchi tra un uomo e  la Morte.

Di tutt’altro livello è l’errore presente in Ritorno al futuro: la disposizione dei pezzi sulla scacchiera è totalmente casuale nonché impossibile. Al bianco mancano una torre ed un alfiere che non potrebbero essersi ancora mossi.

L’essenza degli scacchi nelle serie TV

ScacchiNon possono mancare gli scacchi anche nelle serie tv. Due scene sono sicuramente degne di nota. In una puntata di Dottor House un arrogante ragazzino, malato terminale, sfida House in una serrata partita a scacchi. Il ragazzino annuncia matto in qualche mossa e House abbandona la partita. Poco prima di salutarsi, il ragazzo rivela di aver bluffato. Di fatto trovandosi in svantaggio non gli resta che sperare proprio nell’abbandono dell’avversario. Una perla è stata la scelta dell’attore per la sua somiglianza fisica e caratteriale con Magnus Charles, il giocatore col punteggio ELO più alto di sempre.

La scena che ha conquistato indistintamente appartiene però a Person of interest. Lo stereotipo è ribaltato. Harold Finch, ingegnere informatico, insegnerà per la prima volta a una macchina a giocare a scacchi, lasciandogli per monito una citazione chiave nella lettura di tutta la serie, e che coglie forse il meglio degli scacchi.

Sì, sì, è scacco matto. In poche ore sei diventata un maestro. […] A me non piace giocare e sai perché? Perché è un gioco nato durante un periodo molto violento quando la vita non contava niente e si pensava che alcune persone valessero più di altre come re e pedoni. Io non credo che qualcuno valga più di un qualcun altro. Non ti invidio per le decisioni che dovrai prendere. Un giorno io morirò e non saprai con chi parlare, ma c’è una cosa che dovrai ricordare sempre: gli scacchi sono solo un gioco e le persone non sono pezzi: non puoi attribuire più valore a qualcuno piuttosto che a un altro, non a me, ne a nessuno. Le persone non sono pezzi che si possono sacrificare. Sai, io credo che tutti quelli che guardano il mondo come se fosse un gioco meritino di perdere.