Il progetto Bonetti ha inizio da una manciata di canzoni registrate in casa con un vecchio multitraccia. Quei brani, ancora grezzi, attirano l’attenzione di Omid Jazi (già polistrumentista per i Verdena) che accetta di lavorarci su arrangiandoli e registrandoli tra il suo studio di Modena e l’Hackney Road Studios di Londra.

Il tutto avviene sotto la supervisione di Shuta Shinoda (già collaboratore di Hot Chip, Primal Scream e My Bloody Valentine) che partecipa in qualità di ingegnere del suono. Le canzoni piacciono a Costello’s Records che a novembre 2015 pubblica Camper, il primo disco di Bonetti. Il 26 maggio è uscito il suo nuovo singolo, dal titolo Siamo vivi. Siamo vivi è il secondo capitolo di un viaggio intorno a un qui esistenziale. Un qui che si manifesta in una mattina ammazzata guardando partire i treni in metropolitana, indagando le persone prese dai loro impegni, dai loro orari, dai tic di un quotidiano che disciplina secondo regole non scritte. Noi de «Lo Sbuffo» abbiamo avuto l’occasione di intervistarlo.

L’intervista

Se ti dicono “sei un artista indie”, ti trovi d’accordo?

Ovviamente considerato il periodo in cui viviamo non mi stupisce, però, come è già stato detto tante volte, la definizione “indie” ha ormai perso la sua valenza iniziale, per cui oggi lascia un po’ il tempo che trova. Sicuramente mi piace considerarmi prima di tutto un cantautore.

Com’è stato suonare prima di “artistoni” già ben affermati come Niccolò Fabi, Calcutta e Colapesce? L’hai vissuta come una gavetta o piuttosto come il raggiungimento di un obiettivo?

Sono state situazioni molto emozionanti. Quelle date appartenevano alla gavetta, ma si trattava comunque già di una seconda fase del mio apprendistato e quindi, per certi versi, quei concerti hanno rappresentato anche un punto di arrivo. Sicuramente sono state tappe fondamentali del mio percorso personale e artistico.

Nel tuo ultimo album Dopo la guerra prevalgono canzoni introspettive e, oseremmo dire, principalmente tristi. Ascoltando il tuo nuovo singolo invece si percepisce un’altra atmosfera: c’è aria di consapevolezza e libertà. Cosa ci dobbiamo aspettare dal prossimo album?

Dopo la guerra fotografava un momento preciso della mia vita e si concentrava in particolare su alcuni aspetti di quello che stavo attraversando in quel periodo. L’album che uscirà invece prova ad allargare lo sguardo su un panorama più ampio e, per certi versi, esistenziale. Il mio quotidiano personale ha lasciato il posto al presente collettivo.

Se potessi scegliere un artista o una band con cui fare un featuring, chi vorresti al tuo fianco?

Sono veramente tanti e anche molto diversi tra loro. Il sogno? Shel Shapiro. Altro sogno? Giorgio Poi, ma potrei veramente andare avanti per ore.

Nel tuo ultimo album il tema della guerra intesa come lotta interiore è molto presente. Hai trovato la pace o quantomeno hai firmato un trattato momentaneo?

Diciamo che la mia guerra oggi si è spostata su altri piani. Ci sono tanti motivi per cui essere in guerra. La società in cui viviamo, molta gente che ci circonda, il modello di vita in cui siamo incastrati non meritano di certo dichiarazioni di pace. Fare un disco può contribuire in piccola parte a rendere il mondo un posto un po’ migliore. Intanto provo a dare il mio contributo così. Poi credo fermamente che sia fondamentale provare ad alzare l’asticella, non accontentarsi, dichiarare guerra alla passività e alle soluzioni di comodo. Gli artisti devono tornare a essere anche intellettuali, non semplici intrattenitori.

In Non ci conosciamo più dici:

Qui a un binario abbandonato

E c’è una voce che dire

Per ore, ore, ore, mesi e anni

Che non bisogna aver fretta, niente affanni

Ma se il presente è passato

Se quello che era certo è cambiato.

Spesso ci viene ripetuto come un mantra che “ogni cosa ha il suo tempo” e se aspetti, prima o poi, ciò che cerchi arriverà. Siamo spesso abituati ad avere un atteggiamento passivo, come se non ci fosse bisogno di combattere per quello che si vuole, perché “se è destino arriverà”. Tu non sembri proprio di questa idea, no?

No, non credo decisamente al destino. Troppo facile bollare un successo o una disgrazia con il marchio del destino. Occorre consapevolezza e, ovviamente, anche fortuna. Certo, è sempre importante capire con lucidità i contesti e le tempistiche, però bisogna sempre cercare anche di non lasciare nulla di intentato.

In questi anni di carriera, cosa è cambiato e invece cosa è rimasto uguale?

Sono cambiate tante cose e diciamo che mi piace considerare questo disco nuovo un po’ come la punta dell’iceberg di tutti questi mutamenti; mai come ora ho potuto comporre e registrare con le giuste tempistiche e la giusta tranquillità, concentrandomi solo sulla scrittura e circondandomi, a vari livelli, di persone preparate e appassionate. Senza distrazioni, senza ostacoli. D’altro canto sono anche tante le cose che non sono mai cambiate: le sensazioni che provo quando mi rendo conto che una canzone nuova sta prendendo forma, la gioia del lavoro in studio, l’emozione di far ascoltare a un pubblico una canzone per la prima volta.

Se potessi tornare indietro, faresti delle scelte diverse o rimarresti totalmente fedele al tuo percorso?

È difficile dirlo. Ovvio che tutto è  migliorabile, però tendenzialmente sono contento del percorso fatto. Oggi sono qui, in attesa di far uscire un disco che per me è la cosa più importante che abbia mai fatto, con un pubblico che lo aspetta, supportato e circondato da persone validissime sia dal punto di vista lavorativo che umano e, insomma, cosa posso chiedere di più?

Qual è il tuo più grande obiettivo?

Il mio più grande obiettivo rimane quello di scrivere la canzone più bella.

Il video di Correre Forte è stato registrato tra il Giappone e la provincia piemontese, cosa ti affascina dell’Oriente?

In realtà io non sono un grande fan dell’Oriente. Gianluca Mamino che ha girato le scene in Giappone è sicuramente più affascinato da quei luoghi. Poi, non prendendo l’aereo, diciamo che ho escluso dal mio immaginario tanti luoghi.

Bonetti è un cantautore molto classico da un certo punto di vista, ma non cade nel facile tranello di risultare vecchio o stantio. Siamo Vivi è un bellissimo elogio alla quotidianità fatta di piccoli problemi e di sorrisi spontanei alla vista di un bel cielo azzurro. Questa canzone è un piccolo viaggio nella vita di tutti noi, che per la maggior parte delle volte non è fatta di gesti eroici o da grandi successi, ma semplicemente di banali momenti. Bonetti si ferma in una di queste giornate e si gode lo spettacolo che si trova davanti: una metropolitana piena di persone, tutte con storie, abitudini, gusti diversi. A questo punto, aspettiamo il nuovo disco con piacere.

FONTI

Materiale gentilmente offerto da Costello’s.

CREDITS

Copertina gentilmente offerta da Costello’s