Ratti in mongolfiera. Ratti che dipingono una parete con un enorme graffito a colpi di bomboletta spray. Ratti che starnutiscono, con tanto di getto di vernice verdognola. È una metafora dei droplets, le malefiche goccioline respiratorie e salivari portatrici di contagio. Quelle che negli ultimi mesi ci hanno costretto a rispettare le norme igieniche con una minuziosità tale da svuotare gli scaffali dei supermercati in ogni angolo della terra.

Non solo farina, latte e uova, ma anche detergenti, scottex e ogni qualsivoglia prodotto per l’igiene. Questi sconosciuti, almeno fino a questa primavera. Sembra che l’Islanda – secondo l’Indice di prestazione ambientale (EPI) il Paese più pulito al mondo – abbia fatto scuola.

I ratti di Banksy come sensibilizzazione collettiva sull’emergenza Covid

Si sa che quando c’è da fare dell’ironia sulla negligenza dell’uomo, Banksy è il primo a scendere in campo. Questa volta i suoi disegni hanno raggiunto la metropolitana di Londra. If You Don’t Mask, You Don’t Get è il titolo della nuova opera dello street artist. Un invito a usare le mascherine per evitare la diffusione del contagio. “Se non indossi la mascherina, non capisci”: Banksy lancia un messaggio forte contro chi non rispetta le norme di sicurezza anti Covid.

Sul suo profilo Instagram è poi spuntato un video che documenta la creazione della sua nuova installazione. Un giovane uomo, celato sotto una tuta sanitaria da operatore di polizia con mascherina e occhiali – probabilmente lo stesso Banksy – ricopre le pareti di un vagone della metropolitana con figure ironiche a tema Covid. Sono i dispettosi ratti che spesso invadono le città nelle opere di Banksy, mentre usano le mascherine come paracadute e si burlano dell’emergenza sanitaria. Il video si chiude con la scritta “I get lockdown but I get up again”, Un gioco di parole tratto dalla celebre canzone Tubthumping dei Chumbawamba, che recita proprio “I get knocked down but I get up again”.

Una performance all’interno della metro londinese
Il video completo è sulla pagina Instagram personale di @banksy al link https://www.instagram.com/p/CCn800cFIbe/

Rimane inspiegabile come l’artista sia riuscito ad addentrarsi tra i vagoni della metropolitana londinese e a portare a termine la sua opera senza destare sospetti. Come abbia fatto a eludere ogni forma di controllo, infiltrandosi tra gli operatori. Banksy stupisce ancora, come dimostra lo sguardo confuso di un passeggero della carrozza. Ma forse piace anche per questo.

Purtroppo i pulitori hanno già cancellato l’opera. Sebbene secondo una fonte anonima di BBC la cancellazione sarebbe avvenuta per errore, il Transport For London – azienda responsabile dei trasporti pubblici della città – ha detto che è stata rimossa volontariamente. Questo perché “è stata trattata come qualsiasi altro graffito sulla rete di trasporto”. Ha però aggiunto che: “vorrebbe offrire a Banksy la possibilità di realizzare una nuova versione del suo messaggio, in un posto adatto”.

L’arte per raccontare l’ingiustizia sociale

I soggetti preferiti da Banksy sono le scimmie, i politici, i soldati e i ratti. I suoi rats hanno conquistato le città di tutto il mondo, da Parigi a New York, fino ad arrivare a Londra. La scelta del soggetto è dettata da una vena polemica che strizza l’occhio all’ingiustizia sociale. I topi di Banksy sono piccoli, brutti e a prima vista anche insignificanti, ma sono stati in grado di capovolgere interi sistemi sociali e di dettare le nuove regole del gioco.

Gli iconici ratti di Banksy avevano popolato la casa dell’artista anche in quarantena. Sui social aveva postato la foto di una delle sue opere realizzate in smart working nel suo bagno. Una serie di topolini che corrono, si arrampicano e srotolano carta igienica. Un probabile riferimento al telelavoro forzato in cui si è trovato mezzo mondo a causa dell’epidemia di Covid-19.

Il felice ritrovamento de La Ragazza Triste
La Ragazza Triste

Inoltre, proprio qualche giorno fa, in occasione della Festa Nazionale Francese, un evento ha interessato La Ragazza triste, apparsa sulla porta del Bataclan nel 2018 per onorare le vittime dell’attentato. L’opera è stata riconsegnata al Salone d’Ercole di Palazzo Farnese, sede dell’Ambasciata Francese a Roma, nelle mani dell’ambasciatore Christian Massetal.

La creazione era stata ritrovata, sei mesi dopo il furto, nell’attico di un casolare di Sant’Omero, in provincia di Teramo. La speranza è che possa tornare al suo luogo d’origine, sulla porta dell’uscita di sicurezza del teatro parigino, in memoria di quella libertà per la quale dovremmo lottare sempre.