Era il 2009 quando Martin Margiela decide di dire addio al mondo della moda; undici anni dopo torna con un documentario, una retrospettiva sulla sua carriera. Reiner Holzemer ha deciso di delineare un profilo intimo del “Banksy della moda” nel film Martin Marigela: In His Own Words. A causa della situazione attuale, tutte le première sono state cancellate: nonostante questo, il documentario è stato reso disponibile on-line, in Italia, il 9 maggio 2020.

Era un vero innovatore nella moda. Per me, Margiela rappresenta l’ultima rivoluzione del mondo della moda.

Con queste parole Carla Sozzani apre la narrazione; sono diverse le voci che lo raccontano, tra cui Jean Paul Gaultier ed alcuni suoi collaboratori, ma tra tutte prevale quella di Martin Margiela, il quale dà al suo pubblico, per la prima volta, l’opportunità di ascoltare la sua storia.

L’anonimato ed il bisogno di distinguersi

Martin Margiela ha sempre mantenuto nascosta la sua vera identità: questa scelta non è sttabi shoesata dettata dal marketing, ma da una necessità dello stesso designer. L’anonimato gli permetteva di slegare il suo volto alle creazioni, mantenendo come unico riferimento il marchio. Questa scelta gli consentiva di esprimersi al meglio, ma allo stesso tempo lo costringeva sempre a dover generare un forte impatto; la mancanza di un riscontro con la critica ed i giornalisti non dava modo a Martin di spiegare i suoi intenti, stimolando la curiosità e la fantasia del pubblico, che ne dava una propria interpretazione. Margiela non è stato l’unico “senza volto”: gran parte delle sue collezioni sono state presentate da modelle dal viso coperto; in questo modo l’attenzione veniva focalizzata sull’abito e sul movimento del corpo.

Con questa ed altre innovazioni Martin Margiela ha stravolto il mondo della moda; tutto ciò che in quel momento era considerato di tendenza veniva rovesciato. Tra le sue fonti di ispirazione c’erano Rei Kawakubo e il design giapponese dal quale ha ripreso la linea delle famosissime Tabi.

L’infanzia

Martin Margiela apre i suoi archivi, mostrando al pubblico i suoi ricordi conservati in scatole bianche; incomincia raccontando della sua famiglia e della sua infanzia, trascorsa a Leuven in Belgio. A sette anni capì di voler diventare uno stilista di moda dopo essere rimasto affascinato da una sfilata vista in televisione; apre quindi il suo diario d’infanzia, colmo di figurini di moda e ritagli di stoffa della nonna sarta.

Maison Martin Margiela

Dopo essersi diplomato alla Royal Academy of Fine Arts, insieme al gruppo dei “sei di Anversa”, diventa assistente di Jean Paul Gaultier: è stato uno dei primi a riconoscere e supportare la sua creatività. Nel 1988 decide di aprire, insieme a Jenny Meirens, la sua casa di moda. Il marchio diventa così il simbolo della massima espressione di Martin a partire dalle sfilate, per cui sceglieva le location più insolite, fino ad arrivare alla sua linea artigianale; infatti, acquistava dei capi al mercato delle pulci e ne ricreava dei nuovi abiti. Applicava il concetto di decostruzione ripreso da Rei Kawakubo, ma con un’intenzione diversa: dissezionare il capo, scoprirne l’essenza ed il funzionamento.

Il documentario passa in rassegna tutte le sue collezioni più iconiche: dal 1997 con la Stockman Collection, la Doll Collection del 1998, riproponendo il guardaroba di una bambola in taglie da adulti, fino ad arrivare alla collezione oversize presentata nel 2000.

L’addio

La maison stava crescendo in fretta: nel 2002 Renzo Rosso acquisisce il centro di produzione diventandone il principale azionista. Nello stesso anno Jenni, la co-fondatrice della maison, sentendosi sempre meno motivata, decide di abbandonare il progetto. Al contrario, la nuova direzione trasmetteva un’energia diversa a Martin che manteneva nella direzione artistica il suo spirito e la sua ironia.

L’introduzione di internet nel mondo della moda ha portato Martin all’idea di abbandonare la maison: la suspance creata intorno alla presentazione della collezione secondo lui era persa, difatti nell’ottobre del 2009 Martin dà l’addio alla sua carriera con un’ultima collezione.

Secondo Jean Paul Gaultier questa scelta è stata molto coraggiosa:

È una rinuncia non tanto in senso morale quanto in senso creativo. Se n’è andato, è stata una scelta incredibilmente coraggiosa, soprattutto visto il suo amore per la moda e per il suo lavoro.

Il documentario è disponibile su iTunes, acquistabile e scaricabile, sottotitolato in italiano. Dopo Dior and I e Dries, la casa di produzione Dogwoof consegna una retrospettiva completa ed interessante dell’operato di Martin Margiela nel mondo della moda.

 

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Documentary directed by @reinerholzemer Produced by #reinerholzemer and Aminata Productions @aminata.sambe , music by @deus_band #deusband , editor @helmarjungmann – International Sales @dogwoof #dogwoof #martinmargiela @maisonmargiela #maisonmartinmargiela – MMM shows by #villaeugenie @villaeugenie #palaisgalliera – Make up by @ingegrognard #ingegrognard #fashionmyth #fashionweek #parisfashionweek #maisonmargiela #margiela #documentaryfilm #fashiondocumentaries #driesvannoten #momuantwerp #balenciaga #celine #documentaryfilmfestival #internationalfilmfestival #fashionfilmfestival #vlaamsaudiovisueelfonds #flandersimage #fffbayern #dfff #casakafkapictures Belgian tax shelter #arte #rtbf #vrtcanvas – @uplink_film @nfpfilms @pioner_cinema International release dates to be confirmed later – follow @margielainhisownwords for more info in the coming months

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FONTI

Wikipedia.org

Martin Margiela: In His Own Words (Itunes)